Calabria
Autobomba a Limbadi, sentita la madre di Vinci. Anni di soprusi e vessazioni

Il prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo, ha ricevuto ieri la signora Rosaria Scarpulla, madre di Matteo Vinci, il giovane ucciso con un’autobomba a Limbadi il 9 aprile scorso.
VIBO VALENTIA – La signora Scarpulla era accompagnata da Laura Sorbara, fidanzata di Matteo, e dall’avvocato Giuseppe De Pace, legale della famiglia. Il prefetto ha espresso la propria vicinanza ai familiari di Matteo Vinci, assicurando la massima attenzione del Governo e delle forze di polizia per far luce sul grave fatto di sangue. Al centro dell’incontro la richiesta del legale della famiglia, di attivare delle misure di protezione in favore di Rosaria Scarpulla, che gode attualmente solo di alcuni servizi di vigilanza ma non ancora di una tutela personale. Poi nella stessa giornata la madre di Vinci è stata interrogata nella sede del Comando provinciale dei carabinieri. La signora e’ stata convocata dai carabinieri per essere ascoltata come “persona informata sui fatti” alla presenza del pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso.
Il caso non e’ ancora formalmente passato dalla Procura di Vibo Valentia – che ha aperto un fascicolo d’inchiesta – nell’esclusiva competenza della Direzione distrettuale antimafia, ma molti dei particolari che la donna ha da riferire agli inquirenti – e sui quali vige il piu’ stretto riserbo – hanno a che fare con un contesto prettamente mafioso fatto di soprusi e vessazioni che la famiglia avrebbe subito da anni ad opera del clan Mancuso di Limbadi intenzionato ad impossessarsi dei terreni dei Vinci. Insieme al pm antimafia Andrea Mancuso, ad ascoltare la signora Rosaria Scarpulla ci sono pure il colonnello del Reparto Operativo dei carabinieri Giorgio Romano ed il maggiore Valerio Palmieri, alla guida del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Vibo.



















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