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Ennesimo furto nella zona industriale, rubati oltre 40 mila euro di macchinari

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Ennesimo furto nella zona industriale, rubati oltre 40 mila euro di macchinari

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«Nel 2009 ho consentito l’arresto di una banda di criminali che venne da me a tentare una estorsione. Sono rimasto un anno e mezzo sotto protezione. Ci vuole eroismo per fare l’imprenditore in Calabria. Io lavoro da oltre 25 anni, quando ho iniziato ne avevo 16 di anni. Ora mi rendo conto che avere investito nel lavoro ogni risorsa, ma non solo economica ma anche temporale, talvolta affettiva, perché noi finiamo per amare la nostra azienda, forse è stato un errore.  Perché poi quando succedono queste cose ti rendi conto che sono errori».

 

Le forze dell’ordine non hanno colpe. E’ lo Stato che è assente

«Io non me la prendo con le forze dell’ordine preposte a difenderci. Non hanno risorse. Il carabiniere che è intervenuto è rimasto a fare la ronda stanotte, stamattina non ha fatto colazione e oggi pomeriggio era lì in caserma. Non si può pretendere neanche da questi uomini che lavorino 24 ore al giorno. Le caserme sono sempre più vuote. Un presidio del territorio è la base essenziale visto che la microcriminalità e la criminalità organizzata sono sempre più organizzate. Per combattere una criminalità organizzata ci vuole uno Stato presente e organizzato e al momento il nostro Stato non è organizzato per far fronte a questa emergenza. Io non sono per la violenza ma sono per la prevenzione. Se il delinquente, chi fa l’atto delittuoso vede che lo Stato è presente all’interno di un territorio cambia mestiere, territorio. A me hanno fatto un danno di quaranta mila euro e forse, se rivenderanno la merce di soppiatto ci guadagneranno due, tre, forse cinque mila euro, specie un escavatore immatricolato. Ora una banda di 4 persone che in una notte prende 5 mila euro rischiando la vita, forse fa prima ad andare a lavorare. Ma c’è un accesso più facile alla criminalità che al lavoro. Se invece si vieta la criminalità uno il lavoro se lo va ad inventare; io la vedo così, mi sbaglierò. Forse sono un sognatore, e ho sbagliato. Ma non vedo vie di uscita.

Oggi lo Stato è assente. Vado dal prefetto a dirgli che dopo settanta anni di attività decido di chiudere e gli consegno le chiavi. Perché sinceramente far fronte all’estortore, alla microcriminalità che mi opprime: non sono libero di lasciare un furgone sotto al magazzino perché lo trovo aperto e mi mancano quegli strumenti che permettono ai dipendenti di fare il loro lavoro quotidiano e che questi signori li rubano per 50 euro. Però ai miei dipendenti gli costerà l’impossibile: di mancato servizio, mancato utilizzo, di stipendio che gli devo pagare pur non avendo prodotto. Cioè a quel punto divento inerme, come faccio? La prima frase che mi è venuta in mente tornando a casa, rivolgendomi a mio figlio “studia, laureati e vattene dall’Italia”. E’ quello che mi sento di dire ad un ragazzo di 15 anni con tanti sogni. Da uomo vissuto che posso dire? Non voglio nemmeno che faccia il mio lavoro. Mi sento svuotato. Alla fine un imprenditore, un artigiano come me, si porta a casa uno stipendio di poco superiore a quello del suo dipendente più valido. Oggi chi mi ha rubato 40 mila euro si è portato via il mio stipendio di un anno».

 

 

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