Provincia
Rissa a sfondo razziale al bar, assolto giovane marocchino

La sua unica colpa avere deciso di difendersi da due italiani che lo offesero ripetutamente, colpendolo con bicchieri di vetro, sedie, tavoli e coltelli, solo per il colore della sua pelle
MONTALTO UFFUGO (CS) – Khalid Hafid, oggi 32enne, ha avuto solo la colpa di essere “un diverso” e di doversi difendere da chi il 4 febbraio del 2015 lo additò come un “musulmano di merda”. Eppure lo Stato lo incriminò per rissa, lesioni personali aggravate e danneggiamento. Oggi la sentenza di assoluzione a distanza di tre anni, “risarcisce” almeno moralmente, un giovane che quella notte in località Taverna di Montalto Uffugo dovette scegliere tra cercare di sopravvivere oppure ritrovarsi, con quasi certezza, ricoverato in qualche reparto dell’ospedale Annunziata a Cosenza. Durante l’istruttoria dibattimentale la difesa, rappresentata dagli avvocati Giorgia Greco e Rosangela Polizzo, ha dimostrato come il giovane abbia agito per legittima difesa, conseguenza per cui “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio, contro il pericolo di un’offesa ingiusta”.
Offese razziali, dunque, all’origine della rissa avvenuta in un bar di Taverna di Montalto Uffugo, tra due uomini di nazionalità italiana e Hafid di origini marocchine. I militari dell’Arma accertarono che i due italiani, residenti a Rose, (le posizioni sono state stralciate; A.D. ha definito il procedimento con patteggiamento. Mentre per G.M. la posizione sarà definita da altro giudice per nullità della notifica, ndc), offesero più volte l’onore e il decoro del giovane marocchino rivolgendosi a lui con delle frasi inequivocabili “Musulmano di merda, non devi bere birra, giura sul tuo Dio”, “Musulmano di merda…beviti la birra”. Da qui ne scaturì una violenta rissa e il gestore del locale ed alcuni presenti, allertarono i carabinieri della locale stazione, di Lattarico e della compagnia di Rende. I due italiani, capito che da lì a poco sarebbero intervenute le forze dell’ordine preferirono prendere la via di fuga a bordo di una Fiat 500 bianca. All’arrivo dei militari dell’Arma all’interno del bar fu trovato solo il giovane marocchino.
Le testimonianze rese dai presenti accertarono il coinvolgimento dei due italiani che furono rintracciati successivamente grazie alla descrizione dell’autovettura con la quale si diedero alla fuga. I due portavano addosso evidenti segni di colluttazione. I tre litiganti furono accompagnati al Pronto soccorso; il marocchino riportò ferite guaribili in 15 giorni. Prognosi di 18 giorni per uno dei due italiani, mentre l’altro fu medicato per lievi ecchimosi. I tre vennero denunciati e chiuse le indagini furono accusati tutti per il reato di rissa: “all’interno dell’esercizio commerciale. Hafid riportò lesioni consistite in contusioni craniche multiple, ferite da taglio e lacero – contuse multiple del volto e ferita lacero contusa superficiale alla mano destra; A.D. riportò una frattura al naso e una ferita alla mano sinistra; G.M. escoriazioni all’orecchio, al collo e alla fronte”. Il reato di danneggiamento: I tre durante la rissa “all’interno del locale distrussero tre bicchieri, un lampadario, il banco della mescita, tre tavoli da esterno e quattro sedie in legno. Provocarono un buco nella vetrata antisfondamento rendendola inservibile”. I due italiani furono accusati anche di aver concorso tra loro a cagionare lesioni personali aggravate al giovane marocchino offendendone l’onore e il decoro con ingiurie e l’aggravante della finalità di discriminazione o odio razziale e religioso. In particolare colpirono il marocchino con una testata al volto e ripetutamente con bicchieri, sedie e tavoli, nonché con alcuni coltelli al volto.
Hafid fu accusato di rissa e lesioni personali perché cagionò ad uno dei due italiani, colpendolo con alcuni bicchieri, delle ferite alla mano sinistra e qualche escoriazione al volto e al collo. Oggi, il giudice Castiglione, chiusa l’istruttoria dibattimentale, sentita l’arringa difensiva e accolte le richieste, ha dichiarato l’ampia assoluzione ad Khalid Hafid per i capi di imputazione contestatigli per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste




















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