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Sistema Rende, Principe va a processo, assolti Patitucci e Di Puppo

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Sistema Rende, Principe va a processo, assolti Patitucci e Di Puppo

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Sandro Principe 2

Insieme a  Principe rinviati a giudizio l’ex sindaco Umberto Bernaudo e gli ex assessori comunali Pietro Ruffolo e Giuseppe Gagliardi

 

RENDE – Condannati, assolti e rinviati a giudizio. Questo è l’esito dell’udienza tenutasi oggi, a Catanzaro, davanti al Gup Pietro Carè che ha defintio tutte le posizioni, anche per chi aveva chiesto il rito abbreviato. Sandro Principe, ex sindaco di Rende e già sottosegretario al lavoro, difeso dagli avvocati Franco Sammarco e Marco Amantea è stato prosciolto per il reato di corruzione elettorale, ma è stato rinviato a giudizio per i reati di corruzione in atti amministrativi e concorso esterno in associazione mafiosa. Umberto Bernaudo, ex sindaco di Rende e Pietro Ruffolo, ex assessore, sono stati rinviati a giudizio  per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione elettorale e prosciolti per la corruzione in atti amministrativi. Giuseppe Gagliardi, ex consigliere comunale e assessore, difeso dall’avvocato Marco Amantea è stato prosciolto per la corruzione in atti amministrativi e rinviato a giudizio per la corruzione elettorale. Su di lui non gravava il concorso esterno in associazione mafiosa. Questi gli imputati che hanno scelto il rito ordinario e che dovranno presentarsi dinanzia al Tribunale di Cosenza. L’accusa è rappresentata dal Procuratore capo di Paola Pierpaolo Bruni, all’epoca dei fatti sostituto procuratore della Distrettuale di Catanzaro. Fu lui a coordinare l’inchiesta sin dalle prime battute.

 

L’inchiesta “Sistema Rende” vede anche condanne e assoluzioni per gli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato. Adolfo D’Ambrosio e Michele Di Puppo, ritenuti dagli inquirenti appartenenti alla cosca Lanzino – Ruà sono stati condannati alla pena di 4 anni e 8 mesi di reclusione, applicata la diminuzione per la scelta del rito; Mirabelli Rosario, ex consigliere regionale della Calabria e Marco Paolo Lento condannati a due anni di reclusione. Assolti Francesco Patitucci  e Umberto di Puppo, difesi dagli avvocati Laura Gaetano, Luigi Gullo e Paolo Pisani, perchè il fatto non sussite; per Adolfo D’Ambrosio e Michele Di Puppo l‘interdizione dell’esercizio dei pubblici uffici per 5 anni; sospensione al diritto elettorale sempre per 5 anni per D’ambrosio, Di Puppo, Lenti e Mirabelli e per quest’ultimo anche la privazione dal diritto di eleggibilità.

 

L’inchiesta della Dda, sui presunti intrecci tra politici ed esponenti del clan Lanzino – Rua, culminò il 23 marzo del 2016 in una serie di arresti domiciliari per l’ex sottosegretario Sandro Principe, l’ex sindaco di Rende, Umberto Bernaudo, l’ex consigliere regionale Rosario Mirabelli (candidato alle regionali del 2014 nella lista “Oliverio presidente”, nella quale ha riportato 4.780 voti) e l’ex consigliere provinciale Pietro Ruffolo. Tra i politici arrestati c’era inoltre l’ex consigliere e assessore comunale Giuseppe Gagliardi. In carcere l’ordinanza fu notificato ai presunti “boss”, elementi di spicco della cosca Lanzino-Ruà, Adolfo D’Ambrosio, Michele di Puppo, Francesco Patitucci e Umberto di Puppo. Tra gli arrestati anche Marco Paolo Lento presunto intermediario tra i politici e la cosca. Per gli inquirenti Principe, Bernaudo e Ruffolo si sarebbero accordati con gli esponenti della cosca che avrebbero poi beneficiato con «condotte amministrative di favore». Inoltre, i tre politici avrebbero agevolato la cosca in cambio di “procacciamento di voti” per le elezioni comunali, provinciali e regionali, rispettivamente le prime due del 2009 e la terza del 2010. Nel collegio difensivo, gli avvocati Giuseppe Manna, Franz Caruso, Franco Sammarco, Marco Amantea, Francesco Tenuta, Luigi Gullo, Cesare Badolato, Laura Gaetano, Angelo Pugliese, Gianluca Garritano, Paolo Pisano, Francesco Calabrò.

 

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