Cosenza
Cosenza, accoltellamento in centro, Andali lascia il carcere e torna a casa

Aveva accoltellato uno degli aggressori di suo fratello e per questo, accusato di tentato omicidio aggravato e di rissa aggravata, finì in carcere
COSENZA – Era il 31 dicembre del 2017, quando cadde sotto la scure della legge Anthony Andali, 19 anni colpevole sicuramente della sua giovane età e di una situazione più grande di lui che non è riuscita a gestire. Quasi quattro mesi di carcere per un ragazzo che quella maledetta sera di fine anno rispose alla richiesta di aiuto di suo fratello, aggredito da alcuni ragazzi. Oggi il Gip Manuella Gallo ha ritenuto “l’istanza difensiva meritevole di accoglimento”, concedendo al giovane i domiciliari. Il suo legale, l’avvocato Cristian Cristiano nel chiedere la revoca della misura cautelare ha evidenziato lo stato di incensuratezza, l’assenza di carichi penali e soprattutto il comportamento collaborativo del 19enne nell’immediatezza dei fatti e nel prosieguo delle indagini; dalle dichiarazioni spontanee confermate durante l’interrogatorio di garanzia attraverso le quali gli inquirenti hanno potuto ricostruire con esattezza l’aggressione a S.L.G.; dello stato d’ira in cui versava Andali avendo visto il fratello e l’amico feriti gravemente; dell’effetto deterrente del periodo di detenzione in carcere; l’insussistenza di un pericolo di reiterazione tra i due gruppi “Cerzeto” e “Cosenza”.
I fatti
Una storia che nasce in malo modo, tra i tavoli di un pub nel centro principale della città l’antivigilia di capodanno. Sono due gruppi di amici, quello di Cerzeto composto anche dalla vittima e quello di Cosenza composto dal fratello dell’attuale indagato. Il locale è pieno e i ragazzi bevono e chiacchierano. Poi accade quello che non dovrebbe accadere. Secondo testimonianze rese dai presenti e ricostruzioni fatte dagli inquirenti, l’attuale vittima destinataria del successivo accoltellamento avrebbe espresso apprezzamenti alla fidanzata del fratello di Andali e nel contempo disprezzato quest’ultimo, davanti alla fidanzata, per la corporatura fisica. L’aria divenuta pesante ha fatto sì che i gruppi si dividessero. Non si capisce ancora bene chi abbia tentato di mettere a tacere una possibile rissa: da entrambi le parti ognuno poi dirà agli inquirenti di essere stato il paciere della situazione. L’unica certezza è che fuori dal locale, il fratello di Andali e l’amico si trovano a scontrarsi con il gruppo di Cerzeto e vengono feriti in modo grave: il primo riporterà una frattura alla gamba sinistra ed il secondo una lussazione bilaterale alla spalla. (Andali F., lo scorso 30 aprile ha presentato formale querela contro due dei suoi aggressori con l’accusa di lesioni aggravate personali, ndc). Come in ogni buona famiglia che si rispetti, Andali, ferito, chiama il fratello Anthony che in quel momento si trova a casa in pigiama a letto e gli chiede aiuto. Il 19enne chiama un amico e corre in soccorso al fratello.
La decisione del Gip
Anche il gip riconosce l’intervento del giovane solo nella parte finale della rissa. “Arrivato sulla scena dei fatti, l’indagato ha visto suo fratello e l’amico feriti, a terra e malconci. Per sua stessa ammissione ha visto poco distanti il gruppo di Cerzeto e li ha sfidati in preda ad uno stato di ira”. Per il Gip che riconosce il quadro di gravità indiziaria, rintraccia la condotta del 19enne in una “espressione di un dolo d’impeto, determinato dallo stato d’ira suscitato dalla visione del fratello e dall’amico in condizioni di difficoltà più che in una lucida preordinazione di una missione punitiva”. In riferimento al coltellino che portava con se il giudice si esprime: “il porto del coltellino non dimostra necessariamente che il 19enne, nell’uscire di casa avesse già organizzato la ritorsione nei confronti degli aggressori del fratello e dell’amico”. “In sede di spontanee dichiarazioni rese agli investigatori della mobile, che lo hanno trovato a casa il giorno successivo ha subito ricostruito i fatti riconoscendo di aver ferito con il coltellino la presunta vittima e aggressore nel contempo, riconducendo la propria condotta alla necessità di difendersi; ha anche ammesso di aver lasciato il coltellino sul luogo dell’aggressione e di avere abbandonato i vestiti sporchi in un torrente vicino casa”. Il Gip Gallo evidenzia anche come il giovane nelle dichiarazioni rese ha riferito che da subito avrebbe voluto costituirsi fermato dall’accompagnare il fratello e l’amico presso il pronto soccorso dell’ospedale di Paola e poi per contattare l’avvocato. Naturalmente è da evidenziare anche il pentimento del giovane indagato per la condotta assunta. Senza dimenticare che la scelta di recarsi all’ospedale di Paola è stata dettata anche per non generare un nuovo scontro tra gruppi presso il pronto soccorso di Cosenza un luogo di sicuro incontro considerati i feriti presenti in entrambi i gruppi.
Andali torna a casa, dunque, colpevole di avere 19 anni e di non essere “riuscito a gestire con maturità ed equilibrio una situazione oggettivamente allarmante che vedeva coinvolti il fratello e l’amico”. Un pestaggio già in essere, nato da parole “di troppo” dette da chi voleva accaparrarsi sguardi di una fanciulla già impegnata. Sicuramente il dato certo è che in questa storia hanno sbagliato tutti e l’origine andrebbe ricercata negli atteggiamenti tenuti all’interno del locale da chi ha aizzato la rissa e non solamente nella condotta del 19enne



















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