Provincia
Pd a Camigliatello, il documento di Ambrogio e Bova sulla “incombente questione morale”

Un documento frutto di una riflessione collettiva di quanti ritengono, alla luce della condizione in cui oggi versa il partito, urgente, tramite un confronto reale e fuori da rituali, un confronto che investa il corpo largo degli iscritti dei simpatizzanti e dei cittadini.
CAMIGLIATELLO (CS) – Dopo l’autoconvocazione dell’assemblea di Lamezia abbiamo elaborato e presentato un documento, illustrato nella direzione dell’On. Arturo Bova, dove, con grande senso di responsabilità, abbiamo affermato, con forza, i rischi che il PD calabrese sta correndo nel diventare, agli occhi dei cittadini, forza residuale nella vita democratica e nell’azione di trasformazione della società calabrese con forti rischi, anche per i fatti degli ultimi giorni, di essere travolto da un incombente quanto pericolosa “questione” morale.
Nel documento si sottolinea la necessità di “operare un taglio netto tra ‘ndrangheta e politica e tra quest’ultima, responsabile delle funzioni di indirizzo e controllo e la gestione appannaggio della dirigenza. Altrimenti il passo è breve e la ‘ndrangheta si infiltra nella gestione. È quanto avvenuto in sanità negli ultimi 20 anni. Non possiamo che ribadire, in questo quadro complesso e difficile, una chiara insufficienza di direzione politica, del gruppo dirigente regionale, che si è dimostrata completamente inefficace e del tutto incapace di dare risposte agli innumerevoli problemi che sono alla base delle sconfitte politiche ed elettorali. E’ necessario, uscendo dall’immagine del lanciafiamme, costruire una proposta organica di riforma della rappresentanza, a tutti i livelli, per restituire, in modo compiuto e moderno, un ruolo al partito”.
“Si rende improcrastinabile, vista l’attuale insufficienza, ripensare a come il partito, facendo leva sul protagonismo diffuso dei cittadini, si organizza sul territorio. A nostro avviso – riporta ancora il documento – in una regione come la nostra, è necessario, in relazione alle specificità territoriali, costruire un percorso che partendo da un impianto generale unitario sappia, tramite un’attenta analisi, realizzare un’idea modulare e differenziata, al fine di poter rappresentare al meglio gli interessi dei territori. Costruire uno strumento reale di rappresentanza che sia luogo della elaborazione politica e della formazioni delle classi dirigenti. Mettere al centro, in modo innovativo e originale, i territori per costruire luoghi, tramite idonei e adeguati strumenti organizzativi, dove sia possibile, tramite un corposo e efficace radicamento, interpretare le esigenze delle comunità locali in una visione regionale e nazionale dell’azione politica”.
“Pensiamo ad un processo di allargamento dei processi decisionali – è scritto ancora nel documento – che rovesci completamente l’attuale articolazione della rappresentanza. Il primo tassello, da cui partire, dovrà essere la riformulazione, nel quadro più generale della riforma, del circolo di cui si dovranno ridefinire ruoli e funzioni per assolvere, in modo efficace e al meglio, alle sue competenze. Il Circolo dovrà, superando l’attuale funzione, rappresentare compiutamente il luogo dove la comunità dei “Democratici”, iscritti e non iscritti, possano ritrovarsi per discutere e determinare le scelte che implicano le dinamiche territoriali, dandosi organi di rappresentanza che avranno il compito e il ruolo di essere punto di riferimento della specifica comunità. Vogliamo mettere al centro i cittadini, che devono essere protagonisti, insieme agli iscritti, dell’elaborazione e dell’attuazione delle linee programmatiche e dei processi decisionali”.
Istituire l’anagrafe dei Democratici
“Nel circolo onde evitare elementi degenerativi, fin qui verificatesi, dovrà essere costituita, tramite la sottoscrizione di una carta valoriale, l’anagrafe dei Democratici a cui potranno iscriversi i cittadini che, tramite la stessa, avranno diritto di voto e di consultazione nei passaggi fondamentali, tra cui le primarie, della vita democratica del partito. L’anagrafe dovrà essere “controllata” e validata semestralmente da una commissione di garanzia regolarmente nominata. Le aree con caratteristiche omogenee, mutuando questa tipologia organizzativa, costituiranno le assemblea del “territorio” di cui faranno parte i rappresentanti , dei cittadini, degli iscritti e delle assemblee elettive. Questo strumento politico organizzativo, nei fatti, sarà l’organo effettivo di direzione dell’area vasta preventivamente definita. Le assemblee del “territorio” si daranno, in base alle loro specificità, gli organismi di rappresentanza che avranno piena autonomia, rispetto alle dinamiche afferenti al territorio, in un quadro più generale degli indirizzi degli organismi superiori”.
“Particolari e specifiche situazioni organizzative dovranno essere previste, seppur dentro le modalità enunciate, per i comuni dove, per esigenze organizzative, ci saranno più circoli e in quanto superiori a un numero prefissato di abitanti. Sarà necessario costituire, per meglio rappresentare le peculiarità territoriali, gruppi di lavoro tematiche di settore e di filiera al fine di costituire politiche, finalizzate alla redazioni di proposte, tese allo sviluppo socio economico. L’organo di direzione provinciale, onde evitare cooptazioni e spartizioni, dovrà essere costituito dalle risultanze degli organismi direttivi delle assemblee territoriali che, a loro volta, eleggeranno il segretario di federazione e gli organismi di rappresentanza”.
“L’idea, come ben comprensibile, è di costruire un partito molto strutturato, si direbbe pesante, sul territorio al fine di fargli assumere un reale potere di direzione politica, mentre al provinciale e al regionale sarà demandando il coordinamento e la sintesi, tramite politiche unitarie, del partito.
Nei comuni, superiori ai 15 mila abitanti, si dovranno tenere obbligatoriamente, disciplinate con apposito regolamento, le primarie per la scelta del Sindaco e/o di rappresentanti elettivi superiori.
Tutti gli organismi elettivi non potranno restare in carica più di due mandati, nella stessa funzione, al fine di garantire il giusto e auspicabile ricambio”.
“Sarebbe utile, anche superando la legge che regola l’elezione diretta del sindaco, di non permettere ai candidati, del PD o sostenuti dallo stesso, la riproposizione della candidatura, dopo l’interruzione dii un mandato, che, in alcuni casi, appare come elemento di consolidamento degenerativo del potere amministrativo. Il nostro impegno – si conclude – tramite questa nostra proposta, è quello di costruire un partito che sia utile alla trasformazione, attraverso un vero e inclusivo protagonismo, dei territori e tramite essi dell’intera regione”.



















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