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Giornalista slovacco ucciso, in manette l’imprenditore calabrese. Il suo business e la cocaina

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Giornalista slovacco ucciso, in manette l’imprenditore calabrese. Il suo business e la cocaina

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Giornalista ucciso in Slovacchia

L’OMBRA DEL TRAFFICO INTERNAZIONALE DI COCAINA

A seguito di un ingente sequestro di cocaina del novembre 2013 le investigazioni hanno portato dell’Antimafia fiorentina a “ricostruire i rapporti tra numerosi soggetti coinvolti in un traffico di droga e riciclaggio di proventi illeciti che ha diramazioni internazionali e intercontinentali di alto livello criminale degli indagati”. In particolare, dopo il sequestro della cocaina e l’arresto del fornitore Rossi Michele a Santo Domingo, l’organizzazione criminale investigata si è resa particolarmente attiva nella ricerca di nuovi canali di approvvigionamento in Colombia e Perù. Per comunicare si è scoperto usassero delle utenze slovacche in cui spesso apparivano numeri di telefono intestati alla famiglia Vadalà. Persone identificate come “soggetti originari della provincia ionica reggina e dimoranti alternativamente tra il territorio nazionale e la Slovacchia”. Attraverso linguaggi criptici si organizzavano incontri e ‘ambasciate’. La natura delle conversazioni per gli investigatori, “lascia comprendere che sia in atto la trattativa di una compravendita di sostanze stupefacenti”.

 

intercettazioni-vadalaeIl Gico ha scoperto così un accordo per commerciare cocaina tra Spagna e Olanda, attraverso le utenze slovacche dei Vadalà, che ha portato ad ipotizzare l’intermediazione di alcuni calabresi legati alla cosca Avignone e soggetti non meglio identificati di Rosarno. Nelle conversazioni si parlerebbe di un ‘piccolo’ carico di cocaina da 60 chili occultata, grazie alla compiacenza di personale operante nel porto di partenza, in un container con destinazione finale il porto di Genova Voltri. In più occasioni si fa riferimento alle utenze di Antonino Vadalà oggi tratto in manette nell’est della Slovacchia in quanto ‘indiziato di gravi delitti’, e del fratello Sebastiano. Inoltre, ad alcune trattative con i fornitori, secondo quanto intercettato, Antonino Vadalà avrebbe partecipato in prima persona. Formalmente l’attività d’indagine ha appurato come Vadalà Antonino abbia, in Slovacchia, importanti interessi economici.

 

In tale ottica, è stata ritenuta di interessante valore investigativo la conversazione telefonica intercorsa con il fratello Sebastiano, nel corso della quale Antonino lo ha informato che sarebbe tornato in Italia molto presto e che era impegnato nelle ultime formalità inerenti la vendita della propria azienda al prezzo di “2 e qualcosa’ e l’acquisto di un’altra. Ai vari business pare si affaccino anche gli affari ‘istituzionali’ che porterebbero a seguire la pista degli affari delle aziende della famiglia Vadalà e la ‘vicinanza’ alle istituzioni. Le comunicazioni tra le utenze slovacche dei Vadalà potrebbero fornirne, verosimilmente, un esempio. “Sto notando poca serietà da impegni presi e mi stanno causando problemi non a poco con il capo di gabinetto avendo gia speso del denaro per assunzione del personale specializzato e non inoltre perdere la mia credibilita con chi mi stima da 20 anni quindi ti aspetto da me urgentemente”. Resta alta l’attenzione per i risvolti di una vicenda che potrebbe avere implicazioni inimmaginabili sul fronte della capacità delle infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’economia europea.

 

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