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Operazione “Stige”, le mani del clan Farao Marincola: dalla produzione del pane all’accoglienza dei migranti

Calabria

Operazione “Stige”, le mani del clan Farao Marincola: dalla produzione del pane all’accoglienza dei migranti

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gratteri operazione stige 1

 

Non è bastato il carcere a fermare l’operato del vecchio boss ergastolano Giuseppe Farao, 71 anni, patriarca del clan Farao-Marincola. Secondo i magistrati della Dda di Catanzaro ed i Carabinieri infatti, era lui a dettare le direttive alla cosca ed il suo potere era radicato del Crotonese, in particolare nell’area di Ciro’, Ciro’ Marina e comuni circostanti, dove operavano due ‘ndrine satelliti: quella di Casabona (Kr), facente capo a Francesco Tallarico, e quella di Strongoli (Kr), facente capo alla famiglia “Giglio”. Ma le proiezioni del clan arrivavano nelle regioni del Nord Italia e della Germania, dove venivano gestite attivita’ commerciali e imprenditoriali, frutto di riciclaggio e reimpiego dei capitali illecitamente accumulati.

L’assetto del sodalizio, dicono gli inquirenti, era espressione delle direttive impartite da Giuseppe Farao ed era orientato a privilegiare lo sviluppo imprenditoriale della cosca, affidato ai figli e nipoti del patriarca e sviluppato attraverso il reperimento di nuovi e sempre piu’ remunerativi canali di investimento economico: un’attivita’ per la quale era necessaria la massima tranquillita’, per cui l’ordine era quello di limitare il ricorso ad azioni violente ed evitare gli scontri interni che avrebbero potuto pregiudicare gli “affari”. Il controllo mafioso del territorio era stato demandato ad una serie di “reggenti”, fedelissimi del capo cosca.

Le mani del clan nell’accoglienza migranti

La cosca di ‘ndrangheta Farao-Marincola inoltre, grazie alla collusioni di alcuni amministratori pubblici, era riuscita ad infiltrarsi anche nell’accoglienza ai migranti. In particolare un immobile adibito a centro accoglienza profughi a Cirò Marina sarebbe stato riconducibile alla cosca. La struttura era gestita da una serie di cooperative compiacenti, i cui rappresentanti, per l’accusa, fungevano da collegamento con gli enti pubblici per ottenere finanziamenti e autorizzazioni. Il sodalizio criminale otteneva così, sostanzialmente in esclusiva per le proprie ditte, la fornitura di beni e servizi ai migranti, accrescendo ulteriormente i propri introiti grazie anche al sistematico ricorso a fatturazioni gonfiate.

Il Comune di Cirò Marina da piu’ mandati e’ espressione della cosca

gratteri luberto operazione stigeL’ultima competizione elettorale ha visto candidati due esponenti della cosca: “Rischiamo la nostra liberta’ di voto”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Catanzaro, Vincenzo Luberto, nel corso della conferenza stampa per l’operazione Stige contro la cosca Farao Marincola che ha portato a 169 arresti. Luberto ha, quindi, parlato di “mutazione genetica della ‘ndrangheta. Farao in carcere – ha spiegato – da’ ordini ai familiari di smetterla con i reati violenti e dice loro di lavorare per investire capitali in attivita’ imprenditoriali. Non si tratta di infiltrazione, ma di immedesimazione della ndrangheta nell’imprenditoria. Sono stati costituiti monolocali e duopolio in vari settori: pane, olio. La cosca controlla i porti di Cariati e Ciro’ Marina. Controlla lo smaltimento dei rifiuti e dispone di una propria azienda che viene intestata a imprenditori che lavorano secondo le direttive della cosca. Quando – ha spiegato ancora Luberto – poi arriva l’interdettiva si cambia intestazione. Per il riciclaggio di plastica e cartone ci sono stati investimenti dal nord Italia. L’attivita’ ha comportato importanti investigazioni in Germania per il commercio dei vini. Ogni ‘ndranghetista ha la propria linea di vini con i nomi dei papa’ o dei parenti. La cosca – ha sottolineato – ha il monopolio dei semilavorati per la pizza in Germania”.

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