Calabria
Partecipazione elettorale e quote rosa: Calabresi i più disinteressati e chiusi alla presenza femminile

La Calabria si guadagna nuovi primati: partecipazione elettorale e quote rosa ultimi posti, presenza giovanile primo posto.
CALABRIA – L’ASPO, l’Indice di Apertura del Sistema Politico delle regioni italiane ha l’obiettivo di fornire alcune utili indicazioni circa il livello di apertura del sistema politico regionale, mediante l’osservazione delle direzioni che qualificano alcune variabili e indicatori ritenuti sensibili ai fini della ricerca. In questa direzione, Demoskopika nel tentativo di approfondire l’analisi sulle principali dinamiche che caratterizzano la formazione dei processi decisionali a livello regionale, ha realizzato uno studio nel quale si è voluto evidenziare, partendo dal monitoraggio di alcuni parametri essenzialmente di natura quantitativa, il grado di attenzione della classe politica nei confronti di quelle categorie, giovani e donne, troppo spesso avulse da responsabilità associative, politiche e amministrative. Quatto gli indicatori osservati per ciascuna realtà locale: la partecipazione elettorale e politica dei cittadini, la presenza delle donne e dei giovani negli enti locali.
Partecipazione elettorale: ai lombardi il primato italiano. Calabresi i “più distratti”.
Il voto rappresenta la volontà dei cittadini di contribuire alla vita democratica delle istituzioni di rappresentanza ai vari livelli. In quest’ottica, quindi, le elezioni costituiscono il principale momento di verifica della partecipazione dei cittadini alla politica, lo strumento fondamentale per esprimere un livello di condivisione o di rifiuto alle scelte e ai programmi proposti dagli amministratori o da coloro che chiedono il consenso della collettività per amministrare. Nell’analisi che segue sono presi in esame e messi a confronto i dati sulla partecipazione e l’affluenza alle urne della popolazione italiana al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre e alle ultime elezioni politiche e regionali, mediante la costruzione di un indice di partecipazione elettorale per ciascuna regione. Tale indice altro non è che la media, a livello regionale, dei livelli di partecipazione raggiunti in ciascuna competizione elettorale. L’obiettivo? Contribuire a definire territorialmente le aree del Paese più o meno “attente” alle vicende politiche ed ai processi decisionali ai vari livelli, partendo dal valore medio registrato a livello nazionale.

