Area Urbana
Omicidio di Arcavacata, condannato l’amico reo confesso

Dura la pena inflitta a Francesco Attanasio. Mentre si trovava in carcere sua sorella e sua madre sono state trucidate nel cimitero di San Lorenzo del Vallo
COSENZA – Fine pena mai per Francesco Attanasio. Il trentaquattrenne ha appena incassato la pena dell’ergastolo. Apparentemente disoccupato, prima di essere arrestato, svolgeva diverse attività che lo portavano a misteriosi viaggi in Albania. Dopo una fuga durata pochi giorni Attanasio si era autoaccusato dell’omicidio del suo amico Damiano Galizia. A suo dire, lo avrebbe sparato al culmine di un litigio scaturito dalla richiesta di Galizia di ottenere la restituzione di 17mila euro che gli aveva prestato nei mesi precedenti. Dopo averlo ucciso Attanasio ha avvolto il corpo del trentunenne in un tappeto lasciandolo nell’appartamento di Arcavacata nel residence La Collinetta di cui possedeva le chiavi. Un delitto ‘sospetto’ avvenuto nello stesso pomeriggio in cui venne ritrovato a Quattromiglia un arsenale di armi in un garage dove erano stipati, a due passi dallo svincolo autostradale kalashnikov, mitragliette Uzi, pistole Beretta di vario calabro, Skorpion, fucili d’assalto per auto blindate e un Thompson americano. Il giudice nel condannare Attanasio non ha riconosciuto al reo confesso le attenuanti generiche, mentre ha inteso inasprire la pena richiesta dal pm (18 anni di reclusione) evidenziando le aggravanti dell’occultamento del cadavere e dei futili motivi.
Intanto stamattina in Corte d’Assise a Cosenza si è svolta un’altra udienza che vede come imputato Luigi Galizia. Fratello di Damiano è accusato di aver assassinato la madre e la sorella di Attanasio, Edda Costabile ed Ida Attanasio nel cimitero di San Lorenzo del Vallo. Dalle audizioni dei teste è emerso un dettaglio su cui aveva insistito anche il procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla all’indomani del suo arresto: nel camposanto qualcuno ha visto ciò che accadeva. “Siamo riusciti ad individuare una persona che era certamente presente. Più che omertà, – sostenne il procuratore Facciolla – mi permetto di chiamarla una sorta di resistenza a parlare davanti alle forze dell’ordine. Quello che è accaduto, potrebbe succedere anche a chi era presente perché ha visto gli assassini. Quindi potrebbe accadere anche a loro e nessuno li può proteggere“.
Si ricorda che Damiano Galizia risulta essere il nipote di Costantino Scorza presunto boss di San Lorenzo del Vallo, ritenuto elemento di spicco del clan Presta cosca sodale ai Lanzino di Cosenza. Nel 2011 nello stesso Comune si consumò quella che fu definita la strage di San Lorenzo quando furono uccise la madre e la sorella dell’assassino del figlio del boss Franco Presta, Domenico, nel trigesimo della sua morte. Oggi in aula nel processo in cui si cerca di ricostruire il duplice omicidio della madre e della sorella di Attanasio. Il marito di quest’ultima stamattina innanzi al collegio giudicante ha dichiarato il proprio scetticismo in merito alla protezione che le forze dell’ordine avrebbero dovuto garantire alla sua famiglia. L’uomo è un ex maresciallo della Guardia di Finanza che ben conosce gli ambienti investigativi e non ha mai ritenuto né Luigi Galizia né Francesco Attanasio dei ‘bravi ragazzi’. Nella sua deposizione ha affermato di cercare da tempo di capire chi abbia accompagnato in cimitero Luigi Galizia la mattina in cui sua moglie e sua suocera furono uccise a colpi di pistola.
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