Provincia
Violenza e minaccia nell’infermeria del carcere, due assoluzioni

Malati di diabete, due detenuti protestano “con toni accesi” contro l’infermiera per un diritto negato. Ma vengono denunciati per violenza e minaccia
CASTROVILLARI – Assolti perche il fatto non sussite. Arriva la sentenza assolutoria, dopo tre anni di istruttoria dibattimentale per Umberto Ruffolo, originario di Marano Marchesato, 63 anni e Luigi Tripicchio, di Cosenza, 67 anni accusati di violenza e minaccia all’incaricato di pubblico servizio, in concorso tra loro. Una storia consumatasi nell’infermeria del carcere, per via di una terapia farmacologica, che avrebbe potuto avere un esito negativo se la difesa, rappresentata dagli avvocati Francesco Acciardi e Pascquale Naccarato, non avesse provato durante l’istruttoria dibattimentale la non colpevolezza degli imputati, chiudendo il processo a carico dei due con una piena assoluzione. La difesa è riuscita a dimostrare che in realtà i due imputati non avrebbero minacciato l’infermiera ma protestato per diritto mancato nell’essere curati dignitosamente e per come veniva somministrata la terapia senza le dovute accortezze igieniche.
I fatti risalgono al 28 aprile del 2014. I due imputati sono compagni di cella, nella sezione protetti, e pazienti diabetici “mellito”. Entrambi si trovano reclusi per una espiazione di pena. Secondo l’accusa Ruffolo e Tripicchio in concorso tra loro, nel ricevere la terapia medica diabetica somministrata dall’infermiera nel pretendere di potersi somministrare la terapia in modo arbitrario e a loro piacimento portandola all’interno della cella avrebbero minacciato l’infermiera “ti spacco la faccia se non fai quello che ti dico”. I due inveendo e minacciando l’infermiera l’avrebbero indotta a compiere un atto contrario ai propri doveriomettendo un atto di servizio. I due vennero denunciati d’ufficio, direttamente dalla polizia penitenziaria dopo la nota informativa che presentò l’infermiera per relazionare sull’accaduto.
Il 4 aprile scorso, prima della chiusura dell’istruttoria dibattimentale è stata sentita la persona offesa, ovvero l’infermiera che avrebbe subito le minacce. Quest’ultima, sentita dalla difesa degli imputati, ha dichiarato di non esserci stata nessuna minaccia ma i due detenuti lamentavano il trattamento ricevuto, in particolare sempre sulla posologia, sulla dose e modalità che veniva somministrata la terapia. L’infermiera ha sottolineato che al riguardo non poteva far nulla perchè eseguiva le direttive impartite dal direttore sanitario del carcere.




















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