Cosenza
Apocalisse, “Pozzettu” racconta l’incontro con Perna

Il pentito Francesco Noblea, firma nuove dichiarazioni sui traffici di Perna, l’acquisto della droga, i debiti, il carcere, le tensioni tra i gruppi
COSENZA – Apocalisse riserva ancora piccoli colpi di scena. Al deposito di un cd contenente delle intercettazioni di telefonate abbastanza importanti, si aggiunge un verbale di dichiarazioni fatte dal pentito Francesco Noblea, detto “Pozzettu” che avrebbe raccontato le sue conoscenze e i suoi affari con Marco Perna; i suoi problemi a rientrare dal debito di sei mila euro per l’acquisto di una partita di eroina non buona; le pressione fatte dagli “scagnozzi” di Perna per il pagamento, il dilazionamento concesso dallo stesso Perna. Il carcere, l’incontro con Perna e Luca Pelicori “mammasantissima”, le guerre intestinali tra gli Abbruzzese e i Perna e la divisione del territorio. Durante l’udienza in composizione collegiale presieduta dal giudice Carpino, il pubblico ministero della distrettuale di Catanzaro, Assumma, ha chiesto di sentire come teste il collaboratore di giustizia sulla base delle nuove dichiarazioni.
Il primo incontro, l’acquisto dell’hashish e la partita di cocaina pagata seimila euro
Noblea racconta del suo primo incontro con Marco Perna nel 2014, grazie ad A.R.. In quell’occasione doveva acquistare dell’hashish, una partita di hashish. Insieme si recarono a casa di Perna, a Serra Spiga «Perna ci disse di tornare da lì a poco poiché lo stupefacente ci sarebbe stato consegnato da I.T. un ragazzo a disposizione di Marco Perna». «Trovammo proprio I.T. che ci portò in una traversa posta superiormente rispetto all’abitazione di Perna. Entrò in un portone di un edificio e ci consegnò i 10 chili di hashish in una borsa da supermercato». «Sentii discutere Perna con A.R., avrebbe dovuto pagare 1500 euro al chilo il mese successivo rispetto alla data di scadenza». Noblea apparteneva al clan degli Abbruzzese. Perna gli chiese a che prezzo acquistava la cocaina «Pagavo la cocaina a 70 euro al grammo e Perna mi propose l’acquisto di una partita di cocaina di 100 grammi a 60 euro. Mi recai a prendere la droga presso l’abitazione di G.G.». La roba fu consegnata dal balcone. Fu lanciato il pacchetto a Noblea tornato a prenderla a bordo di un motorino. Ma la cocaina non era buona e Noblea tornò nel tentativo di restituirla. Ma la cosa non andò a buon fine. I presunti affiliati al clan Perna non accettarono la restituzione pretendendo in ogni caso il pagamento di quanto pattuito. Noblea a quel punto chiese più tempo per saldare il conto considerato che avrebbe sicuramente avuto difficoltà a vendere la droga e di conseguenza a recuperare i soldi. Ma dopo una settimana si presentarono a casa sua P.F. e A.M. a cui consegnò per ben due volte una trance di 500 euro. E qualche giorno dopo davanti ad un bar alle porte del centro storico venne raggiunto da un terzo “scagnozzo” di Perna che con fare minaccioso pretendeva altri soldi. «Gli proposi di venirsi a prendere il denaro presso la mia abitazione dove mi recai con l’intenzione di prendere una pistola per poter reagire sparando». Una volta in strada, armato incontrò E.M. e A.M. a cui raccontò l’accaduto. I due promisero di parlare con lo “scagnozzo” per calmare la cosa. Anche in quell’occasione consegnò altri 500 euro. Il 20 settembre del 2015 decise di incontrare Perna a cui raccontò tutte le vicissitudini. Perna rispose di non sapere dei soldi e pretese l’ammontare dell’intero debito di 6 mila euro, ma Noblea ottenne una dilazione. Noblea fu poi arrestato nell’operazione Job Center e si ritrovò in carcere insieme a Marco Perna il quale gli ribadì che una volta fuori avrebbe dovuto saldare il debito. Tanto fece per i due mesi consecutivi, una volta ai domiciliari, consegnando la sua postepay. Poi si rifiutò di consegnare altro denaro
Noblea conosce Pellicori “Mammasantissima” e il suo odio per non avere obbedito agli ordini di picchiare il compagno di cella
Francesco Noblea visiona un album fotografico in cui riconosce tutti i presunti affiliati alla cosca Perna per i quali elenca luoghi e fatti che ricorda. Tra le foto riconosce Luca Pellicori, “Mammasantissima” «L’ho conosciuto in carcere nel 2015, si vantava di essere un “Mammasantissima” poiché era uno stretto collaboratore di Marco Perna. Ricordo che durante la mia detenzione fu arrestato anche Perna che, a casua di alcuni manoscritti con dei nomi ritrovati dai carabinieri nell’abitazione del Pellicori, lo ammonì a fare “meno chiacchiere e a stare zitto”». «In carcere Luca Pellicori era quello che comandava nella sezione dei “comuni” dove anche io ero recluso: alla sezione dei “definitivi” invece c’era Marco Abbruzzese che comandava la sezione». «Una volta Pellicori mi chiese di picchiare un anziano recluso insieme a me nella mia cella, io mi rifiutai e Pellicori iniziò ad odiarmi. Andò da Marco Abbruzzese, sapendo che io ero inserito nel gruppo degli zingari e gli disse mentendo che senza autorizzazione avevo introdotto della marijuana in carcere grazie ad un colloquio con mia moglie. A quel punto tutti nel carcere mi volevano picchiare tanto che ero quasi deciso a collaborare con la giustizia per evitare i pestaggi». Noblea durante l’interrogatorio sempre continuando a riconoscere le persone indicate nelle fotografie parla di un affiliato che aveva la funzione anche di vedetta davanti l’abitazione di Perna per capire se e quando arrivavano le forze dell’ordine e per lo stesso, come anche per tutti gli affiliati sottolinea come in carcere Perna si preoccupasse che ad ognuno non mancasse nulla, dalle sigarette ai generi alimentari.
Il territorio di spaccio diviso tra Perna e gli Abbruzzese
Il territorio era diviso in zone. Al clan Perna toccava il San Vito, mentre l’ultimo lotto e via Popilia agli Abbruzzese. Ma Perna, a detta di Noblea, spacciava dove voleva senza rispettare gli accordi. Questo accordo sopraggiunge alla fine di uno scontro tra i due gruppi nato sulla base di rifornimento della droga che alcuni pusher di Abbruzzese effettuavano dai Perna senza autorizzazione. «Tutto inizia dai colpi esplosi contro il bar di San Vito, in cui solevano riunirsi gli affiliati al clan Perna, da Abbruzzese, Rango e Mignolo. Il fatto mi fu raccontato da mio cognato che lo apprese direttamente da Abbruzzese. Per tutta risposta alcuni affiliati al gruppo Perna si recarono sotto casa del Mignolo esplodendo colpi di arma da fuoco sul palazzo e su alcune autovetture.


















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