Calabria
Cinque tonnellate di marijuana dall’Albania, 25 arresti. Anche 3 capicosca (VIDEO)

L’operazione è in corso d’esecuzione e la Guardia di finanza coordinata dalla Dda di Catanzaro sta eseguendo 25 arresti
CATANZARO – I militari della Guardia di Finanza del nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro, in collaborazione con il Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) di Roma, stanno eseguendo in tutta Italia, l’arresto di venticinque soggetti, tra cui tre presunti capi cosca, ritenuti responsabili dell’importazione di circa 5 tonnellate di marijuana dall’Albania. L’operazione è stata ribattezzata “Stammer 2 – Melina” ed ha consentito di disarticolare un’organizzazione criminale responsabile dell’importazione di un ingente quantitativo di marijuana dall’Albania. In tutto sono 46 le persone indagate.
Neutralizzato un ramificato sodalizio criminale di strampo ‘ndranghetistico dai marcati profili internazionali, capace di far giungere in Italia tonnellate di marijuana dall’Albania. Oltre 150 finanzieri, con l’ausilio di unità Antiterrorismo Pronto Impiego, di unità cinofile e della componente aeronavale del Corpo, hanno eseguito da questa mattina gli arresti di 25 soggetti (18 in carcere e 7 agli arresti domiciliari) indagati a vario titolo in traffico internazionale di stupefacenti tra Calabria, Puglia, Sicilia, Lazio, Toscana, Lombardia e Albania. Eseguite anche numerose perquisizioni. L’operazione “Stammer 2 – Melina” nasce da uno stralcio della nota operazione “Stammer”, con cui erano state già colpite, nel mese di gennaio dello scorso anno, le ‘ndrine del vibonese solitamente impegnate nel business della cocaina, e costituisce un ampliamento delle indagini che hanno dimostrato come i trafficanti calabresi, fiutando la possibilità di ottenere a facili guadagni, investivano ingenti capitali in un imponente traffico di marijuana.
Le ‘ndrine vibonesi in affari con gli albanesi
Le potenti ‘ndrine vibonesi sono risultate in affari con i narcos albanesi, partner di provata efficienza, che, ad oggi, si possono considerare i più importanti produttori di marijuana del continente, vantando basi logistiche praticamente in tutta Europa. Le indagini hanno, di fatto, consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, basata su un accordo criminoso tra le ‘ndrine Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto, Anello di Filadelfia e Franzè di Stefanaconi. Tutte collegate alla più nota ed egemone cosca dei Mancuso di Limbadi
VIDEO
I tre capicosca finiti nella rete
Tra gli elementi di spicco caduti nella rete della Guardia di Finanza compaiono tre capi cosca del calibro di Rocco Anell, 57 anni, indiscusso boss di Filadelfia, Francesco Fiarè, alias “il dottore”, di 38 anni di San Gregorio d’Ippona, e Giovanni Franzè di 56 anni di Stefanaconi, oltre ad altri soggetti di rilevanza come il cinquantenne Pasquale Pititto di Mileto: Antonio Prostamo di 29 anni e DomenicoMancuso di 43 anni di Limbadi.
Clan calabresi assolutamente a loro agio nel contrattare con i potenti “Cartelli Albanesi” l’importazione, in poco meno di tre mesi, di circa cinque tonnellate di marijuana, in grado anche di saltare l’intermediazione delle compagini delinquenziali brindisine, storicamente “in affari” con i narcos di stanza nel Paese delle Aquile. Il sodalizio criminale calabrese, se in una prima fase sfruttava gli oramai collaudati rapporti, intessuti nel tempo, tra i trafficanti brindisini ed i produttori albanesi, una volta reperiti i contatti ed aver acquisito la fiducia dell’organizzazione albanese, riusciva, senza alcuna difficoltà, a scavalcare gli intermediari pugliesi per contrattare direttamente con i fornitori.
Secondo gli illeciti progetti, una volta raggiunte le coste pugliesi, i carichi di marijuana sarebbero stati divisi in più partite, pronte per essere cedute sulle molteplici “piazze” dislocate su gran parte del territorio italiano. L’inchiesta ha consentito di identificare tutti i 46 soggetti coinvolti, alcuni dei quali già ristretti per fattispecie contestate nell’ambito dell’Operazione “Stammer”, ognuno dei quali ricopriva un ruolo ben preciso: dai finanziatori ai mediatori, dai traduttori ai corrieri, da coloro che avevano il compito di monitorare l’uscita delle vedette della Guardia di Finanza ai personaggi incaricati di curare l’arrivo degli emissari dei narcos albanesi più volte giunti nel nostro Paese, fino ai soggetti demandati per lo stoccaggio e la successiva rivendita della marijuana.
Grazie ad una serie di serrate attività i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria – G.I.C.O./Sez. G.O.A. di Catanzaro e il Reparto Operativo Aeronavale di Bari, nell’arco temporale agostoottobre 2016 hanno eseguito, nel mar Adriatico al largo delle coste brindisine, cinque interventi repressivi che hanno permesso di sequestrare in mare oltre 2770 kg di marijuana, ai quali si sommano ulteriori 90 kg sequestrati presso il porto di Ancona, di ricondurre due ulteriori importazioni di droga, rispettivamente pari a 1178 e 386 kg, oggetto di sequestro da parte della Guardia di Finanza di Brindisi, destinate ai clan calabresi e infine, grazie ad una mirata attività a posteriori, di ricostruire un’ulteriore transazione pari a 400 kg di marijuana che, giunta proprio presso il sedimento portuale di Ancona, raggiungeva la piazza di Milano, ove il sodalizio calabrese vantava eccellenti ramificazioni per l’immissione in commercio del narcotico.
Oltre alla sostanza stupefacente, sono stati sottoposti a sequestro anche 2 potenti acquascooter, 4 velocissimi natanti ed un autoarticolato. Le suddette operazioni portavano contestualmente all’arresto in flagranza di 11 soggetti, grazie al contributo prestato dai Reparti della Guardia di Finanza su attivazione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro. L’intera operazione ha, inoltre, permesso di infliggere all’organizzazione rilevanti perdite economiche, sia sotto il profilo dei capitali investiti che dei mancati guadagni. La droga complessivamente sequestrata, infatti, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato ai “grossisti” oltre 10 milioni di euro.


















Social