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Arrestato noto imprenditore operante nel settore rifiuti, sequestrati 4 milioni di euro

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Arrestato noto imprenditore operante nel settore rifiuti, sequestrati 4 milioni di euro

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COSENZA – L’uomo è accusato di truffa ed evasione fiscale.

Fabbricati, terreni, conti correnti, quote societarie ed oltre 20 automezzi, per un valore che supera i 4 milioni di euro, sono i beni che le Fiamme Gialle di Scalea hanno posto sotto sequestro nella giornata di ieri su disposizioni del gip del Tribunale di Paola. La complessa attività investigativa, iniziata nel Luglio 2013 e diretta dai procuratori Giordano Bruno e Linda Gambassi, ha consentito di accertare una truffa ai danni della Regione Calabria per 900mila euro posta in essere dai responsabili di una società cosentina operante nel settore della raccolta e smaltimento rifiuti, la Alto Tirreno Cosentino. E’ stato inoltre appurato che la societa’ attraverso l’utilizzo di crediti d’imposta, creati artificiosamente, con l’emissione e l’utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti e la sopravvalutazione dei beni aziendali, anche di 5 volte il loro reale valore di mercato, è riuscita a non versare all’erario imposte e contributi per un importo che supera i 13 milioni di euro. L’amministratore Francesco Rovito, espletate le formalità di rito è stato tradotto agli arresti domiciliari. Dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza si apprende che l’operazione è ancora in corso e non si esclude possano emergere ulteriori rilievi che potrebbero aggravare la posizione del noto imprenditore cosentino.

 

Francesco Rovito era già stato arrestato nel 2011 in quanto accusato di aver sversato in località Fiumegrande a Tortora tonnellate di rifiuti solidi urbani senza alcun tipo di autorizzazione in un sito adibito allo smaltimento di inerti derivanti da estrazioni da cava. In quell’occasione il provvedimento di custodia cautelare a suo carico scattò inoltre per i reati ambientali scaturiti dall’aver contaminato i terreni di località Pantano a Scalea abbancandovi 1.200 metri cubi di rifiuti pericolosii tra cui batterie al piombo. Ma c’è di più. Sempre a Scalea, a Piano dell’Acqua, Rovito decise di abbancare rifiuti di ogni tipo senza alcun tipo di precauzione e tantomeno sistemi di raccolta del percolato con nefaste conseguenze per l’inquinamento atmosferico e del sottosuolo. Per quanto riguarda, l’amianto, i rifiuti speciali, i rifiuti pericolosi e i rifiuti solidi urbani il sistema ingegnato dall’imprenditore fu quello di abbandonare il tutto in dei terreni a Santa Domenica Talao. Il processo a suo carico è ancora in corso e la prossima udienza è fissata per il 25 Settembre.

 

 

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