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Vibo,”faida dei boschi”: decisiva collaborazione boss

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Vibo,”faida dei boschi”: decisiva collaborazione boss

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VIBO VALENTIA -Un contributo decisivo per risalire all’identita’ degli esecutori e dei loro fiancheggiatori del duplice omicidio dei fratelli Vincenzo e Giuseppe Loielo, di 46 e 44 anni, uccisi a Gerocarne il 22 aprile 2002, e’ giunto dalla collaborazione di Antonio Forastefano,

boss dell’omonima cosca di Cassano allo Ionio (Cosenza) che, tra l’altro, ha ammesso di avere fatto parte del gruppo di fuoco. A riferirlo sono stati inquirenti e investigatori illustrando i particolari dell’operazione che oggi ha portato alla notifica di dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere (otto a persone gia’ detenute) per associazione mafiosa e traffico di droga e tre per il duplice omicidio. Per il delitto sono imputati Gaetano Emanuele, di 37 anni, Franco Ida’ (47) e Vincenzo Bartone (44). I tre, gia’ detenuti dal gennaio scorso, sono ritenuti i fiancheggiatori del gruppo di fuoco composto, oltre che da Forastefano, nei confronti del quale l’arresto non e’ stato disposto in quanto collaboratore, e Bruno Emanuele, ritenuto il capo della cosca operante nella frazione Ariola di Gerocarne (Vibo Valentia) al quale il duplice omicidio era gia’ stato contestato in passato e accusato oggi di associazione mafiosa e traffico di droga. Secondo quanto emerso dalle indagini, il duplice delitto dei fratelli Loielo e’ maturato nell’ambito della cosca di cui erano i capi per contrasti sorti tra due gruppi contrapposti. In tre occasioni, ha riferito Forastefano, l’agguato era saltato per vari motivi fino al 22 aprile 2002, quando i killer centrarono il loro obiettivo. ”L’operazione – ha detto il questore di Catanzaro Guido Marino – dimostra che anche se vecchi, i reati non cadono nel dimenticatoio e quanto siano fondamentali i collaboratori, checche’ se ne dica. Inoltre e’ la conferma della qualita’ della squadra mobile distrettuale di Catanzaro nonostante un organico inadeguato”. Il procuratore generale Santi Consolo, dal canto suo, ha sottolineato la collaborazione con la Dda, ”confermata dall’applicazione alle indagini del sostituto procuratore generale Marisa Manzini. I risultati di precedenti inchieste sono stati lo spunto per nuove investigazioni”. Consolo ha anche ribadito che ”e’ finito il tempo degli sconti di fine stagione. Saremo rigorosi nel fare in modo che a fatti gravi corrisponda una pena giusta ma congrua. Cio’ vuol dire che per i condannati non c’e’ piu’ convenienza a restare nell’organizzazione”. ”L’inchiesta – ha rimarcato il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo – ha dimostrato la saldatura tra cosche che operano in varie zone della Calabria”. Tanto che, ha aggiunto il capo della squadra mobile Rodolfo Ruperti, ”Bruno Emanuele non solo era il capo della cosca, ma agiva come killer per conto dei Forastefano nel cosentino”. (ANSA).

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