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Sorgenti contaminate, Rende dipende dall’Abatemarco con acqua per metà dei residenti

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Sorgenti contaminate, Rende dipende dall’Abatemarco con acqua per metà dei residenti

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acqua rubinetti 8

Si continua a ‘rattoppare’ la rete idrica. Il sindaco spiega gli interventi effettuati, critica per le tariffe pagate dai cittadini e ritenute illegittime

RENDE (CS) – Il consiglio Comunale tenutosi ieri a Rende si è occupato dell’emergenza idrica tra i quartieri. Un tema sollevato mesi fa da 12 consiglieri che chiedono risposte certe sulla carenza d’acqua nel Comune Rende. In merito, il sindaco di Rende Marcello Manna ancora una volta ha ribadito che alla siccità contribuisce il censimento errato dei residenti. “Su una popolazione ufficiale di 35mila abitanti – ha chiarito il primo cittadino di Rende – in realtà il territorio ha circa 70mila abitanti. Un aspetto gravissimo, visto che ci vengono forniti 248 litri al secondo proprio in base ad una stima errata della popolazione che gravita su Rende. E’ questione che ho sollevato a Roma anche a livello ministeriale. La società Acque Potabili, che gestisce il servizio, spiega che già con 208 litri al secondo la situazione non è più gestibile. Quest’estate siamo arrivati a 190 litri al secondo.

 

Dipendiamo per quasi il 90% dall’Abatemarco perché le risorse idriche rendesi sono inutilizzabili a causa della contaminazione da metalli pesanti. Nè a Roges nè a Santo Stefano di Rende abbiamo sorgenti potabili. Inoltre registriamo una dispersione idrica del 40%. Possiamo solo intervenire sulle perdite. Sorical ha già fatto dei lavori di riparazione delle falle facendoci recuperare 14 litri al secondo, Acque Potabili ha lavorato per far affluire altri 20 litri al secondo. Ora abbiamo un finanziamento della Regione Calabria da tre milioni e duecentomila euro che ci consente di continuare a ristrutturare la rete. Non è però da escludere che Rende possa tornare di nuovo a dover affrontare l’emergenza siccità perché resta il nodo della popolazione sottostimata presente sul territorio”.

 

A chiedere che l’acqua torni pubblica come prima degli anni ’90 “in ossequio all’esito del Referendum popolare e alle disposizioni dell’Autorità Idrica della Calabria” è stato il consigliere dei Cinque Stelle Domenico Miceli. “A favore dei cittadini – ha fatto notare Miceli – non è stato fatto neanche il tentativo di indagare sui 3 milioni di euro che Sorical chiede al Comune di Rende che qualora fossero illegittimi potrebbero permettere di alleggerire il carico delle bollette. I rendesi pagano tariffe altissime, ritenute fuori norma dalla Corte Costituzionale nel frattempo sui fondi per la depurazione tutto tace”. Il Consiglio si è poi interrotto per l’assenza dei documenti necessari a discutere l’ordine del giorno successivo: l’edilizia scolastica. 

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