Cosenza
“Operazione Santa Teresa”, Bozzo: “intervenuti per legge. Alcuni comuni vicini se ne fregano” (AUDIO)

Il menefreghismo dei comuni limitrofi
“Sapevo che catturare 9 cani in una sola mattinata, avrebbe generato la reazione delle associazioni animaliste e non solo. Io ho scelto di giocare d’anticipo dando la notizia anche in maniera diretta, forte, per due motivi: il primo perchè, è giusto che i cittadini sappiano che il Comune di Cosenza, il Decoro Urbano, in rappresentanza del sindaco sono sul pezzo. Siamo attenti affinchè non ci siano situazioni di rischio per i cittadini e ci sia equilibrio nel rapporto tra cittadini e animali per le strade della città”.
“Il secondo motivo – prosegue Massimo Bozzo -, e lo dico di pancia, è perchè mi sono rotto del fatto che il Comune di Cosenza, è spesso costretto a sopportare le inefficienze di altri comuni dell’area urbana. Lo dico da tre anni: i cani hanno le zampe, non conoscono confini e sono liberi. E’ stata una provocazione al sindaco di Rende, di Zumpano, di Castrolibero… che non hanno mai fatto prevenzione. E noi spesso ci ritroviamo i cani randagi che arrivano da quei territori”.
“E non solo; spesso ci ritroviamo situazioni di cani feriti, in queste realtà, che spesso vengono presi e portati nel territorio di Cosenza perchè le istituzioni di quei comuni non intervengono e se ne fregano delle emergenze. Noi interveniamo sempre e abbiamo anche il canile sanitario e le amministrazioni per intervenire in maniera seria sul randagismo devono essere dotate di una convenzione con un canile sanitario e con una struttura rifugio”.
Associazioni e Comune
“Fino all’arrivo di questo branco eravamo in equilibrio per l’arrivo e l’uscita dei cani dal territorio di Cosenza. Questo branco ha un pò fatto saltare le regole e gli equilibri. Ma voglio precisare che, laddove sul territorio del comune di Cosenza, fra un giorno, un mese o un anno, dovesse verificarsi la presenza di un branco, noi la chiameremo via Popilia, Santa Teresa o centro storico, ma interverremo perchè dobbiamo farlo per legge”.
“In tre anni dal canile sanitario di Donnici e dal canile rifugio, dei cani di proprietà del comune di Cosenza, ne sono stati adottati 430 in due anni, l’80% di questi grazie ai volontari dell’associazione “Gli invisibili dei canili rifugio di Cosenza”, che non hanno mai percepito un centesimo, che fanno volontariato allo stato puro, e a loro va il mio ringraziamento. Ci stiamo anche attrezzando per finanziare il trasferimento dei cani che loro riescono a fare adottare al nord dove, lo sottolineo, non esiste il problema del randagismo che esiste solo nel centro sud. E dobbiamo anche chiederci perchè”.
Per risolvere o meglio gestire il problema Bozzo sottolinea la necessità di intervento della Regione Calabria “che non affronta il problema di petto; e non basta una task force anche se è comunque un punto di partenza. Bisogna entrare in maniera decisa sul problema: in Calabria – spiega – ho fatto un calcolo: tra Comuni, Regione e Asp vengono spesi circa 30 milioni di euro l’anno. Fino ad oggi tranne il Comune di Cosenza e qualche piccolo comune che ha avuto la fortuna di avere volontari o un amministratore sensibile, tutto il resto è zero. Il dato di cui vado più orgoglioso è questo: negli ultimi tre anni a Cosenza, non si è mai verificato un caso di avvelenamento o di polpette e bocconi avvelenati. Questo perchè ne abbiamo parlato con i cittadini e li abbiamo sensibilizzati. E’ stato fatto poco e si può fare altro? Sicuramente, ma quando ci sono state proteste per evitare che qualcuno facesse ‘pulizia’ in questa maniera barbara, siamo sempre intervenuti. La mia paura in merito a questo branco era questa, ma anche che qualche cittadino potesse farsi male”.
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