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Estorsioni a Cosenza, cosche incassano ‘rata’ estiva. Imprenditore stanco: “Non pago più”

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Estorsioni a Cosenza, cosche incassano ‘rata’ estiva. Imprenditore stanco: “Non pago più”

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La ‘bacinella’ ingrassa alle spalle dei commercianti. Parla una vittima: “Devono andare a lavorare come facciamo tutti”.

 

COSENZA – Il giro delle richieste estorsive di ‘Ferragosto’ è già iniziato. Dopo una Pasqua ‘calda’ trascorsa tra danneggiamenti, bottiglie incendiarie abbandonate davanti le saracinesche e palesi intimidazioni, si preannuncia un’estate rovente. Nonostante ciò pare che la città di Cosenza stia vivendo un periodo in cui l’imprenditoria sembra essersi arresa al racket. Tutti pagano. E nessuno denuncia i propri aguzzini. Anzi. C’è chi li difende affermando di non aver mai ricevuto richieste estorsive, anche se bossoli di pistola ed incendi inducono gli inquirenti ad ipotizzare dinamiche dei fatti ben diverse. I proventi di questo business, che si sospetta sia ormai indistintamente spalmato tra le cosche di ‘italiani’ e ‘zingari’, sembrerebbe confluiscano nella famigerata ‘bacinella’, ovvero la cassa comune dei clan cosentini. Un vero e proprio tesoretto della ‘ndrangheta bruzia spesso alimentato dai sacrifici di onesti lavoratori e padri di famiglia che fanno acrobazie per mantenere in equilibrio i bilanci aziendali. In questo scenario, inasprito dalla crisi economica, antiracket e forze dell’ordine sono pronte a tutelare chi si ribella. Denunciare in sicurezza è possibile. Ecco come.

 

VITTIMA D’ESTORSIONE

“Volevano i soldi ogni mese. Trecento euro in contanti. Un prezzo di ‘favore’ visto che c’è chi arriva a pagare anche 1.500 euro mensili. Per dieci anni, da quando l’attività è stata inaugurata, abbiamo versato puntualmente la nostra ‘rata’. A riscuotere erano gli ‘italiani’. Poi con il peso della crisi e i sacrifici sempre maggiori nel far sopravvivere l’azienda, abbiamo realizzato che non era giusto dare questo denaro subendo un ricatto insensato. Il ragionamento che abbiamo fatto è stato questo: noi lavoriamo dall’alba al tramonto, da sempre, possono farlo anche loro invece di vivere sulle nostre spalle. estorsioni_a_cosenza__il_video_dei_commercianti__ripresi_mentre_pagano_il_pizzo_al_clanConoscevamo diverse vittime dello stesso clan e ci siamo avvicinati a un imprenditore che ci ha illustrato come poter uscire dalla gogna delle estorsioni. E’ stato un gioco di squadra tra noi, l’associazione Antiracket e le forze dell’ordine. Il tutto è durato meno di una settimana.

 

Abbiamo preso tempo rinviando i pagamenti. Quando sono venuti nel negozio e abbiamo consegnato i soldi. Nel momento in cui si sono allontanati dal nostro esercizio, sono stati immediatamente arrestati. Noi non ci siamo accorti di niente abbiamo continuato a lavorare indisturbati. Certo abbiamo perso un po’ di clientela di ‘malavita’, però credo sia meglio. Ora sono passati anni, sono usciti dal carcere, ma quando li incontro cambiano strada. Consiglio a tutti di denunciare, bisogna farlo, perché togliere i soldi guadagnati con fatica alle nostre famiglie per darli a degli sconosciuti è un sacrilegio. C’è chi abbassa la saracinesca a causa loro, è un peccato. Noi abbiamo scelto di non chiudere e ribellarci. Se tutti i commercianti si unissero il problema delle estorsioni potrebbe essere arginato. Non è più come una volta, si può denunciare senza esporsi e continuare a lavorare sereni. Non c’è nulla da temere, spesso non si deve neanche andare in Tribunale a testimoniare. E’ assurdo sottostare ed essere incudine. Chi non si oppone a questo sistema, purtroppo, ne diventa complice”.

 

IL SOSTEGNO DELL’ASSOCIAZIONE ANTIRACKET

 

A chiarire quale è l’iter da seguire per uscire dal tunnel di minacce ed estorsioni è il presidente dell’associazione Antiracket Lucio Ferrami Cosenza Alessio Cassano. “Nel caso di cui sopra – ricorda Cassano – mi hanno contattato, ho spiegato loro qual’era antiracketil modo giusto di agire e poi siamo andati in Questura a sporgere denuncia. Dopo due/tre giorni quando sono andati a riscuotere la ‘rata’ sono stati arrestati. Ciò che bisogna fare è prendere tempo, rimandare ad un secondo appuntamento e nel frattempo avvertire l’associazione Antiracket o le forze dell’ordine. Ovviamente dopo la denuncia bisogna collaborare indicando almeno qualche elemento per aiutare gli inquirenti, ma se non si intende fare questo passo ci si può comunque rivolgere a noi anche solo per un consiglio o un sostegno psicologico e legale.

 

Da qualche settimana abbiamo attivato il numero verde 800 561 063 in cui rispondiamo dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. Ogni telefonata resta anonima. Le vittime di estorsione, ricordiamo, possono fare richiesta di risarcimento chiedendo in Prefettura di accedere al fondo del Comitato di Solidarietà per le Vittime delle richieste estorsive e dell’usura presieduto dal commissario per il Coordinamento delle Iniziative Antiracket e Antiusura regolato dalla legge 44 del 1999. Certo non possiamo costringere nessuno a collaborare con la giustizia, ma solo aiutare chi vuole uscire dal tunnel del racket. Denunciare significa far capire che non si intende subire. E’ l’unico modo per allontanare definitivamente gli estorsori dalla vita di un imprenditore. E funziona. Anche il più imprudente dei criminali infatti non rischia una pena dai sei ai nove anni di reclusione per una minaccia indirizzata alla persona sbagliata”.

IL RUOLO DELLE FORZE DELL’ORDINE

 

“Il problema delle estorsioni a Cosenza, come nel resto d’Italia – spiega il nuovo Questore di Cosenza Giancarlo Conticchio – è legato innanzitutto alla volontà di denunciare della persona taglieggiata. Da diversi anni come forze di Polizia siamo presenti nelle scuole ad illustrare il fenomeno, perché investire nei conticchiogiovani è l’unica strada per debellare questa piaga. Trasmettere il valore del rispetto delle regole alle future generazioni è essenziale. Cerchiamo di agire non solo contrastando il racket con azioni a breve termine ovvero quando la persona denuncia e noi arrestiamo i suoi aguzzini, ma anche con progetti a lungo termine diffondendo la cultura della legalità.

 

Il commerciante deve avere il coraggio di denunciare usura e richieste estorsive, perché alle sue spalle ha un mondo di volontari, associazioni e lo Stato che fornisce gli strumenti per poter regolarmente continuare la propria attività. Possiamo operare anche in forma anonima. Se ci viene segnalata una situazione legata al mondo del racket siamo capaci di intervenire e tutelare la persona taglieggiata. Come forze di polizia possiamo attivare una serie di metodi per arrivare a capire la dinamica dei fatti anche senza denuncia che però dovrà eventualmente essere sporta in un momento successivo. Siamo servitori dello Stato e lavoriamo per garantire la sicurezza della comunità, abbiamo bisogno di persone che credono nelle istituzioni”.

 

Immagine di repertorio

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