Area Urbana
Rende, l’assalto al “kit rifiuti”. Calabra Maceri replica, minimizza e punta il dito contro i cittadini

La nota inviata dalla d.ssa Maria Teresa Celebre, Responsabile della Comunicazione Calabra Maceri e servizi S.p.A. parla di “tanto caos per nulla…” e “dell’altro lato della medaglia dell’assalto al kit”.
RENDE (CS) – A seguito delle numerose lamentele e polemiche sulla gestione del servizio di consegna dei kit per consentire ai cittadini di Rende di poter svolgere una corretta raccolta differenziata, la Calabra Maceri e servizi S.p.A. ha inteso rispondere con una nota ai tanti articoli sulla consegna selvaggia dell’occorrente, nella quale esamina “lo stato dell’arte dell’implementazione del nuovo servizio di raccolta dei rifiuti nel Comune di Rende”.
La nota inizia con una ricostruzione che parte dal 29 aprile (sei mesi fa) giorno in cui, “è partita a Rende la campagna informativa per preannunciare le novità in merito al servizio di raccolta differenziata dei rifiuti. La tanto attesa rimozione dei cassonetti, divenuti ormai ripiego illecito per cittadini di tutto l’hinterland cosentino, è iniziata già a fine maggio a partire dalla zona di Roges ed ora sta per concludersi, con la rimozione dei pochissimi cassonetti rimasti sul territorio di Rende”.
La nota prosegue con una “lezioncina” gratuita ai cittadini, quasi ce ne fosse bisogno: “Non ci si potrà disfare di tutto in maniera indiscriminata, ma gli scarti domestici saranno recuperati con il sistema della raccolta “Porta a Porta”. E per conferire sarà necessario essere in possesso del kit composto da: calendario di raccolta “porta a porta”; guida pratica alla raccolta differenziata; 3 mastelli (di colore grigio, marrone o verde a seconda dei materiali da conferire); 3 confezioni di buste (bianche, azzurre e grigie)”.
Finita la parte riepilogativa e anche utile per certi versi, ecco il vero problema dell’azienda ovvero quello legato alla distribuzione di queste attrezzature, che è stata avviata a fine aprile “a domicilio dal nostro personale, partendo dai condomini di Roges – riporta il comunicato – quale prima zona interessata al passaggio al nuovo sistema di raccolta”.
Nei primi tempi dunque, i condomìni partiti per primi hanno avuto la possibilità di ricevere a domicilio i kit, di parlare con gli operatori per ottenere tutte le informazioni e prima ancora hanno trovato i volantini e gli avvisi agli ingressi dei rispettivi palazzi. Così è stato anche per Commenda. Ed eccoci al dunque perchè la responsabile della comunicazione, nella nota, sottolinea che “i cittadini ( e quindi dovrebbe comprendere tutti i rendesi e non una parte) sono stati preventivamente avvisati attraverso articoli di giornale, manifesti, volantinaggio ed anche attraverso canali multimediali quale il nostro sito web e la nostra pagina facebook“.
Ma la questione è un’altra, quei rendesi che vivono nelle contrade, nel centro storico e nelle zone periferiche (molti di questi anche anziani) sono obbligati ad informarsi quotidianamente leggendo i giornali, consultando internet o passeggiando per strada alla ricerca di un volantino? Perchè non è detto che ciò sia scontato. Pertanto “tutti” i cittadini di tutto il territorio di Rende, avrebbero dovuto ricevere a domicilio prima un avviso con tanto di spiegazione del nuovo servizio e poi il kit. E così non è stato.
“Proseguendo nella copertura a tappeto dell’intero territorio abbiamo lasciato – prosegua la nota dell’azienda – come ultime zone quelle in cui il servizio con metodo del porta a porta era ormai operativo e consolidato dal 2011 (in queste zone di fatto non sono state apportate modifiche sostanziali al servizio, se non piccole variazioni del calendario per il giorno di raccolta dei diversi materiali), anche perché in queste zone i cittadini sono stati informati che potevano continuare ad usare il “vecchio” kit, ma rispettando solo il nuovo calendario, fino alla consegna a domicilio del nuovo”. Dalle varie testimonianze raccolte tra i cittadini però, ci risulta che molti di questi, siano stati costretti ad eliminare i vecchi mastelli e a recarsi personalmente nei punti di consegna ‘itineranti’ a prendere i nuovi. A domicilio, non avrebbero ricevuto proprio nulla.
“Contestualmente alla distribuzione a domicilio del kit, sono stati istituiti “gazebo itineranti” per dare la possibilità alle persone non trovate in casa al momento dell’arrivo degli operatori, di poter ritirare personalmente le attrezzature”. Sono tantissimi i cittadini che non hanno mai ricevuto la visita di alcun operatore quindi, diciamo che forse coprire tutto il territorio era troppo complicato e allora si è pensato di consegnare tutto in piazza: si arriva con il furgoncino, si da un numerino, si costringe ad aspettare ore ed ore e si risparmia anche sui costi che potrebbero essere legati alla consegna su tutto il territorio.
La nota di Calabra Maceri passa poi a fornire i dati attuali di consegna: “Ad oggi, per coprire sul territorio circa 20.000 utenze, i nostri operatori hanno distribuito a domicilio oltre 12.000 kit per la raccolta differenziata, lavorando anche nei mesi estivi e con punte di 48 gradi, ed oltre 3.000 kit con lo strumento dei gazebo itineranti. Come si legge dai numeri, la consegna a domicilio è stato il metodo più usato e proficuo per la consegna, metodo che ancora stiamo usando per raggiungere i restanti utenti”. Sarà mica colpa dei rendesi l’aver costretto gli operatori a lavorare sotto 40 gradi nei mesi estivi?
Altro dato emerso: “attraverso la consegna a domicilio dei kit abbiamo rilevato e segnalato oltre 1.000 utenze non iscritte a ruolo; 1.000 cittadini che non hanno mai pagato le tasse sui rifiuti e che rivendicano servizi per i quali non avrebbero nemmeno diritto”. Su questo punto non possiamo che bacchettare il Comune per non essersi mai accorto di un dato così importante e ringraziare l’azienda per la ‘scoperta’.
Infine, anche il nostro giornale ha riportato articoli di gazebo affollati, file chilometriche, gente che perde la pazienza e che arriva a volte a scrivere lettere aperte di protesta. Come dar torto ai cittadini, perchè puntare il dito contro di loro quasi accusandoli di aver provocato quello che nella nota di Calabra Maceri viene “l’assalto al kit”?
La notizia del ritiro ‘immediato’ dal territorio degli ultimi cassonetti, dal 2 ottobre, letto qua e là su Facebook o per sentito dire (dato che molte utenze non hanno mai ricevuto un avviso o un volantino, anche quelle censite e che hanno sempre pagato i tributi) è ovvio che abbia messo in allerta i rendesi che ancora non avevano i kit.

