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Fusione Corigliano-Rossano, ricorso bocciato. Il referendum si farà

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Fusione Corigliano-Rossano, ricorso bocciato. Il referendum si farà

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Il Tribunale Amministrativo Regionale boccia il ricorso di quanti si oppongono alla fusione e rilancia la data del referendum popolare. Ma da Corigliano vogliono vederci chiaro sui conti pubblici

 

COSENZA- Il referendum che porterà ad esprimersi sulla fusione dei Comuni di Corigliano e Rossano si celebrerà regolarmente il 22 ottobre. IL TAR lo ha sancito ieri depositando la sentenza che boccia la domanda di sospensione promossa da cinque cittadini coriglianesi per fermare l’iter consultivo convocato proprio dalla Regione Calabria.

L’ordinanza redatta dal consigliere Germana Lo Sapio sentenzia dunque di non essere alla presenza di condizioni per arrestare il referendum in quanto non sussiste il paventato danno grave e irreparabile. “Ora l’ultima parola spetta comunque al potere legislativo” –  sottolinea un comunicato stampa della Giunta Regionale – “che prenderà posizione sull’opportunità di fondere i due Comuni che rappresentano ormai una unica conurbazione abitativa e produttiva”.

Fin qui la sentenza. Poi, la girandola dei commenti a pie di testo. Primo tra tutti il sindaco di Corigliano Calabro Giuseppe Geraci con la richiesta di controllo del bilancio dei cugini rossanesi nel timore che eventuali buchi di bilancio o una situazione finanziaria poco chiara possa compromettere non solo l’iter procedurale del consultivo popolare ma rischi di far accollare sulle spalle dei coriglianesi quei debiti che, a fusione compiuta, diventerebbero comunitari. Per l’Assessorato al Bilancio di Rossano si tratta solo di provocazioni da rispedire al mittente, la realtà finanziaria sarebbe tutt’altra rispetto quella paventata sponda Corigliano.

Soddisfatti quanti dalla Regione si sono fatti promotori del referendum popolare. Non nasconde l’entusiasmo il consigliere regionale Giuseppe Graziano rigettando le speculazione sulla “invasione di una città verso un’altra”. Anche Orlandino Greco affibbia al progetto di fusione la prerogativa di creare benessere e occupazione giovanile pur ammonendo sul possibile disorientamento tanto delle case comunali quanto delle comunità se non ci si focalizza in maniera unitaria sugli obbiettivi comuni, ergendo a esempio il recente caso presilano dell’istituzione di Casali del Manco scaturita nel maggio scorso dalla fusione tra Casole Bruzio, Serra Pedace, spezzano Piccolo, Pedace e Trenta.

 

 

 

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