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‘Ndrangheta e politica: il ‘pentito’ Franco Pino presente, nessuna domanda per l’ex boss

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‘Ndrangheta e politica: il ‘pentito’ Franco Pino presente, nessuna domanda per l’ex boss

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Continua a Cosenza il processo Acheruntia volto a fare chiarezza sulle presunte infiltrazioni del clan Lanzino nella politica locale.

 

COSENZA – Continua a Cosenza il processo Acheruntia. L’ex boss dagli ‘occhi di ghiaccio’ stamattina sarebbe stato pronto a rispondere ad ogni domanda. Franco Pino, noto collaboratore di giustizia cosentino, in videoconferenza da località protetta oggi in aula avrebbe dovuto chiarire i legami tra esponenti del clan Lanzino e alcuni politici locali. Nè l’accusa, nè la difesa e tantomeno le parti civili hanno però inteso porre domande all’ex boss della mala bruzia. Con il consenso delle parti il collegio giudicante, presieduto dal giudice Enrico Di Dedda e con a latere Claudia Pingitore e Manuela Gallo, ha acquisito un verbale che risale al 1995. Un documento che non fu firmato da Franco Pino, ma nemmeno dal pm Stefano Tocci e che dovrebbe contenere fatti relativi alla criminalità cosentina al termine degli anni Ottanta. Si tratta di dichiarazioni rilasciate all’indomani dell’arresto di 116 persone nell’operazione Garden a seguito della quale, dopo pochi mesi di carcerazione a Palmi ristretto al 41 bis, Franco Pino capo clan dal 1977 decise di collaborare con la giustizia. Il verbale oggi acquisito potrebbe contenere le informazioni che l’uomo rilasciò in merito al sistema dei grandi appalti e subappalti pubblici di cui affermò di conoscere “prima che il lavoro arrivasse a Cosenza, a chi era destinato. Sapevo l’importo, quanto prendeva il politico, quell’altro quanto aveva avuto, sapevo che a nome di tizio figurava una ditta e lui non aveva neanche un camion. Tutti i politici che si sono presi i soldi e si sono arricchiti ora sono commendatori, ingegneri, direttori, ministri ed onorevoli”. Affermazioni che negli anni non hanno avuto molto seguito probabilmente a causa dei pochi riscontri probatori rintracciati.

 

Nell’udienza odierna sono stati inoltre chiamati a testimoniare due dei coimputati di Gianpaolo Ferraro (ritenuto referente del clan Lanzino ad Acri), Angelo Gencarelli (ex consigliere comunale di Acri) e Giuseppe Perri: Michele Trematerra (ex assessore regionale all’Agricoltura) e Luigi Maiorano (ex sindaco di Acri). Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma dovranno ricomparire innanzi ai giudici il prossimo 7 novembre quando inizierà il processo a loro carico. Rinviati a giudizio dovranno rispondere dei reati di associazione mafiosa, estorsione, concussione, corruzione elettorale, usura, frode informatica e porto abusivo di armi insieme ad Abbruzzese Elio, Abbruzzese Francesco, Belsito Luigi, Bevilacqua Giuliano, Bruno Alfredo, Burlato Giuseppe, Cappello Domenico, Caruso Franco, Cello Andrea, D’Ambrosio Adolfo, Cofone Angelo, Dolce Claudio, Gencarelli Salvatore, Gencarelli Angelo, Greco Massimo, La Greca Enzo, Martorino Gemma, Rosa Antonio e Tarsitano Giuseppe. Solo Rinaldo Gentile che ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato è stato già condannato a otto anni di reclusione. Il processo è stato aggiornato al prossimo 13 giugno quando saranno ascoltati i teste della difesa e il collegio giudicante si esprimerà sulla revoca degli arresti domiciliari per Angelo Gencarelli chiesta dai legali difensori.

 

 

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