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Corigliano, operazione Tribunale, le punizioni che non perdonano

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Corigliano, operazione Tribunale, le punizioni che non perdonano

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intercettazioni-corigliano-2-735x400«Voglio esprimere il mio grazie per le parole che il procuratore di Castrovillari ha inteso esprimere per l’Arma dei carabinieri di tutta la provincia e di Corigliano che giornalmente operano su tutto il territorio attraversato da dinamiche criminali regolarmente complesse che devono essere ogni giorno lette, decifrate, interpretate nel modo più corretto – sono le parole del comandante provinciale dell’Arma Sutera-. Ritornando alle indagini si è fatto riferimento ad un fatto delittuoso di particolare gravità che registriamo nella notte dfell’11 aprile 2013 ai danni di un carabiniere dell’aliquota radiomobile della compagnia di Corigliano. Da lì si sviluppa una attività d’indagine che inizia a prendere in considerazioni una serie di violente aggressioni fisiche portate a termine anche con l’utilizzo di armi bianche e che si sono sviluppate in un arco temporale ristretto: da aprile sino ad arrivare al mese di giugno. Si poneva davanti agli investigatori un quadro che andava chiaramente letto e interpretato. Le attività condotte dalla compagnia di Corigliano Calabro coordinate alla Procura hanno immediatamente consentito di inquadrare innanzitutto l’episodio che ha riguardato il nostro militare individuando l’autore in un trentenne del luogo oggi sottoposto all’obbligo di firma, ma soprattutto andando a decifrare quello che era il movente del fatto delittuoso; sia la volontà di operare una sorte di ritorsione nei confronti dei carabinieri che bene stavano operando in quell’arco temporale in quel territorio in pressanti controlli che riguardavano proprio quei sviluppi investigativi che si sarebbe andato  a configurare come un vero e proprio sodalizio criminale.

Le indagini successivamente sviluppati hanno portato a galla due sodalizi che gravitavano nel centro e nello scalo di Corigliano. Sodalizi che tra l’altro, ben organizzati all’interno con una struttura associativa che comportava una vera e propria suddivisione di ruoli e compiti tra i vari sodali. L’indagine in sintesi ha consentito di portare alla luce gli autori di ben otto episodi di estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti del luogo; ha portato alla luce episodi gravi di rapina uno dei quali consumato ai danni di un’anziana donna e soprattutto ha portato alla luce una lunga scia di furti, commessi dalla banda dello scalo che evidentemente avevano determinato nella contrapposta e agguerrita banda gruppo criminale del centro storico una forma di arrabbiatura, nella considerazione che andava ad intaccare questa loro attività delittuosa l’egemonia sul territorio.

Il controllo del territorio è un concetto che metterei direttamente in relazione con lo sviluppo di attività estorsiva. Sappiamo che le attività estorsive vengono imposte molte volte sotto attività di protezione quindi di guardiania per cui far in modo che poi un soggetto non venga a sua volta colpito da furti da attività delittuose nel momento in cui è sottoposto a guardiania significa affermare sul territorio la propria credibilità, l’esistenza di un sodalizio che ha evidentemente una sua forma forte di controllo incisivo del territorio. Queste sono le ragioni che poi hanno indotto i componenti della banda del centro storico a mettere in atto fortissime aggressioni fisiche nei confronti degli antagonisti, gli appartenenti al gruppo dello scalo. Si trattava sostanzialmente di affermare in maniera netta il predominio in un’unica porzione del territorio. L’altra parte inquietante è sicuramente quanto è emerso da alcune dichiarazioni, questa sorta di amministrazione di giustizia parallela in un vero e proprio tribunale in un vertice che convoca al suo cospetto il presunto autore del furto, furto non preventivamente autorizzato e la definitiva irrogazione di una sanzione che poi veniva portata a termine da altri sodali. Questo denota un territorio che merita attenzione sotto il profilo investigativa e del controllo del territorio e merita una riaffermazione quotidiana della presenza dello Stato».

 

Il Sostituto procuratore Iantorno “un’associazione a delinquere molto allarmante”

«Nella richiesta di misura cautelare è stata cristallizzata un’associazione a delinquere molto allarmante perché era capace di commettere svariati reati contro il patrimonio e di avere un controllo sul territorio da parte di altri soggetti attenzionati con l’applicazione di sanzioni da parte del “presidente del Tribunale”. Voglio evidenziare la diversa tipologia di reati commessi. L’associazione era in grado di commettere estorsioni, rapine e furti. Tutti pilotati sia da una particolare cruenza: ad esempio per commettere rapine ponevano in essere dei pedinamenti, bloccavano la vittima sulla strada e con violenza li facevano entrare nelle loro macchine o si appropriavano dei mezzi utilizzati dalle vittime per poi condurli all’interno delle abitazioni e sottrarre i beni. Al di là delle rapine sono state contestate diversi reati di estorsione e sono state cristallizzate diverse tipologie di vittime che ci fa capire come il programma criminale dell’organizzazione sia ben definito. Estorsioni che hanno colpito sia esercenti e imprenditori ma anche e soprattutto imprenditori agricoli nei confronti dei quali o pagavano per ottenere la guardiania o altrimenti sarebbero stati a loro volta vittime di furti programmati o danneggiamenti. Poi c’è l’aspetto evidenziato del controllo del territorio che vuol dire non commettere soltanto le tipologie di reati sul territorio ma vuol dire anche controllare eventuali soggetti criminali che volevano agire autonomamente. Questo non era consentito e l’associazione si è mossa su due piani: il richiamo dei soggetti all’attenzione e alla cooperazione dell’associazione per la commissione dei delitti contro il patrimonio. Se tali soggetti poi continuavano ad agire autonomamente allora l’associazione interveniva con all’esito di “formali processi” con l’applicazione delle sanzioni che andavano dall’ammonimento a quelle di natura corporali.

 

Capitano Cesare Calascibetta “le rapine e le aggressioni ad anziani e le estorsioni agli imprenditori: pagavano da oltre dieci anni”

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