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Duplice omicidio a Cassano allo Jonio condannato il boss ‘pentito’

Calabria

Duplice omicidio a Cassano allo Jonio condannato il boss ‘pentito’

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Il delitto era stato inizialmente attribuito a uno ‘scambio di favori’ tra le cosche della sibaritide e quelle delle serre vibonesi.

 

CATANZARO – Il gup di Catanzaro ha condannato a venti anni di reclusione l’ex boss di Cassano allo Jonio Antonio Forastefano. L’uomo oggi collaboratore di giustizia è stato ritenuto responsabile del duplice omicidio di Fioravante Abbruzzese ritenuto a capo del gruppo degli ‘zingari’ e Eduardo Pepe. Un efferato delitto consumatosi nell’ottobre del 2003 sulla strada tra Cassano e Lauropoli. Durante il processo, celebrato con rito abbreviato, per l’ex boss della sibaritide era stato chiesto l’ergastolo in quanto l’accusa ha reputato fondata l’ipotesi secondo la quale Tonino Forastefano quel giorno fosse alla guida della Lancia Thema che affiancò la Smart su cui viaggiavano Pepe e Abbruzzese e da cui furono esplosi i colpi che uccisero le due vittime. Assolti invece il vibonese Bruno Emanuele, quarantacinquenne ritenuto il boss indiscusso dell’omonimo clan attivo nel circondario di Gerocarne e Andrea Martucci trentasettenne di Cassano allo Jonio (per il quale era stata invocata la pena all’ergastolo).

 

Grazie all’intraprendenza criminale di Antonio Forastefano era stata avviata una solida partnership tra il clan della sibaritide e quello delle serre vibonesi. Accordi che prevedevano anche lo scambio di ‘favori’, inclusi omicidi in ‘trasferta’ nel corso della faida scoppiata per l’egemonia sul territorio tra i Forastefano e gli Abbruzzese. A sparare per ‘cortesia’ sarebbe stato, secondo gli inquirenti, Bruno Emanuele, mentre Martucci fungeva da specchietto tesi demolita dall’assoluzione pronunciata stamattina tra le aule del Tribunale di Catanzaro. In Cassazione invece Forastefano ed Emanuele sono stati condannati in concorso (il primo a 14 anni di reclusione, il secondo all’ergastolo) per gli omicidi di Antonino Bevilacqua, meglio noto come Popin, e Nicola Abbruzzese consumatosi sullo sfondo dell’intreccio tra la faida di Cassano e quella delle serre.

 

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