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Quattro cosentini su 10 sono ‘evasori’, ma il Comune dichiara ‘guerra’ a chi non paga l’acqua

Area Urbana

Quattro cosentini su 10 sono ‘evasori’, ma il Comune dichiara ‘guerra’ a chi non paga l’acqua

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PIAZZA EUROPA COSENZA

Bilancio 2017. Palazzo dei Bruzi spenderà 10 milioni di euro per dei contatori automatici. Mentre solo il 59% dei cosentini paga le tasse.

 

COSENZA – E’ tempo di contabilità a Palazzo dei Bruzi. Lunedì prossimo dovrà essere esaminato ed approvato in Consiglio comunale il bilancio di previsione 2017-2019. Nel corso dell’assise dovrebbero essere determinate anche le aliquote IMU, TASI e TARI. Tre voci dalle quali per l’anno 2017, come presentato dall’assessore al ramo Luciano Vigna in Commissione Bilancio, il Comune di Cosenza dovrebbe recuperare circa 48 milioni di euro. Denaro che insieme all’IRPEF (5 milioni di euro) rappresenta il 63% delle entrate correnti comunali (2 milioni e 300mila euro quelle relative a multe e sanzioni) che in totale ammontano ad 85 milioni di euro. A fronte di ciò dovrebbero essere 90 milioni di euro le spese per gestire il municipio, di cui ben 23 milioni di euro saranno utilizzati per pagare i dipendenti. Un fiume di soldi pubblici, 13 milioni di euro dei quali saranno spesi nel 2017 per rifiuti e spazzamento. Dieci milioni di euro invece saranno destinati a coprire tutte le spese del Welfare: anziani, disabili, scuola, povertà ed emergenza casa (400mila euro per 230 richiedenti ‘senzatetto’). Per eventi, cultura e turismo invece si conta una spesa simile a quella dello scorso anno: 1.750.000 euro.

 

COME FAR PAGARE I COSENTINI ‘EVASORI’

Difficile mantenere gli equilibri di bilancio soprattutto se si considera che solo il 59% dei cosentini paga regolarmente le tasse. La riscossione dei crediti è ormai stata affidata ad un’azienda privata, Municipia che trattiene per sé parte dei tributi versati dai cittadini. Enorme la mole delle morosità ancora in carico ad Equitalia ‘fino ad esaurimento scorte’: 40 milioni di euro. Per combattere l’evasione fiscale, il Comune di Cosenza, non si capisce bene il perché punta su uno dei beni primari: l’acqua. Entrate extra tributarie che dovrebbero garantire l’incasso di 10 milioni e 400mila euro. Secondo quanto esposto durante la Commissione dall’assessore al Bilancio Luciano Vigna, lo scorso anno con l’istituzione del consumo presunto la riscossione del pagamento per il servizio idrico da parte delle famiglie è aumentato, con il 70% delle utenze che hanno autocertificato la lettura dei propri contatori. Bisogna però fare di più. L’acqua, per il Comune di Cosenza, va pagata. Costi quel che costi. Ed in effetti avrà un costo imponente il nuovo sistema per lottare contro i cittadini che non pagano il servizio idrico: 10 milioni di euro. Una spesa enorme che servirà ad istallare 33mila contatori automatici in tutta la città.

 

LA FINANZA DELL’ASSESSORE AL BILANCIO CONDANNATO PER BANCAROTTA

Intanto per coprire le spese il Comune di Cosenza ha pensato ad un’altra soluzione geniale: vendere il patrimonio pubblico. Soprattutto quello boschivo, ettari ed ettari che saranno gentilmente offerti ad un prezzo ‘pubblico’ al miglior acquirente. Tra i beni in alienazione, di cui è già andata deserta la gara, ci sono l’ex Caffé letterario e l’ex Caffé Bologna. Le vendite di immobili hanno però avuto un calo vertiginoso e per risolvere il problema la gestione del patrimonio immobiliare pubblico è stata affidata ad un privato. Si tratta di un’azienda, di cui ad oggi neanche l’assessore Vigna ‘su due piedi’ dice di ricordare il nome, che si è aggiudicata un appalto da 890mila euro per fare un lavoro che secondo la consigliera Bianca Rende ”potrebbe benissimo essere svolto dai dipendenti comunali, così come si potrebbe fare con la gestione dei tributi che invece abbiamo preferito ‘regalare’ a Municipia”. L’assessore al Bilancio però ha chiarito che ciò rientra in “un’azione di moralità”. Una frase che ha fatto tremare l’opposizione, e soprattutto il consigliere Damiano Covelli il quale in Commissione fa notare quanto sia “inopportuna. Sulla moralità Lucià, ti prego, stendiamo un velo pietoso”. In effetti giova ricordare come esattamente un anno fa lo stesso assessore al Bilancio del Comune di Cosenza Luciano Vigna è stato condannato in primo grado a due anni e 8 mesi di reclusione insieme al consigliere Michelangelo Spataro (4 anni) per il reato di bancarotta.

 

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