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Provincia, ora parla Bruno: il Pd? È solo una banda di avventori

Area Urbana

Provincia, ora parla Bruno: il Pd? È solo una banda di avventori

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Stalking al personale, dirigenti licenziati e danni erariali, tutte le accuse dell’ex vicepresindente

“Il Consiglio di Stato farà giustizia”

COSENZA – Buon ultimo, interviene nella polemica sulla Provincia Francesco Giuseppe Bruno detto Franco, la prima vittima del caos istituzionale dell’ente di area vasta. Bruno, infatti, fu nominato vicepresidente da Mario Occhiuto subito dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale di Cosenza, che ne comportò la cessazione da sindaco del capoluogo, e poco prima di decadere dalla presidenza della Provincia.

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Franco Bruno

Questa incertezza giuridica travolse anche il ruolo di Franco Bruno, la cui nomina fu impugnata da Graziano Di Natale, consigliere provinciale di Paola in quota Pd, prima davanti al Tar e poi davanti al Consiglio di Stato. Di Natale la spuntò entrambe le volte. E, dopo la recente delegittimazione di Occhiuto, si ritrova alla guida della Provincia.

Di Natale graziano

Graziano Di Natale

Anche per questo, Bruno ha deciso di rompere il silenzio e di intervenire a gamba tesa. Il consigliere coriglianese, politicamente legato a Fausto Orsomarso, si dichiara fiducioso nella vittoria finale: “Io sono certo che il Consiglio di Stato riporterà Mario Occhiuto laddove gli elettori di secondo livello lo hanno voluto e, in subordine, sancirà che Di Natale sia un abusivo e non abbia alcun titolo per indire elezioni e fare il piccolo dittatore”.

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Mario Occhiuto

Già, prosegue il consigliere: “Di Natale si è autoproclamato presidente, pur provenendo dalla lista arrivata ultima alle elezioni, in contrapposizione a quella elementare norma che assegna il controllo delle Istituzioni a chi vince le elezioni”. E questo è “il primo, gravissimo vulnus inferto alla credibilità istituzionale con la complicità di un segretario facente funzioni che ha dimostrato acquiescenza rispetto al potere regionale”.

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Lino Di Nardo

Infatti, prosegue il consigliere, “il verbale di insediamento riporta, come parere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il semplice intervento di un Sottosegretario del Pd”. Con risultati, a suo dire, disastrosi: “Siamo al dispotismo non illuminato, governato da un club di avventori che vogliono semplicemente accaparrarsi il potere, ad ogni costo”.

 

Bruno punta il dito sui metodi che, secondo lui, il Pd utilizzerebbe: “Dipendenti vengono sottoposti a stalking, dirigenti con contratti vigenti sono stati licenziati in barba alla legge, e il costo per il risarcimento sarà sostenuto dallo stesso Segretario e dai burocrati complici”. Non basta: “La legge n. 56 è stata calpestata, poiché prima si è privato ingiustamente al presidente Occhiuto (che era regolarmente in carica) di procedere con la mia nomina, poi si è ritenuto (non dai giudici!) che Di Nardo, regolarmente eletto, non fosse in carica”.

Da ciò l’annuncio del contrattacco: “Siamo al parossismo, ma non consentiremo a Di Natale di creare danni alla Pubblica Amministrazione con atteggiamenti intrisi di revanscismo e telecomandati da squallidi personaggi”.

 

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