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Il cemento sta uccidendo la Calabria: aumentano di conseguenza frane e alluvioni

Area Urbana

Il cemento sta uccidendo la Calabria: aumentano di conseguenza frane e alluvioni

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Alluvione Rossano 1

Due anni fa l’alluvione di Corigliano e Rossano: 80 persone indagate tra personale dei due Comuni e privati. Nessun risarcimento ai titolari di attività devastate.

 

COSENZA – Le coste italiane sono in forte rischio, quasi il 20% della costiera è stato sigillato dal cemento. Spazzati via anche 34.000 ettari all’interno di aree protette, il 9% delle zone a pericolosità idraulica e il 5% delle rive di fiumi e laghi. Alle cifre descritte andrebbe poi aggiunto l’effetto dell’abusivismo edilizio e, in questo, la nostra regione si classifica tra quelle con la percentuale più alta: si stima che il numero delle abitazioni costruite illegalmente sia stato pari a oltre due terzi del costruito legale. Non c’è da stupirsi, già nel ‘90 questa era soprannominata una delle “regioni canaglia”. Il problema fondamentale è che con l’aumento di cementificazione aumenta il rischio di frane e alluvioni. Percorrendo la Calabria sono visibili agli occhi di tutti pezzi di paesini montani e collinari franati, ma anche case escilla alluvione villette costruite senza licenze edilizie o studi geologici del suolo. Da decenni il territorio calabrese viene maltrattato, devastato e abbandonato senza alcun criterio logico. Si parla di emergenza ma le frane e i dissesti continuano a verificarsi nonostante la prevedibilità. La regione ne è consapevole ma la consumazione del suolo non si arresta e la prevenzione non si capisce neanche cosa sia. Basta pensare al solo fatto che in molti luoghi della Calabria piazze e palazzi sono costruiti sui letti dei fiumi e alla prima esondazione, vengono giù realizzando la tragedia preannunciata.

Rossano alluvioneCome non ricordare, ad esempio, il 12 agosto di due anni fa, ciò che accadde a Corigliano e Rossano, dove fu dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Una tragica alluvione che sconvolse e cambiò la vita delle due cittadine. Per quel grave avvenimento sono indagate 80 persone tra tecnici dei due Comuni, privati cittadini accusati di reati ambientali, falsi e abuso d’ufficio. Anche alcuni amministratori sono finiti nella lente d’ingrandimento dell’inchiesta portata avanti dalla Procura di Castrovillari, che il giorno dopo l’alluvione, fu subito aperta dal procuratore Eugenio Facciolla. Sin dall’inizio scoppiarono le polemiche, perchè era noto a tutti l’abusivismo dilagante e gli effetti che avrebbe provocato un’alluvione. Tra le varie carte esaminate dagli inquirenti, sono usciti fuori dei presunti falsi documenti che avrebbero aumentato il pericolo per la popolazione. Un quadro desolante che lo stesso Facciolla descrisse con sdegno: “L’indagine mostra che in alcuni territori manca completamente il senso dello Stato e nessuno si prende la briga di controllare quanto avviene.” Oltre il danno poi arrivò la beffa: nel 2016 il Consiglio dei Ministri decise di non inserire Corigliano e Rossano nelle città colpite da calamità naturali. Ciò bloccò i risarcimenti verso coloro che avevano avuto distrutta la propria attività dal nubifragio. Tutto questo sta a significare che si lascia tutto in mano alla politica del cemento, che dà carta bianca ai costruttori senza scrupoli. La prevenzione resta sempre una parola sconosciuta, mentre noti a tutti rimangono i termini fango e disastro ambientale.

 

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