Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Morì dopo una caduta: processo per due medici

Archivio Storico News

Morì dopo una caduta: processo per due medici

Pubblicato

il

b276e78805e8a73c6acaf606900864fe

COSENZA – La vita si ferma sul 51. Aveva 51 anni Graziella Siciliano, quando il suo cuore, esattamente il 15 gennaio del 2011, ha smesso di battere.

A causare la sua morte, secondo gli accertamenti giudiziari, effettuati dal sostituto procuratore della Repubblica di Cosenza, Salvatore Di Maio, sarebbe stata la cattiva gestione, da parte dei medici dell’Annunziata, di una banale caduta della donna. La 51enne, infatti, racconta il memoriale, presentato dall’avvocato Massimiliano Coppa e dal legale Luigi Forciniti, incaricati dalla famiglia Siciliano, di portare a galla, responsabilità mediche e precisi errori nella gestione di quella caduta, il 28 settembre del 2010, scivolò nel giardino di casa sua, procurandosi la frattura di un paio di vertebre, nonchè ammaccature ed ecchimosi sparsi su tutto il corpo. Subito soccorsa dai familiari, la 51enne vene accompagnata in ospedale. I medici del pronto soccorso, dopo averle compilato la scheda d’ingresso, le consigliarono di andare nel reparto di Medicina “Valentini”. Qui, la donna, dopo messere stata sottoposta ai primi accertamenti di routine, venne trasferita nel reparto di Neurochirurgia, per la rimozione di alcune fratture. L’intervento chirurgico riuscì, almeno apparentemente. La 51enne, infatti, dopo alcuni giorni di degenza ospedaliera, venne dimessa e rimandata a casa. Graziella Siciliano e i suoi congiunti notarono che la ferita sanguinava e segnalarono l’anomalia ai medici del reparto dov’era stata ricoverata. I medici decisero per un secondo ricovero. Con il passare dei giorni e l’insorgenza di ulteriori fastidi, il quadro clinico della 51enne si aggravò, tanto che i medici del reparto di Neurochirurgia, decisero per un secondo urgente intervento in sala operatoria. E dall’ingresso della paziente in sala operatoria, cominciò per la Siciliano e i suoi congiunti il secondo dramma, conclusosi con il decesso, il 15 gennaio del 2011. In base alla ricostruzione medico-legale, effettuata dallo specialista, Berardo Cavalcanti, nel corso dell’intervento chirurgico l’equipe medica avrebbe omesso di prelevare il materiale purulento per l’esecuzione dell’esame colturale che, sempre secondo la relazione dell’anatomopatologo, sarebbe servito ad individuare l’agente patogeno e di conseguenza il suo stesso trattamento con un’adeguata terapia antibiotica. I due medici finiti sotto la lente d’ingrandimento della giustizia, sono Francesco De Rose e Angelo Lentini. Dal giorno di quel secondo intervento chirurgico, la donna non si riprese più. Le sue condizioni di salute si aggravarono al punto che, quattro mesi dopo quella banale caduta, il suo cuore cessò di battere. I due medici, attraverso l’assistenza dei loro legali di fiducia, hanno, scelto di essere giudicati con il rito abbreviato condizionato. Richiesta accolta dal giudice per le udienze preliminari Enrico Di Dedda che, oltre a fissare il processo il prossimo 6 marzo 2013, ha anche affidato una perizia neurochirurgica e una medico legale ai professori Antonello Crisci e Giuseppe Cinalli.

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social