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‘Ndrangheta al Nord e consensi, 80mila euro ogni due settimane per l’appalto della tangenziale

BRESCIA – Il Grande Aracri di Cutro gestiva anche i lavori di riqualificazione della tangenziale sud di Brescia.
Emerge dall’inchiesta della DDA di Bologna che ha portato in carcere oltre 150 persone in tutta Italia. In particolare la Giglio srl, società di proprietà di Giuseppe Giglio, uno degli arrestati, nel 2008 aveva stipulato un contratto di trasporto terra con la nuova Beton di San Polo d’Enza. La Dia di Milano, dopo una prima inchiesta, aveva intimato l’allontanamento dell’azienda dai cantieri bresciani. Allontanamento che fu però solo temporaneo secondo il racconto di un pentito, Angelo Cortese. “Ogni 15-20 giorni Salvatore Procopio andava a Brescia con 80mila euro in contante”. ha rivelato il pentito Angelo Cortese. I soldi sarebbero serviti per pagare in nero il materiale acquistato in una cava della provincia di Brescia. Intento ieri mattina è stato raggiunto in Germania dalla polizia di Augsburg Gaetano Blasco, imprenditore ritenuto uno degli organizzatori dell’associazione e protagonista, insieme ad Antonio Valerio, un altro indagato, della telefonata in cui i due scherzano sul terremoto.
Blasco era nel suo ristorante, ‘da Gaetano’, e non ha opposto resistenza. Il giorno dopo l’operazione antimafia che ha portato all’arresto di oltre 160 persone e il sequestro di 100 milioni, il vicepresidente della Commissione antimafia, Claudio Fava, ha affermato che l’operazione Aemilia è “straordinaria e inquietante per il livello di compromissione che svela tra la ‘Ndrangheta e circuiti insospettabili dell’economia, della politica, dell’informazione e delle istituzioni”, e “preoccupa in particolare la permeabilità del sistema dell’informazione”. “Una permanente ed incondizionata disponibilità dimostrata da alcuni funzionari delle forze dell’ordine infedeli e proni alle richieste, le più varie, provenienti da soggetti la cui fama ‘ndraghetistica era agli stessi nota (sette tra carabinieri e poliziotti sono coinvolti ) e non avrebbe del resto potuto non essere tale, in ragione dell’attività svolta”. “La ricerca del consenso mediatico, – scrive il Gip – costituisce una delle nuove frontiere aperte dalla progressiva infiltrazione nel tessuto sociale”, facendo credere all’opinione pubblica “che la partita si giochi tra uno Stato vessatore e onesti faticatori”. Ci sono infatti diversi indagati che si sono serviti dei mezzi di informazione, con interviste su quotidiani e in tv, attraverso l’aiuto del giornalista Marco Gibertini, arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa.


















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