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Sciopero a Cosenza: in piazza per chiedere lavoro e dignità. Irruzione al Metropolis

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Sciopero a Cosenza: in piazza per chiedere lavoro e dignità. Irruzione al Metropolis

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Questa mattina a Cosenza lo sciopero nazionale indetto da COBAS USB

 

COSENZA – Questa mattina lavoratori, disoccupati, precari, migranti, giovani studenti e adulti, si sono dati appuntamento in piazza in occasione dello sciopero nazionale indetto da COBAS USB. La protesta nasce dalla ferma contrarietà al job acts e a tutte le leggi che precarizzano il lavoro, al caporalato e allo sfruttamento sui luoghi di lavoro, alla buona scuola e all’alternanza scuola lavoro, all’aumento dell’età pensionabile. I manifestanti rivendicano lavoro, salario, reddito, diritti, casa, dignità. Il corteo è partito intorno alle 10 da piazza Loreto, ha attraversato corso Mazzini, per poi arrestarsi in un presidio a piazza XI Settembre. Allo sciopero hanno partecipato, anche, i Vigili del fuoco precari e CNR precari Calabria. Al termine del presidio un nutrito gruppo di manifestanti ha fatto irruzione nel centro commerciale Metropolis di Rende dove i vigilantes hanno tentato di impedire ai militanti di distribuire volantini e sensibilizzare la cittadinanza su precariato, disoccupazione e sfruttamento del lavoro.

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“Ci dicono che soldi non ce ne sono – spiegano i manifestanti – e che bisogna fare sacrifici. Stanziano miliardi di euro per padroni e banchieri e lo giustificano come unico metodo per creare ricchezza ed occupazione. Ci accusano di aver vissuto sopra le nostre possibilità e continuano con i tagli alle spese sociali e le privatizzazioni. Smantellano i servizi pubblici primari (sanità, trasporti, istruzione) finanziando di contro le aziende private. Giocano sulle nostre vite e noi come polli continuiamo a cascarci. Le politiche di Prodi, Berlusconi, Monti, Renzi e Gentiloni sono e saranno sempre politiche antisociali, di attacco alle condizioni di vita e di lavoro dei salariati. Se cambiamenti ci sono stati, per noi sono stati solo cambiamenti in peggio. I ricchi invece continuano a macinare profitti e ingrassare a nostre spese e quando proprio non riescono ad intascare gli utili desiderati smontano le fabbriche, sbattono i lavoratori in mezzo alla strada, insabbiano i capitali e li trasferiscono dove lavoro e tassazione costano meno. Le uniche cose che crescono sono i numeri delle persone costrette ad emigrare ed il tasso di disoccupazione. Contro tutto questo noi siamo oggi in piazza. Studenti, precari, migranti, lavoratori fianco a fianco per rivendicare quello che ci spetta: casa, reddito, lavoro, diritti, dignità.

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Nella nostra Calabria, a lungo saccheggiata dai padroni del nord e del sud, dai politici di tutti i colori e gli schieramenti, la disoccupazione giovanile si attesta a quasi il 50%. E se a questo enorme esercito, si sommano i mobilitati, gli inoccupati di lunga data e le altre migliaia di persone e che nella crisi hanno perso il lavoro, appare evidente come la situazione sia pericolosamente drammatica. Sulla disperazione di queste famiglie i vari potentati politici del territorio (Gentile, Oliverio, Occhiuto, Adamo) costruiscono le proprie fortune politiche ed economiche. Sono loro, con la complicità dei loro compari a Roma, che condanno questa terra e le sue genti alla fame. A Cosenza le preoccupazione di questi signori sono la realizzazione del nuovo stadio, un nuovo complesso ospedaliero, l’ovovia, la metro ed in ultimo il sempreverde ponte sullo stretto. Com’altro mangerebbero sti infami e i loro amici e gli amici degli amici? Di contro le uniche prospettive per migliaia di giovani, in buona misura laureati, o per quei soggetti che a 50/55 anni hanno perso il lavoro e difficilmente troverebbero collocazione consona al proprio profilo professionale, sono i call center. Altra prospettiva elemosinare un posto dopo esser passato da svariati mesi di stage e tirocini non retribuiti. Perché è questa l’ultima frontiera dei rapporti di produzione: lavorare gratis. I cartelli con su scritto “cercasi tirocinante” spopolano negli asili privati quanto nei nidi e nei centri commerciali.

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E mentre chiudono interi reparti sanitari, si smantellano gli ospedali, si reintroducono i ticket e si costringono le nostre genti ad andare a curarsi al Nord, fioriscono le strutture sanitarie convenzionate. Centri privati finanziati con soldi pubblici, gestiti dai padroni della sanità privata senza alcun controllo da parte delle ASP o della Regione, applicando ai lavoratori contratti capestro che non rispecchiano la natura delle convenzioni, con lavoratori che non possono vedersi riconosciuto manco il diritto di ammalarsi e che pur di mantenere il lavoro restituiscono parte della busta paga. Ma di tutto ciò ai nostri bravi politici sembra non interessare, più impegnati a consolidare le loro posizioni di potere senza scontentare gli amici. Nonostante le responsabilità di tale stato di cose sia evidente pure ai ciechi, si additano le responsabilità di povertà, disoccupazione e fame non ai reali responsabili: politici e padroni, ma ai migranti e rifugiati. Si creano sentimenti di odio e razzismo, in modo da distogliere l’attenzione sui responsabili materiali della crisi e della disoccupazione. Si nascondono invece i motivi che spingono milioni di persone a scappare dalle proprie terre a bordo di gommoni. Si tace sullo sfruttamento dei braccianti “neri” nei campi dove vigono anche le differenziazioni salariali in relazione al colore della pelle. Contro questo stato di cose noi oggi stiamo scioperando.”

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