Provincia
Nessun responsabile per i cento ‘morti di Marlane’ a Praia a Mare, tutti assolti

Scongiurata la condanna per disastro ambientale, restano aperte le indagini per i reati di cooperazione in omicidio colposo e in lesioni personali.
CATANZARO – Pioggia di assoluzioni per il processo Marlane Marzotto che intendeva far luce sull’inquinamento provocato dalla nota fabbrica tessile veneta sul Tirreno cosentino. La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato la sentenza di primo grado pronunciata nel 2014 assolvendo gli ex proprietari, i dirigenti vicentini, i quadri locali dell’azienda e gli amministratori pubblici coinvolti nella vicenda e accusati di disastro ambientale e rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Troppo tempo è invece trascorso per condannare i responsabili dei reati di omicidio e lesioni colpose per i quali è già intervenuta la prescrizione. Cento le morti sospette documentate nel processo di primo grado.
Nessuna condanna quindi per Antonio Favrin, Carlo Lomonaco ex sindaco di Praia a Mare ex responsabile del reparto tintoria, Attilio Rausse, Pietro Marzotto, Silvano Storer ex amministratore delegato del gruppo, Jean De Jaegher, Lorenzo Bosetti ex sindaco di Valdagno (Vicenza) e consigliere delegato e vicepresidente della Lanerossie; Vincenzo Benincasa in ordine al reato di disastro ambientale. La corte ha inoltre dichiarato inammissibile l’appello del pm per il reato di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro di cui erano accusati: Pietro Marzotto, Silvano Storer, Antonio Favrin, Jean De Jaegher, Carlo Lomonaco, Attilio Rausse, Lorenzo Bosetti e Vicenzo Benincasa.
Ad impugnare la sentenza erano stati i Comuni di Tortora, Praia a Mare e alcuni sindacati. Nel frattempo sono in corso nuove indagini sulla contaminazione dell’area che pare siano già confluite in un corposo fascicolo della Procura di Paola che vedrebbe tra gli indagati per cooperazione in omicidio colposo e in lesioni personali colpose Benincasa, Cristallino, Comegna, Lomonaco, Rausse, Storer e Favrin. A loro, in questo caso, viene attribuita la morte di 29 ex operai e la malattia di altri nove.




















Social