Area Urbana
Stop alle demolizioni a Cosenza Vecchia, una vittoria dei residenti contestata dal Comune

Il sindaco/architetto Mario Occhiuto credeva di poter risolvere l’emergenza crolli abbattendo gli edifici pericolanti. La Soprintendenza accogliendo le richieste dei cittadini ha fermato il suo progetto.
COSENZA – Amministrazione comunale sul piede di guerra dopo il blocco delle demolizioni imposto dalla Soprintendenza ai Beni Culturali. A richiederlo erano stati i residenti consapevoli dei disagi che l’abbattimento degli edifici storici potrebbe creare nel centro storico di Cosenza dove i palazzi sono quasi incastrati l’uno con l’altro. Un provvedimento che sembrava essere l’unica soluzione possibile prospettata dal sindaco/architetto Mario Occhiuto a cui il comitato Piazza Piccola ha scritto una lettera per chiarire la propria posizione. “Nessuno impedisce i lavori e la messa in sicurezza, si chiede soltanto che si facciano i passaggi che servono. Conosciamo bene tutti e quattro i palazzi che rientrano nell’ordinanza di demolizione – si legge nella missiva inoltrata dal comitato di residenti di Cosenza Vecchia – e sappiamo benissimo sia le pessime condizioni che i problemi che comportano ai cittadini. Tuttavia si tratta di Palazzi che fanno parte di un centro storico e sono soggetti a vincolo paesaggistico o monumentale, il palazzo di via Giuseppe Campagna presenta portali del ‘300 e del ‘500, abbatterlo dovrebbe essere l’extrema ratio. Prima di tutto bisogna che gli organi predisposti si accertino di tutto ciò che rientra e ha rilevanza storica, artistica, culturale e ambientale.
Bisogna che il ministero e la soprintendenza esprimano i loro pareri, valutino tutto e diano delle linee guida sullo svolgersi dei lavori. Se la paura è quella di cadere nelle lentezze burocratiche, saremo in prima linea (come abbiamo sempre fatto) per pretendere che si istituisca una task force che valuti tutti i palazzi a rischio indicati dal Comune. Se invece si tratta di costi eccessivi, che le casse comunali non possono sopportare, crediamo che fin quando si tratterà il problema in perenne situazione emergenziale, e agendo caso per caso singolarmente, questo problema non verrà mai risolto. C’è bisogno che il Comune di Cosenza rediga un piano di recupero del centro storico (cosa richiesta anche dal ministero, ed abbiamo gli atti che lo attestano), che tenga conto di tutti gli aspetti, dal punto di vista strutturale a quello sociale e geologico, così da poter pretendere dalla Regione Calabria (colpevole di far tornare indietro tanti fondi, di non aver partecipato al piano Junker, o delle azioni specifiche sul centro storico di Cosenza poste in essere dall’Assessorato alla pianificazione territoriale ed urbanistica rispetto ai fondi POR FESR 2014/20 con particolare riguardo alla tutela e valorizzazione del patrimonio ambiental , culturale e all’inclusione sociale, anche questo contenuto nella lettera ministeriale) e dallo Stato il finanziamento del progetto di recupero.
Un piano che deve nascere insieme ai cittadini, e non come successo col tavolo tecnico disatteso o le miriadi di richieste inoltrate a Comune, assessori e ufficio tecnico ancora irrisolte. Un piano che non può essere solo un museo o un ovovia (opera discutibilissima a cui ci opporremo) oppure ad oneri urbanistici destinati al centro storico senza obbiettivi ben precisi. Bisogna lasciare indietro tutto quello che è stato, finirla di indicare i colpevoli che ormai tutti sanno e guardare al futuro in maniera efficiente e consapevole. Logicamente siamo e saremo sempre lontani dai colpevoli e da chi ci vuole strumentalizzare, così come ci siamo stufati dei toni da perenne campagna elettorale sul centro storico. Basta ripetere la filastrocca di quello che è stato fatto, è lei il primo a cui piace pianificare ogni giorno il futuro della città, faccia lo stesso sul centro storico. Purtroppo, non tutte le strutture pubbliche sono state ripristinate, alcuni esempi sono: palazzo Marini Serra, le Canossiane della Massa, l’Umberto I, alcuni palazzi a Santa Lucia. Cosi come alcuni palazzi privati sono facilmente rintracciabili e alcuni disposti a svendere pur di farli ristrutturare. Sindaco, vada alla Regione e da Franceschini con un piano di recupero realizzato insieme ai cittadini e non solo per la questione di Alarico. Scaricare la colpa sul comitato che lotta per le questioni del centro storico, di eventuali e possibili disgrazie, senza i presupposti sopra citati, è un lavarsene le mani o un’imposizione”.
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