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Cosenza: clan Rango – Abbruzzese, parla il ‘pentito’ Daniele Lamanna

Il collaboratore di giustizia condannato per l’omicidio Bruni racconta il matrimonio di Tonino ‘Banana’.
COSENZA – La ‘Nuova Famiglia’ alla sbarra. Quarantasette imputati di cui dodici ancora da giudicare. Si tratta di Bruzzese Franco, Daniele La Manna, Stefano Carolei, Gianluca Cinelli, Sharon Intrieri, Jenny Intrieri, Gianluca Marsico, Giovanni Fiore, Anna Abbruzzese, Francesco Vulcano e i gemelli Antonio e Alessio Chianello. Tutti gli imputati risultano essere accusati, a vario titolo, di far parte di un sodalizio criminale dedito alle estorsioni e al commercio di sostanze stupefacenti nella città di Cosenza. Oggi nel corso della nuova udienza tenutasi presso il Tribunale di Cosenza è stata raccolta la testimonianza di Daniele Lamanna il collaboratore di giustizia condannato insieme al ‘collega’ Franco Bruzzese ad undici anni di reclusione per l’omicidio di Luca Bruni, suo ex amico. Il ‘pentito’ è stato incalzato dalle domande del difensore di Stefano Carolei il quale chiedeva chiarimenti in merito alla presunta appartenenza del suo assistito al sodalizio criminale.
“Ho avuto modo di conoscere meglio Stefano al matrimonio di Tonino Banana (all’anagrafe Antonio Abbruzzese). Non ero stato in chiesa, – spiega Daniele Lamanna – ma solo al ricevimento che si è tenuto in un ristorante della periferia di Cosenza. Eravamo seduti allo stesso tavolo insieme agli altri sodali del clan. Ai festeggiamenti, ricordo, avevano partecipato anche i federati agli ‘italiani’. Conoscevo già Carolei, una volta ero anche stato con Franco Bruzzese alla sala giochi che gestiva su via Popilia. Non era stata una visita di cortesia. In realtà eravamo andati a redarguirlo perchè spacciava nel quartiere per conto di ‘Strusciatappine’ (Antonio Abbruzzesse) senza aver preso nessun accordo con noi. Durante il matrimonio però, grazie a Maurizio Rango, ho avuto modo di conoscerlo meglio. E’ stata in quell’occasione che ho appreso che faceva parte del nostro stesso gruppo e che la sua annessione al clan Rango – Zingari era avvenuta in concomitanza con quella di Leonardo Bevilacqua. Era il 2012 l’anno in cui gli fu incendiata la macchina.
Non so chi diede alle fiamme il mezzo, ma credo che il gesto fosse collegato allo spaccio su via Popilia perché probabilmente dopo la prima nostra intimidazione non aveva ancora recepito il messaggio”. Leonardo Bevilacqua, nel corso delle indagini, è stato individuato come l’uomo che redistribuiva il denaro tra gli affiliati della cosca. Un ‘lavoro’ che però non avrebbe portato a termine con puntualità tanto da far scattare l’ira di Domenico Mignolo per la mancata retribuzione del proprio ‘stipendio’. Una rabbia culminata con l’omicidio di Antonio Taranto freddato a colpi di pistola mentre rientrava a casa insieme a Leonardo Bevilacqua che verosimilmente rappresentava il vero destinatario dell’improvvisato agguato.
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