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Calabria Verde: in Sila la consegna della ‘mazzetta’ alla dirigente indagata (VIDEO/INTERCETTAZIONI)

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Calabria Verde: in Sila la consegna della ‘mazzetta’ alla dirigente indagata (VIDEO/INTERCETTAZIONI)

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L’imprenditore aveva ‘comprato’ il nulla osta per procedere ai lavori. Un suo ‘collega’ scrive alla dirigente: “Scostumata mi devi dare i soldi e nemmeno rispondi. Chiamami se no denuncio te e tuo marito”

 

COSENZA – Una tangente per sbloccare i lavori. Ventimila euro in contanti consegnati direttamente alla dirigente, in busta chiusa. Una garanzia per Antonio Spadafora, imprenditore boschivo 35enne, volta all’avvio del disboscamento di un fazzoletto di Sila Greca nel Comune di Longobucco a Cava di Melis. Un appalto da 138mila euro che la sua ditta si era già aggiudicato negli anni precedenti, ma ancora mancavano le concessioni necessarie ad intervenire sullo stato dei luoghi. La consegna di denaro avviene ad ottobre nel 2017 in una stradina dell’altopiano silano, alle dieci del mattino ne pressi del bivio di località Fossiata. Gli investigatori immortalano la scena in cui Antonietta Caruso (Responsabile Forestazione e Guardie Giurate Particolari di Calabria Verde nel distretto di San Giovanni in Fiore), che all’epoca risultava indagata in un’operazione scattata nel maggio 2016 su una serie di irregolarità nell’affidamento degli appalti di Calabria Verde, mostra alcuni documenti, prende i soldi e va via con la propria Mercedes Classe A. Fermata dai carabinieri dirà che i contanti sono di sua madre che glieli ha affidati per depositarli in un conto postale.

 

IL ‘CURRICULUM’ DI ANTONIETTA CARUSO

La donna, cinquantatreenne residente a Luzzi, nei mesi scorsi è stata rinviata a giudizio insieme a Gaetano Pignatelli ex capo gabinetto del presidente della Regione Mario Oliverio, Mario Caligiuri ex capo struttura del Dipartimento Agricoltura della stessa Regione Calabria, Marino de Luca l’imprenditore che beneficiò dei loro ‘favori’, Gennarino Magnone, Leandro Savio, Aurelio Pio Del Giudice, Ivo Filippelli e Paolo Furgiuele in un altro procedimento avviato dalla Procura di Castrovillari. L’inchiesta riguardava il rilascio della concessione per lo sfruttamento di un bosco di 1.300 ettari a Bocchigliero senza procedura di evidenza pubblica grazie all’utilizzo di attestati falsi. Furgiuele inoltre appare con Magnone (oltre ad Alfredo Allevato, Marco Mellace, Antonio Errigo ed Emanuele Ciciarello) nell’inchiesta sulla ‘scomparsa’ degli 80 milioni di euro di fondi europei destinati all’acquisto di mezzi per intervenire e mitigare i rischi di incendi e dissestro idrogeologico.

 

APPALTI CALABRIA VERDE

“L’operazione Sblocca Tagli scattata oggi – spiega il Procuratore della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla – documenta come vengono affidati gli appalti per i tagli boschivi. Una situazione nota all’interno dell’ente. C’è un problema culturale di mancanza totale del rispetto del patrimonio naturalistico e di perdita di valori etici nelle istituzioni. Stiamo lavorando sull’intera filiera del legno tentando di ricostruire eventuali relazioni con i numerosi incendi divampati la scorsa estate soprattutto nel Parco della Sila e del Pollino“. Agli arresti domiciliari sono finiti Antonietta Caruso e un agronomo sessantenne di San Giovanni in Fiore Salvatore Procopio. Quest’ultimo fungeva da intermediario tra la funzionaria di Calabria Verde e Spadafora il quale si era già aggiudicato l’appalto per i tagli boschivi, ma l’iter burocratico era fermo. Per ‘sbloccarlo’ avrebbe così investito 20mila euro in una presunta tangente consegnata nelle mani di Antonietta Caruso. Ad un certo punto però l’imprenditore, arrestato a gennaio nel corso dell’operazione Stige, sospetta di essere stato truffato e si ribella. Vuole la concessione e tempesta di telefonate la dirigente che intascata la ‘mazzetta’ si rende irreperibile. A rintracciarla e far riallacciare i contatti sarà Antonio Procopio. I tre dovranno ora rispondere a vario titolo dei reati di truffa e concussione.

 

LE INTERCETTAZIONI

7 Novembre 2017, SMS inviato da Antonio Spadafora ad Antonietta Caruso: “Ti ho chiamato cento volte e non mi hai risposto. Mi hai detto che mi sbloccavi i lotti, ti ho dato 20.000 euro e non ti sei fatta viva non mi hai portato né i soldi né lotti il dottore si è pure arrabbiato e c’è rimasto male vogliamo una convocazione come da te promesso vogliamo liberati i lotti aspetto risposta che dobbiamo fare”.

23 Novembre 2017, SMS inviato da Antonio Spadafora ad Antonietta Caruso: “Ho visto il dottore Procopio e mi ha detto che i lotti li stai sbloccando. Per le Pec che mi hai fatto inviare a Catanzaro non ho avuto nessuna risposta. Ci possiamo vedere però rispondimi se no mi arrabbio. Io sono stato corretto con te, ma non sono neanche fesso”.

L’incontro dopo l’intercessione di Procopio venne fissato per il 27 dicembre per il 10 gennaio a San Giovanni in Fiore, ma Spadafora viene arrestato per l’operazione Stige ventiquattro ore prima: il 9 gennaio 2018. Nell’ordinanza di custodia cautelare vergata dal gip di del Tribunale di Castrovillari Carmen Ciarcia si legge che dalle intercettazioni sarebbe emerso che “non si tratta di un episodio isolato, quanto piuttosto, di un vero e proprio modus operandi”. A testimoniarlo un messaggio di un altro imprenditore boschivo inviato l’11 novembre 2017 sul cellulare di Antonietta Caruso: “Sei pure scostumata mi devi dare i soldi e nemmeno mi rispondi al telefono. Chiamami se no ti denuncio a te e a tuo marito. Aspetto che mi chiami e mi porti i soldi”.

 

 

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