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Dax vive tra i cubi dell’Università della Calabria che ricorda la ‘notte nera di Milano’

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Dax vive tra i cubi dell’Università della Calabria che ricorda la ‘notte nera di Milano’

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Manifestazione ieri all’Unical per commemorare la morte del ventiseienne avvenuta nella Milano del 2003 “dove si inveiva contro i meridionali allo stesso modo in cui oggi si fa con i migranti” 

 

RENDE (CS) – Milano, 16 Marzo 2003, Davide Cesare (detto Dax) si trova in un bar di Milano, insieme ad altri tre amici. Fuori dal locale i quattro vengono aggrediti da Federico, Mattia e Giorgio Morbi, simpatizzanti di ambienti di estrema destra, senza avere modo di difendersi.2 Davide Cesare viene ferito da una decina di coltellate nelle parti vitali e muore nella notte all’ospedale San Paolo. La “notte nera” di Milano prosegue all’ospedale dove gli amici e compagni di Dax si trovano a dover fronteggiare le cariche di Polizia e Carabinieri, che impedivano l’accesso al pronto soccorso. Dieci persone vennero gravemente ferite anche all’interno del pronto soccorso dove cercavano rifugio. Secondo la questura l’uso della forza da parte delle Forze dell’Ordine sarebbe stato giustificato poichè “dovevamo impedire che i giovani portassero via la salma del ragazzo”.

 

Dax era un ragazzo di 26 anni, camionista, che frequentava il centro sociale ORSo (Officina di Resistenza Sociale) di Milano, e da sempre era stato impegnato a portare avanti idee di libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia sociale. In una parola sola: Dax era antifascista. “Già perché il fascismo – afferma il gruppo Unical antifascista che ieri ha ricordato la morte di Dax con una manifestazione presso l’ateneo di Arcavacata – non è stato solo il ventennio di Mussolini e delle camicie nere. No. Il fascismo è odio verso tutti coloro che quotidianamente subiscono violenze e vengono emarginati perché sono “diversi”. Diversi per colore della pelle, provenienza geografica, religione, orientamento sessuale e condizione sociale. Nella Milano del 2003 si inveiva infatti ancora contro i meridionali allo stesso modo in cui oggi si fa con i migranti.

 

La necessità di individuare un obiettivo “debole” per instillare odio e paura è sempre stata la strategia con cui il fascismo vecchio e nuovo ha tentato di portare avanti le proprie idee. Oggi non vogliamo limitarci a commemorare la morte di Dax. Vogliamo invece ricordarlo e farlo continuare a vivere nell’unico modo possibile, ovvero portando avanti le sue idee nelle nostre battaglie quotidiane. Essere antifascisti vuol 1dire infatti lottare per affermare la libertà di movimento, l’uguaglianza e la solidarietà tra i popoli, la difesa e la riaffermazione dei diritti fondamentali come quello alla casa, al lavoro, all’autodeterminazione e la libertà di amare chi vogliamo. Tutte cose scritte peraltro nella nostra Costituzione, che solo all’occorrenza è tirata in ballo dai vari politicanti di turno, che dimenticano però che la nostra è una Costituzione esplicitamente antifascista.

 

L’antifascismo infatti non appartiene solo a qualche gruppo ristretto, ma è un bene comune, appartiene a tutti noi e, soprattutto, l’antifascismo non è una cosa che si può delegare. Fa parte di ciò che siamo e di quello che saremo, si manifesta nel nostro essere ed agire quotidiano. A chi dice oggi che il fascismo è morto e non esiste più, rispondiamo con forza che questo non è vero. È solo l’ennesimo tentativo di farci dimenticare la nostra storia, il nostro passato, perché solo attraverso quest’ultimo siamo in grado di formare quegli anticorpi necessari a respingere i pericoli del presente che si manifestano con facce e simboli talvolta nuovi (vedi Lega Nord) ma che portano avanti invece le stesse idee di odio e disuguaglianza del passato. Nel mondo esistono solo due razze: chi sfrutta e chi è sfruttato”.

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