Cultura & Spettacolo
Pausa di Riflessione – La scuola e il rispetto

I tentativi di sopraffazione e di violenza compiuti da alcuni studenti nei confronti di alcuni insegnanti e le aggressioni perpetrate da pazienti o da loro parenti o da semplici malintenzionati nei confronti di medici e di infermieri di guardia, rappresentano due facce della stessa medaglia: lo svilimento di due professioni che in una Paese serio dovrebbero essere invece le colonne portanti di tutto il sistema-nazione: la Scuola e la SanitĆ .
Voler classificare come un atto di bullismo un fatto come quello avvenuto di recente in una scuola di Lucca, le cui immagini messe in rete dagli stessi studenti, non solo inchiodano i protagonisti alla loro responsabilitĆ , ma ne mettono in evidenza la loro puerile demenzialitĆ , la loro ottusa sfrontatezza e il loro sciocco senso di onnipotenza, significa volerne sminuire la sua gravitĆ . CosƬ facendo, inoltre, si alimenta nel ragazzo un senso di impunitĆ o meglio lāidea di poterla fare franca. Uno studente che deride ed umilia un professore, intimandogli di mettersi in ginocchio, non sta compiendo un atto di bullismo ma un reato bello e buono, quello di oltraggio a pubblico ufficiale, punibile con il carcere, anche se ĆØ commesso da un minorenne.

Il malinteso nasce dal fatto che unāazione del genere il più delle volte viene esercitata nei confronti di persone che mostrano un certo grado di debolezza, dimenticando che un insegnante per quanto possa essere debole, o addirittura inadeguato, rappresenta pur sempre la scuola, intesa come istituzione, cioĆØ un bene comune da tutelare ad ogni costo, e che per questo non può, in nessun modo, essere ridicolizzata. In situazioni del genere anche noi cittadini non possiamo stringere le spalle, torcere il muso, e pensare, basandoci tra lāaltro solo su delle apparenze, che quello che gli ĆØ accaduto forse un poā lāinsegnante se lo ĆØ cercato. Non possiamo farlo perchĆ© se ĆØ vero che quello che ci colpisce ĆØ la sua mancanza di reazione dovuta di certo al suo scarso coraggio, ĆØ anche vero che traspare un suo assoluto disorientamento, che potrebbe essere il segnale di sentirsi solo e abbandonato (sebbene nella difesa del suo tablet manifesti una certa fermezza). Sentirsi dire magari dal dirigente che se metti troppe note non sei in grado di gestire la classe, e sapere che non puoi bocciare perchĆ© al primo posto il Ministero ha messo il problema della dispersione scolastica, facendo slittare al secondo posto quello della qualitĆ della Scuola, di certo non aiuta a spronare lā ardimento in un docente.
Dāaltra parte, dal momento che non tutti hanno caratterialmente la capacitĆ di essere autorevoli, sarebbe necessario che il ruolo di autoritĆ venisse loro conferito dalla scuola, e riconosciuto prima che dagli studenti, dai genitori e prima ancora dai dirigenti scolastici. Molto spesso però, in quello che ĆØ un vero e proprio cortocircuito, tutte queste figure, in modo diverso, ma comunque interdipendente, fanno sƬ che questo ruolo di autoritĆ , che dovrebbe essere ritagliato intorno alla figura del docente vada a dissolversi, lasciandolo privo di quella armatura, di quelle difese, che potrebbero se non evitargli di trovarsi in simili situazioni, quanto meno consentirgli di poterle gestire e dargli la forza di riferire i fatti al dirigente ed al consiglio dāistituto, senza dover temere valutazioni negative sul suo operato. Anzi, egli dovrebbe essere incentivato a farlo, con la certezza di poter contare sullāaiuto dei colleghi, non solo per risolvere il problema, ma anche per ottenere consigli utili per superare quelle che a volte sono delle lacune personali, che non sono state valutate, o che forse, non essendo emerse,era difficile poterle valutare, in sede di arruolamento in servizio. Si potrebbe cosƬ evitare il rischio di mettere in ginocchio non solo il professore ma tutta la Scuola, intesa come istituzione.




















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