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Hamil resta in carcere per ‘colpa’ dei video guardati su Youtube e di 7 Terabyte di intercettazioni

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Hamil resta in carcere per ‘colpa’ dei video guardati su Youtube e di 7 Terabyte di intercettazioni

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Il giovane ambulante cosentino è accusato di autoaddestramento con finalità di terrorismo internazionale. Da oltre un anno si trova recluso nel penitenziario di Rossano definito la ‘Guantanamo’ d’Italia.

 

COSENZA – Un lavoratore modello, religioso e poco avezzo a frequentare i bar del paese. Hamil Mehdi, classe 1991, dal gennaio del 2016 è ristretto nel carcere di Rossano, nell’ala speciale che ospita i detenuti accusati di terrorismo internazionale. Il ragazzo, di professione ambulante, da oltre dieci anni vive a Luzzi con i genitori. Si ritrova oggi nel penitenziario, definito la Guantanamo d’Italia, per colpa di una serie di coincidenze che hanno portato la Questura di Cosenza ad applicare per la prima volta nel Paese la nuova norma introdotta dalla riforma del codice penale voluta da Renzi. A determinare il suo arresto è stato infatti l’inserimento di una fattispecie di reato prima sconosciuta nell’ordinamento italiano: l’autoaddestramento con finalità di terrorismo internazionale.

 

Per ‘incastrare’ Hamil, presunto foreign fighter che rischia una pena dai cinque ai dieci anni di reclusione, sono stati raccolti oltre 7 terabyte di intercettazioni telematiche. Chat, messaggi WhatsApp e soprattutto video su Youtube. Materiale di cui l’avvocato difensore Francesco Iacopino non è ancora riuscito a prendere totalmente visione. Per questo motivo lo scorso 6 aprile ha inteso chiedere il rinvio dell’udienza, ora fissata per il prossimo 12 di giugno. L’inchiesta che riguarda Hamil, il quale ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato, durante le indagini si è allargata, ma il processo che riguarda il giovane ambulante del Cosentino riguarda esclusivamente il reato di autoaddestramento. A suo carico però ad oggi sono emerse ben poche prove concrete del fatto che il ragazzo si stesse preparando per arruolarsi in qualche fantomatica milizia di matrice islamica legata all’Isis.

 

I VIDEO SU YOUTUBE

Il ventiseienne non avrebbe infatti mai acquistato del materiale per costruire esplosivi o ordigni che possano minare l’incolumità pubblica. C’è di più. In realtà Hamil sembra non abbia mai neanche visionato video che insegnassero a usare armi. Difficile anche dimostrare che si stesse allenando per apprendere tecniche militari perché i video su Youtube che il ragazzo di Luzzi ha guardato, nei mesi in cui era ‘spiato’ dalle forze dell’ordine, riguardano soprattutto combattimenti di arti marziali in palestra. In casa non aveva neanche una panca, dei pesi o una cyclette. Risulterebbe azzardato affermare che con la sola visione di un video si sia pronti per andare al fronte a combattere. Inoltre non avrebbe mai scaricato una cartina, una mappa, un qualcosa che potesse ricondurlo alla volontà di andare in Siria.

 

IL VIAGGIO IN TURCHIA E LE TELEFONATE IN BELGIO

Le indagini a carico di Hamil iniziano dopo un viaggio in Turchia. Arrivato in aeroporto ad Istanbul viene respinto. Le motivazioni? Ha un biglietto di sola andata, un pantalone militare, un tappeto per pregare e un libro dei Fratelli Musulmani. Questo basta al governo turco per negare il visto turistico ai magrebini che potrebbero voler raggiungere la Siria. Il ragazzo però ha più volte spiegato, invano, agli inquirenti di essere andato in Turchia con l’intento di visitare e pregare nella famosa Moschea Blu. Dalle intercettazioni captate a partire dal suo rimpatrio emergono poi dei contatti ritenuti sospetti dagli inquirenti. Il contenuto delle telefonate però, pare sia stato reputato ‘neutro’, privo di ogni riferimento ad eventuali azioni terroristiche. Poco ‘neutra’ per la Questura di Cosenza la posizione dell’amico magrebino che aveva conosciuto a Cosenza e che viveva in Belgio. Hamil lo aveva contattato dicendogli che voleva partire per il Belgio per trovare lavoro.Il suo conterraneo però lo aveva fatto desistere dal suo intento spiegando che la situazione non era affatto rosea per trovare un’occupazione dignitosa e remunerativa. Il ragazzo quindi decide restare a Luzzi a vendere tappeti.

 

Nulla di strano se non che il numero al quale aveva telefonato è risultato in contatto con un uomo che a sua volta aveva avuto una conversazione con un magrebino arrestato in Francia a bordo di un treno con armi ed esplosivi ed accusato di terrorismo internazionale. La difesa continua a chiedersi perché se le telefonate non hanno contenuti che possano ritenersi importanti per le indagini e il viaggio non desta sospetti il ragazzo si trovi ancora in carcere. ‘Solo’ per aver guardato dei video? La risposta potrebbe essere in quei 7 Terabyte di intercettazioni ancora non consegnati al legale di Hamil. Per ora il caso dell’ambulante di Luzzi ha già creato un precedente in giurisprudenza. La Corte di Cassazione infatti nell’esprimersi sulla scarcerazione di Hamil ha sancito che la sola ricerca di informazioni on-line su come addestrarsi militarmente non basta per applicare la custodia cautelare in carcere. Provocatoriamente Francesco Iacopino, avvocato che difende il ventiseienne chiede: ma se Hamil fosse nato a Luzzi e non in Marocco, da genitori calabresi, sarebbe ancora nel penitenziario di Rossano?

 

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