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La spartizione dei boschi della Sila tra i clan cosentini e crotonesi

Cosenza

La spartizione dei boschi della Sila tra i clan cosentini e crotonesi

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L’ACCORDO TRA CROTONESI E COSENTINI

Era Santoro, U Monaco, a decidere dal 2007 chi doveva aggiudicarsi gli appalti per i tagli in Sila. L’uomo era riuscito a creare un vero e proprio ‘cartello silano’ formato dalle ditte Tasso, Santoro, Marrazzo, Bianco e Zampelli.  Le imprese partecipanti alla gara venivano messe d’accordo stabilendo il prezzo da proporre alle pubbliche amministrazioni con la promessa di ricevere una percentuale dei fondi stanziati, mentre chi si accaparrava i lavori doveva pagare per non subire danneggiamenti. I soldi di queste estorsioni venivano divisi tra i cirotani e il capo del clan del Comune in cui veniva eseguito l’appalto. Consapevoli che Santoro fosse in Sila il referente di tutta la criminalità organizzata i ‘cosentini’ (‘zingari’ ed ‘italiani’) nel 2011 cercano di entrare in contatto con lui dall’interno del carcere di via Popilia durante un periodo di detenzione comune tra Mario Gatto, Daniele Lamanna e un capocosca papaniciaro taglio alberiMico Megna. Il primo appuntamento, fuori dal penitenziario, avviene a Rende tra Santoro, Foggetti, Di Puppo, Lamanna, Morello e un tale Sabastiano di Rossano. A questo seguirono altri incontri tra crotonesi e cosentini per definire i territori di ‘competenza’: in una baita fatiscente vicino al lago Ampollino, in un ristorante a Mesoraca durante un matrimonio, nel cimitero di San Giovanni in Fiore (di fronte l’azienda dei fratelli Spadafora), in un maneggio a Croce di Magara, nel parcheggio del Carrefour di Zumpano. A questi summit da Cosenza parteciparono Adolfo D’Ambrosio, Rinaldo Gentile (esponente apicale del clan Lanzino), Francesco Patitucci, Maurizio Rango e Attilio Chianello.

 

Si stabilì che i proventi delle estorsioni o degli incassi sugli appalti boschivi, tranne che per il Comune di San Giovanni in Fiore affidato ”per amicizia e rispetto” alla famiglia Iona, sarebbero stati divisi a metà tra crotonesi e cosentini. Stesso discorso sarebbe valso per i lavori pubblici nel settore delle infrastrutture. I patti però inizialmente non vengono rispettati. Nella bacinella dei ‘cosentini’ non arriva nulla. Basterà un’altra riunione per mettere in riga i boscaioli. Erminio Pezzi di Camigliatello inizia così a consegnare il denaro a D’Ambrosio più o meno mensilmente: prima 5mila euro, poi 8mila e 4mila euro in base al ‘lavoro’. Oltre ai fondi pubblici degli appalti i profitti delle cosche derivavano sia dalla vendita del legname (tagliato anche abusivamente) sia del cosiddetto cippato da biomassa. Dei diversi settori in cui la criminalità organizzata riusciva a lucrare in Sila parla D’Ambrosio in carcere durante un colloquio con il fratello ricordandogli “del bosco, del pellet, del Monaco, del furto”. Un controllo totale sul territorio che, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione Stige, veniva esercitato anche “grazie ad una serie di contiguità con esponenti di enti pubblici, amministrazioni comunali e forze di polizia con particolare riguardo a personale del Corpo Forestale dello Stato”. Il tutto ai danni dell’economia locale e dell’ambiente con evidenti conseguenze per il dissesto idrogeologico provocato da disboscamenti indiscriminati privi di alcun tipo di controllo.

 

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