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Omicidio Parretta, l’assassino: “Mi sentivo spiato dai vicini di casa”

Calabria

Omicidio Parretta, l’assassino: “Mi sentivo spiato dai vicini di casa”

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Salvatore Gerace, 57 anni con precedenti per droga, rapina ed armi dopo avere sparato al 18enne si è asserragliato nella sua abitazione. L’uomo si sentiva al centro di un complotto

 

CROTONE – Ha sparato Giuseppe Parretta perché temeva di essere al centro di un “complotto”, di essere “spiato” dai vicini di casa, Salvatore Gerace, il cinquantaseienne che ieri, a Crotone, che ha fatto irruzione nell’abitazione adiacente alla sua sparando, in preda ad un raptus, e uccidendo il 18enne a colpi di pistola, un revolver calibro 38. Una conferenza stampa tenuta dal dirigente della mobile di Crotone, Nicola Lelario e dal vicario del questore Antonio Ferrante, ha delineato quelle che pare siano state le fasi concitate di quei terribili momenti. Al momento dell’irruzione, il ragazzo si trovava in casa insieme alla mamma, Katia Villirillo, presidente dell’associazione Libere donne, molto impegnata nel contrasto alla violenza di genere, alla fidanzata, la sorella ed il fratello.  Secondo la ricostruzione degli inquirenti grazie alle testimonianze dei familiari, il 18enne avrebbe fatto da scudo ai familiari divenendo bersaglio dei colpi di pistola sparati con “freddezza” da Gerace. La vittima è stata raggiunta al petto, alla spalla ed al fianco.
Gli inquirenti, durante la conferenza stampa hanno spiegato come, allo stato, non ci sia “collegamento tra quanto accaduto ieri pomeriggio è l’attività dell’associazione Libere donne”.
E’ stata una mania di persecuzione, secondo quanto emerso, ad avere obnubilato la mente di Salvatore Gerace. L’uomo ha riferito agli investigatori di sentirsi spiato ritenendo che la moto, uno scooter con il quale ieri Giuseppe Parretta era arrivato a casa nel pomeriggio, fosse un regalo proprio per questa attività di spionaggio: una motivazione assurda che Gerace, con precedenti per droga, rapina ed armi, ha riferito al magistrato, Alfredo Manca, che lo ha interrogato. Sul posto, dopo le segnalazioni giunte alla centrale della Polizia, sono intervenuti gli agenti delle Volanti e della Squadra Mobile che hanno raccolto le prime testimonianze.
Gerace, dopo il delitto, si è asserragliato nella sua abitazione. Prima non voleva aprire, poi ha ceduto conducendo gli agenti nella camera da letto dove ha consegnato l’arma usata, un revolver 38 con proiettili (dalla perquisizione ne sono stati poi trovati altri), con matricola abrasa e detenuta illegalmente. Per lui il magistrato ha formalizzato l’arresto.

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