I risultati? I più “attenti” alle vicende politiche ai vari livelli, con il massimo punteggio ottenuto (100 punti) si svelano i lombardi, la cui media di affluenza alle urne è del 76,8%, superiore di ben dieci punti alla media nazionale (66,7%). In seconda posizione troviamo il Trentino Alto Adige (97 punti), laddove oltre sette residenti su dieci (74,5%) dimostrano di partecipare “attivamente” alle consultazioni elettorali; seguono la Valle d’Aosta con il 74% (96,2 punti), il Lazio con il 72,9% (94,9 punti), il Piemonte con il 71,9% (93,6 punti), il Veneto con il 71,8% (93,5 punti), l’Umbria con il 69,5% (90,4 punti), l’Abruzzo con il 68,8% (89,5 punti), il Molise con il 67,9% (88,3 punti), le Marche con il 67,5% (87,8 punti), la Toscana con 67,3% (87,6 punti) e il Friuli Venezia Giulia con il 66,7% (86,8 punti), quest’ultima perfettamente in linea con l’andamento medio italiano rilevato.
I più “distratti”? Calabresi in primis, di gran lunga più disinteressati alla politica rispetto all’italiano medio: 53,9% il livello di partecipazione al voto rilevato in questa regione (70,1 punti) a fronte di una media nazionale che, come già indicato, si avvicina alla soglia dei 67 punti percentuali. Piuttosto distaccati appaiono anche siciliani e campani: come per la Calabria, infatti, l’indice medio di partecipazione elettorale in queste aree non raggiunge neanche quota 60% (rispettivamente 56,2% con 56,2 punti ottenuti e 59,6% con 77,5 punti assegnati). Seguono, avvicinandosi al dato medio complessivo, la Basilicata con il 60% (78,1 punti), la Puglia con il 60,9% (79,3 punti), la Sardegna con il 61% (79,4 punti) e, infine la Liguria con il 65,2% (84,8 punti) e l’Emilia Romagna con il 65,3% (84,9 punti).
Interesse per la res publica: lucani e abruzzesi in vetta alla partecipazione politica.
Nel 2016 circa 48 mila lucani e 90 mila abruzzesi, pari rispettivamente al 9,4% e al 7,7%, hanno manifestato interesse alla sistema della politica. E lo hanno fatto partecipando ad un comizio o ad un corteo, ascoltando un dibattito politico, svolgendo attività gratuita per un partito politico o, infine, sostenendo finanziariamente una organizzazione politica. Una tendenza “virtuosa” che ha posto la Basilicata con 100 punti e l’Abruzzo con 81,7 punti rispettivamente al primo e al secondo posto della classifica parziale della partecipazione politica realizzata dall’Istituto Demoskopika per ottenere l’Indice generale di Apertura del Sistema Politico delle regioni italiane (ASPO).
A seguire la Valle d’Aosta con il 7,1% (76,1 punti), la Puglia con il 6,6% (70,1 punti), la Calabria con il 6,5% (69,3 punti), la Sardegna con il 6,4% (68,7 punti), il Lazio con il 6,0% (64,4 punti), la Sicilia con il 5,8% (61,4 punti), l’Umbria con il 5,7% (61,0 punti). E, ancora, il Molise con il 5,6% (60,6 punti), la Lombardia con il 5,5% (59,3 punti), il Friuli Venezia Giulia con il 5,4% (57,4 punti), le Marche con il 5,3% (56,3 punti), il Veneto con il 5,1% (54,2 punti), l’Emilia Romagna con il 5,0% (53,1 punti), la Toscana con il 4,9% (52,5 punti). Sono tre, infine, le realtà regionali che, in assoluto, hanno manifestato minore interesse per il sistema politico: Campania con soltanto il 4,8% delle persone dai 14 anni in su (52 punti), la Liguria con il 4,7% (51,6 punti) e, infine, il Piemonte con il 4,6% (49,5 punti).
Presenza femminile negli enti locali: all’Emilia Romagna il titolo di regione “più rosa”.
L’Italia, malgrado significativi passi in avanti, non è ancora un paese per donne. Ad oggi, su un totale di 125.570 amministratori regionali e comunali si contano appena 37.864 donne: 7 politici su dieci, in questa sistema, sono uomini. La realtà della rappresentanza, quindi, sembra essere ben diversa dall’immagine di apertura ad entrambi i sessi, senza discriminazioni, spesso proclamata da partiti e istituzioni.
L’analisi per genere condotta, come successivamente per i giovani, in relazione alla presenza di amministratrici e amministratori sia in ciascuna Regione (Giunta e Consiglio regionali) che, a livello aggregato, nei Comuni (Giunta e Consiglio comunali) assegna un altro primato, sia in positivo che in negativo. Ad ottenere il massimo del punteggio (100 punti), conquistando il titolo di amministrazione più “rosa” d’Italia, è l’Emilia Romagna con una quota del 37% di amministratrici presenti nel sistema della rappresentanza locale: ben 2.217 le rappresentanti in Regione e nei Comuni a fronte di 3.774 colleghi. Sul versante opposto, è la Calabria, con 64,7 punti, a posizionarsi in coda quale sistema politico più chiuso alla partecipazione femminile negli enti locali d’Italia: 1.267 le amministratrici “conteggiate”, con un’incidenza di appena il 23,9% sul totale di 5.295 rappresentanti di entrambi i sessi.

Presenza giovanile nelle istituzioni territoriali: è la Calabria la regione “più giovane” d’Italia.
Spetta alla Calabria, con il massimo del punteggio (100 punti), il primato della realtà istituzionale più giovane d’Italia. Con un’incidenza del 37,5% e a fronte di una media nazionale del 31,8%, infatti, il sistema della rappresentanza locale calabrese conta il maggior numero di amministratori junior: ben 1.979 su 5.295 gli under 40 che ricoprono una carica istituzionale all’interno della Regione o dei Comuni. L’ipotesi di partenza è stata quella di considerare o, per meglio dire, riclassificare come “giovane”, secondo la dicotomia junior/senior, la categoria degli amministratori regionali e comunali nati fino al 1977, con lo specifico intento di pervenire ad una valutazione del livello di permeabilità del sistema politico regionale nei confronti delle “nuove leve”.



















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