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Assenteismo e caos, la vergognosa gestione dell’Asp di Cosenza

DIAMANTE – Servizi pessimi nel distretto sanitario di Paola. Negato il diritto alla salute.
Il Tribunale per i Diritti del Malato dell’Alto Tirreno Cosentino tira le somme dei primi mesi di gestione Bernaudo, direttore del neo distretto sanitario del Tirreno cosentino, assumendo come negativi i risultati della sua attività. “L’attività sinora svolta dalla dott.ssa Bernaudo appare aver prodotto risultati alquanto caotici – spiega Oliva del Tribunale del malato di Diamante – la prima bomba esplosa nelle mani della Bernaudo è stata quella dell’inchiesta sull’assenteismo presso la struttura di Praia a Mare, che dipende dal distretto sanitario, che ha reso noto un andazzo generale frutto di una mentalità tipicamente locale e certamente contrastante con i valori di efficienza ed operatività che avrebbero dovuto essere alla base della salvezza della struttura di Praia a Mare, continuamente a rischio chiusura. In questa ottica, inoltre, basti pensare che pare siano state trasmesse all’ASP e alla stessa Bernaudo delle comunicazioni in cui si metteva in evidenza la mancata esecuzione, da parte di alcuni membri del personale ospedaliero,delle attività di presa in carico del paziente al suo arrivo nella struttura o nel reparto di emodialisi, lasciando la gestione del paziente e la sua movimentazione ad operatori del terzo settore. Senza nulla aggiungere sulla scandalosa vicenda del servizio di accompagnamento dei dializzati che sta assumendo la connotazione di una squallida situazione in cui il paziente non solo vede continuamente cambiare le associazioni che garantiscono il servizio ma viene sottoposto anche ad una pressione psicologica dalle stesse che, a tutti i costi, devono tagliare fuori l’associazione (Congregazione di Misericordia di Diamante) esclusa dalla stessa Bernaudo con provvedimenti che appaiono essere caratterizzati da una probabile forte irregolarità legale. Mi meraviglia quindi che alla sua nomina la Bernaudo sia stata considerata persona competente e con alte capacità gestionali; i fatti danno torto a tale idea”. Parole dure che testimoniano lo stato di abbandono in cui vertono le strutture sanitarie dell’Alto Tirreno cosentino.

















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