Sull’ultimo punto nulla da eccepire: alcuni cittadini delle zone servite dal porta a porta, migrano per la caccia al cassonetto e gli ultimi rimasti, negli ultimi tempi sono stati presi d’assalto. Ma a chi vogliamo attribuire la responsabilità di questo? A tutti o a pochi incivili? E chi ha il compito di vigilare?
Concludere con frasi quali “Ora che non ci sono più cassonetti da inseguire… è arrivata la paura” suona di comunicazione di “cattivo gusto”: “La realtà è un’altra: proprio adesso che non vi sono più alternative – riporta la nota – che il nostro caro cittadino “Mr Hyde” (cittadino Mr Hyde????) non può più abbandonarsi alle sue scorribande; non può più usare la PEZ (Postazioni ecologiche zonale) come metodo alternativo al porta a porta e non di supporto come dovrebbe essere (siamo stati costretti a limitare ad un accesso settimanale per ogni utente); che viene a strillare ai gazebo; che rivendica la consegna delle attrezzature pur non essendosi mai iscritto a ruolo e non pagando per il servizio; che nonostante informato che la fornitura dei sacchetti ha cadenza semestrale, si piantona davanti ai gazebi, aggravando i tempi di attesa; che infierisce contro i nostri operatori verbalmente e non solo; che il venerdì mette all’esterno della propria abitazione bustoni neri pieni di rifiuti non differenziati infischiandosene delle regole”.
Calabra Maceri però non ha calcolato l’altra faccia di una medaglia che forse, ne ha più di due a questo punto: innanzitutto i cittadini non sono tenuti ad informarsi sui giornali o su internet per cambiamenti che riguardano il servizio di raccolta dei rifiuti affidato dal Comune all’azienda; i cittadini, tutti, avrebbero dovuto ricevere informazioni direttamente nelle loro utenze da parte del personale, che avrebbe dovuto svolgere l’attività di informazione sul corretto funzionamento e conferimento di rifiuti e delle PEZ. Il cittadino dovrebbe potersi recare in azienda liberamente e ritirare il proprio kit in base alle sue esigenze (lavorative, familiari…) e non trascorrendo ore ed ore ai ‘gazebo itineranti’; e ancora il cittadino dovrebbe poter colloquiare con gli operatori addetti al call center gratuito (numero verde 800973217) al quale si risponde a singhiozzo.
Infine il cittadino, non quello ‘incivile’ ma quello che intende allinearsi qualora non lo fosse ancora, deve essere messo nelle condizioni di essere trattato come tutti gli altri (vedi Roges e Commenda…) che hanno ricevuto informazioni e ricevuto tutto l’occorrente a domicilio. Nessuno vuole parlare di inefficienza e disorganizzazione, ma è palese che di questo si sia trattato. Ricordiamo che i cittadini (quelli che hanno sempre pagato e pagheranno anche profumatamente questo servizio sono i loro ‘clienti’ e vanno rispettati.



















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