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Le opere del Museo all’Aperto di Cosenza sono autentiche. Ecco le prove

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Le opere del Museo all’Aperto di Cosenza sono autentiche. Ecco le prove

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A breve sarà istallata su corso Mazzini la scultura di un altro degli artisti più autorevoli del Novecento: Giò Pomodoro.

 

COSENZA – Il Museo all’Aperto Bilotti è pronto ad accogliere una nuova opera di pregio. Si tratta della ‘Spirale ’82’ di Giò Pomodoro. Una scultura in pietra di Trani da cui è stata ricavata l’omonima opera in bronzo per il vecchio aeroporto di Malpensa. Dedicata a Giacomo Leopardi, di cui sono scolpiti sulla parte più bassa alcuni versi tratti dal’Infinito (“così tra questa immensità s’annega il pensier mio e il naufragar m’è dolce in questo mare”) fa parte del ciclo degli “Alberi”, ricerca artistica sul tema del movimento, e pesa ben 30 tonnellate. Spirale ’82 di Pomodoro sarà collocata su una base di cemento e posizionata nel Museo all’Aperto Bilotti, nella centralissima corso Mazzini. Sull’autenticità delle opere installate nel cuore pulsante della città di Cosenza, nonostante il caos mediatico dei giorni scorsi, non v’è alcun dubbio. Tutte le statue installate sono state donate con atti pubblici e sono opere uniche.

 

A testimoniarlo sono i documenti con i quali gli eredi degli artisti, le fondazioni e gli archivi dedicati dichiarano alla presenza di un notaio “originale e autentica l’opera”. Un esempio tra tutti è quelloMAB-cosenza del Cardinale di Manzù dove è la stessa moglie dell’artista defunto, Ingeborg Katharina Schabel a notificare l’autenticità della scultura in bronzo che i cosentini possono ammirare su Corso Mazzini. Per Giò Pomodoro l’autentica è stata firmata dal presidente della Commissione per l’archiviazione e le autentiche dell’opera di Giò Pomodoro, Luciano Caramel e dal figlio dell’artista Bruto Pomodoro. Ettore e Andromaca insieme ai Grandi Archeologi di de Chirico sono invece opere autenticate dal presidente della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, il prof. Paolo Picozza. Per i Consagra a firmare alla presenza del notaio fu Gabriella Di Milia direttrice dell’archivio Pietro Consagra.

 

Atti che diradano qualsiasi scetticismo attraverso il quale si intende smontare l’autorevolezza della mostra permanente che, gratuitamente, può visitare chiunque con una semplice passeggiata nel centro della città di Cosenza. Il Mab, ricordiamo, nasce nel 2003 da una convenzione tra il Comune di Cosenza, la Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici Rossella Vodret e il mecenate cosentino Carlo Bilotti in accordo con le Fondazioni dei più grandi scultori italiani del Novecento. L’obiettivo del progetto era quello di portare a Cosenza il repertorio, più completo possibile, di opere monumentali dei grandi maestri italiani del Novecento noti a livello internazionale.

 

L’idea di Carlo Bilotti era di far vivere la quotidianità dei propri concittadini tra l’arte di cui si può fruire solo nei principali musei e siti d’interesse mondiali. Il Mab, con la raccolta di opere degli artisti italiani più noti, pone culturalmente Cosenza a livello di autorevoli realtà quali l’ONU e il Vaticano con Manzù oppure il Parlamento europeo e Piazza Duomo con Consagra, per non dimenticare il catanzarese Rotella che ha portato la propria arte dalla Calabria al Pompidou a Parigi e al Guggenheim di New York. Il progetto inaugurato con l’acquisizione di due opere di Consagra (inizialmente commissionate dal Comune di Lampedusa, ma mai consegnate per carenza di fondi) prevede opere di Greco, de Chirico, Rotella, Pomodoro, Mafai, Modigliani, Severini, Sironi, Fazzini, Martini, Marini, Fontana dislocate su corso Mazzini ed in alcune sue traverse. Dopo la morte di Carlo Bilotti è oggi il nipote Roberto a lavorare affinché il MAB sia terminato e Cosenza possa vantare l’esclusività di un repertorio completo dei grandi maestri del Novecento.

 

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