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(VIDEO) Le Iene a Tortora: arrestato nel blitz contro il clan Muto si aggiudica l’appalto per la mensa scolastica

Lo scorso 19 luglio la Dda di Catanzaro e i carabinieri de Ros, con l’operazione denominata “Frontiera” ha smantellato il clan Muto di Cetraro arrestando 59 persone. Questa inchiesta si lega ad un caso ‘assurdo’ accaduto a Tortora, centro dell’alto tirreno cosentino e a spiegare perchè sono state Le Iene di Italia 1.
TORTORA (CS) – L’operazione denominata “Frontiera” risale al 19 luglio scorso e inflisse un duro colpo ad una delle più pericolose cosche della ‘ndrangheta cosentina e calabrese: il clan Muto di Cetraro. A capo Franco Muto detto il “Re del pesce” insieme al quale finirono in manette anche i figli Luigi e Mara. Alcune ordinanze vennero notificate in carcere a diversi pregiudicati, ritenuti vicini alla cosca. Un monopolio delle attività criminali non solo per quanto riguarda la gestione del mercato ittico ma anche per estorsioni e traffico di droga. Il clan riempiva di cocaina e marijuana il tirreno e nell’ordinanza, tra le persone arrestate c’era anche tale Filippo Matellicani. L’inviato Giulio Golia delle Iene è andato a Tortora per raccontare un’assurda quanto strampalata vicenda in cui è chiaro il tentativo di infiltrazione ‘mafiosa’ nelle attività riguardanti il Comune.
“Siamo nel primo comune della Calabria, Tortora – inizia così il servizio di Golia – una tranquilla comunità di 6mila abitanti con tanti bambini che però, da giorni non possono più usufruire del servizio mensa“. Una situazione di disagio non solo per i bambini ma soprattutto per i genitori che incontrano diversi problemi e sono costretti a prendere i loro bimbi all’uscita di scuola all’ora di pranzo e portarli a casa. Il motivo della sospensione, per molti genitori intervistati, non è chiaro.
E a ‘chiarirlo’ ci ha pensato l’inviato de Le Iene: “Il comune di Tortora ha aperto il 29 agosto scorso, il bando per l’affidamento del servizio mensa scolastica per i bambini delle scuole di Tortora che prevede circa 28mila pasti. Alla gara d’appalto hanno partecipato 4 aziende e il 26 settembre scorso è stata resa nota l’azienda vincitrice: la Feel Good Production sas di Filippo Matellicani”.

Ed ecco il nesso con l’operazione Frontiera: Matellicani infatti, è uno degli oltre 50 arrestati ritenuti legati al clan Muto ed è agli arresti domiciliari con l’accusa di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l’aggravante di associazione armata. Golia allora tenta di capire come Matellicani, sia riuscito ad aggiudicarsi la gara se il 19 luglio è stato arrestato, il 29 agosto ha partecipato alla gara e il 26 settembre l’ha vinta. E allora la domanda è: “Come avrà fatto se era agli arresti domiciliari?”. La Prefettura di Cosenza nel frattempo, ha emanato un’interdittiva antimafia ed il Comune ha revocato l’appalto affidando il servizio, alla seconda azienda classificata che però, ora, deve avere il tempo di riorganizzarsi.
Altro aspetto da sottolineare è quello della ‘parentela’ di Filippo Matellicani (l’uomo ai domiciliari) con il vicesindaco e assessore comunale ‘omonimo’ Filippo Matellicani, cugino di sangue, che ha anche la delega al Bilancio, Finanze e Tributi, Affari Amministrativi e Personale. Solo una coincidenza?
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Filippo Matellicani (quello ai domiciliari), sentito da Giulio Golia ha risposto (da dietro il cancello di casa) di essersi documentato prima e dichiarando con naturalezza “lo potevo fare! Anche i miei avvocati mi avevano assicurato che potevo partecipare tranquillamente alla gara fino a che non sarò giudicato”. E poi si lascia andare ad altre dichiarazioni come “io devo pur mangiare, devo continuare a lavorare e la legge ne scrive tante cazzate”.
Ma dalle intercettazioni telefoniche e ambientali a suo carico, emerge abbastanza chiaramente come Matellicani fosse uno spacciatore abituale su Praia a Mare per conto del clan Muto e dunque, Giulio Golia intende capire come abbia potuto aggiudicarsi quell’appalto mentre era agli arresti domiciliari. E per questo l’inviato de Le Iene si reca in Municipio dove trova il vicesindaco (cugino omonimo) il quale dichiara: “Tutto è stato fatto nella massima trasparenza e legalità. Noi non sapevamo se partecipava o meno e la famiglia è vasta. Gli amici te li scegli i parenti te li da Dio“.
Interpellato anche il primo cittadino, Lamboglia si ‘giustifica’ così: “Non ci possiamo sottrarre dal dare spazio anche a chi ha questi ‘problemi’, non abbiamo nulla da nascondere. Questo non vuole dire che non poteva partecipare” e a cercare di dare una risposta in merito interviene anche il responsabile dell’ufficio tecnico che spiega come “in sede di gara, la ditta presenta le autocertificazioni e loro si sono autocertificati. Matellicani poteva partecipare alla gara perchè si richiedono nell’autocertificazione le condanne definitive“. Insomma dal Comune rispondono attribuendo la ‘colpa’ alla ‘follia della norma’.
Poi il sindaco chiude con questa frase: “Qui non entra la ndrangheta“, ma Giulio Golia risponde: “in punta di piedi c’è entrata”.




















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