Area Urbana
Caporalato centro accoglienza in Sila, revocate misure cautelari: due persone ritornano libere

Revocato l’obbligo di dimora per Gencarelli e Provato, coinvolti nell’operazione “Accoglienza”, contro il fenomeno dello sfruttamento dei migranti nel territorio della Sila.
COSENZA – Revocato l’obbligo di dimora per Gianluca Gencarelli e Franco Provato, entrambi coinvolti nell’operazione “Accoglienza”, contro il fenomeno del caporalato e lo sfruttamento dei migranti nel territorio della Sila, in particolare a Camigliatello Silano. Questa la decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro che ha annullato l’ordinanza del Gip Carpino, revocando l’obbligo di dimora per i due indagati. I legali difensori di Gencarelli e Provato, gli avvocati Ugo Ledonne e Vincenzo Belvedere, hanno presentato ricorso al Riesame che è stato accolto “per inesistenza della gravità indiziaria”. I due ritornano in libertà.
L’operazione, le cui indagini erano partite nel settembre 2016, è scattata lo scorso 5 maggio e ha visto coinvolte 14 persone, tra cui i gestori di tre CAS, centri che ospitano immigrati. Tra i centri di accoglienza nel mirino dei carabinieri il “Santa Lucia” a contrada Neto di Spezzano Piccolo. Cinque migranti del centro sono stati trovati dentro un’azienda agricola. In pratica i gestori dei CAS incassavano non solo i soldi stanziati dal Governo per l’accoglienza, ma anche quelli delle aziende agricole alle quali fornivano la manodopera.
Le 14 misure cautelari (2 custodie cautelari in carcere, 4 arresti domiciliari, 8 obbligo di dimora) sono state disposte dal Gip di Cosenza, Salvatore Carpino, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di altrettanti soggetti accusati a vario titolo di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, abuso d’ufficio e tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Ieri, dunque, il Tdl ha revocato la misura del Gip per due degli 8 che erano stati raggiunti dall’obbligo di dimora.
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