Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Proprietario di terreno spara ad intrusi, assolto in Appello, la Cassazione annulla la sentenza ed è tutto da rifare

Provincia

Proprietario di terreno spara ad intrusi, assolto in Appello, la Cassazione annulla la sentenza ed è tutto da rifare

Pubblicato

il

vicino spara 1

Era il 2006 quando due ventunenni entrarono in un terreno privato e furono sparati. Il colpo trapassò il viso di uno dei due giovani. All’altro amputarono il dito della mano

 

FAGNANO CASTELLO (CS) – Una storia che venne ricordata per molto tempo perchè accadde l’antivigilia di Natale, nel 2006, in un terreno agricolo tra Fagnano Castello e Malvito, in un freddo pomeriggio d’inverno. Da questa storia vennero fuori due vittime e due imputati. Le due vittime di appena 21 anni, furono avvistate dal proprietario del terreno che, insieme ad un dipendente andò a difendere la sua terra armato di una pistola un revolver 3.57 Magnum, clandestino, con matricola abrasa. Con la pistola li minacciò di entrare in macchina. A dire di quest’ultimo avrebbe dovuto chiamare i carabinieri. Mentre li tenne sotto tiro partì un colpo di pistola che al giovane seduto sul sedile lato guida trapassò il viso da un lato all’altro, finendo sulla mano dell’altro passeggero, seduto accanto che subì l’amputazione del pollice. Sul posto intervennero i carabinieri. I due giovani feriti furono trasportati verso l’ospedale di competenza a Cetraro e sottoposti alle cure specifiche. Fortunatamente nessuno fu in pericolo di vita. Al giovane colpito al visto il colpo spaccò il setto nasale.

LA VERSIONE DEI FATTI

Le versione dei fatti furono contrastanti. Le vittime dichiararono ai carabinieri di essere andati nel terreno per vedere dei cinghiali. Arrivò il presunto titolare del terreno con la pistola che pensava fossero ladri e, secondo la loro testimonianza li costrinse a salire sulla macchina e mente li teneva sotto mira partì il colpo che trapassò la faccia di uno e attinse la mano dell’altro.  L’imputato dichiarò che la pistola non l’aveva lui ma le vittime. E nel tentativo di disarmare chi aveva l’arma in mano, partì un colpo. L’altro imputato, il dipendente, in questa storia avrebbe favorito l’imputato in quello che avrebbe fatto, che, secondo la Procura si era configurato nel momento in cui i due erano stati tenuti sotto tiro della pistola.

IL PROCESSO E LA CONDANNA

Chiuse le indagini i due indagati vennero rinviati a giudizio: il proprietario, all’epoca dei fatti 54 anni,  fu accusato di di tentato omicidio violenza privata aggravata, lesioni aggravate, porto di arma clandestina e la ricettazione dell’arma; il dipendente, 53 anni,  di sequestro di persona e favoreggiamento e in concorso il porto di arma. Parte il processo a Cosenza in udienza collegiale. Sulla scorta di queste versioni furono fatte consulenze balistiche, prova dello stub ed altro ancora e in primo grado i due imputati vennero condannati: il proprietario venne condannato a 10 anni e sei mesi di reclusione e il dipendente ad un anno e 9 mesi di reclusione per i reati di favoreggiamento e concorso in sequestro di persona Furono condannati a risarcire le vittime con una provvisionale di 10 mila euro per la vittima sparata in viso e cinque mila euro per la vittima che era stata colpita alla mano amputata poi dal dito pollice.

RICORSO IN APPELLO E L’ASSOLUZIONE

La difesa degli imputati fecero ricorso in appello. La Corte di Appello di Catanzaro riformò la sentenza assolvendo l’imputato accusato di tentato omicidio violenza privata aggravata, lesioni aggravate, porto di arma clandestina e la ricettazione dell’arma. Il reato di tentato omicidio venne riqualificato in minaccia aggravata dall’uso dell’arma. Tutti gli altri reati furono estinti per prescrizione. Anche per l’altro imputato, il dipendente, tutti i reati furono estinti per trascrizioni. Il risarcimento fu solo di mille euro per ognuno delle parti civili. Nel processo d’Appello lo stesso procuratore generale di Catanzaro chiese l’assoluzione e il Collegio accolse la richiesta.

LA CASSAZIONE ANNULLA, SI RITORNA IN AULA

Gli avvocati parte civile, Pietro Sammarco e Pasquale Vaccaro, presentarono un sollecito alla Procura Generale della Corte d’Appello avversa ad una sentenza non corretta dal punto di vista formale e lo stesso Procuratore Generale insieme alle parti civili, ognuno per la propria competenza, presentarono ricorso per Cassazione fissato a Roma alla prima sezione penale. Il nuovo dispositivo annulla senza rinvio per un capo d’imputazione ed ha annullato con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello per tutti i capi d’imputazione residui. Quindi si ritorna ad un nuovo giudizio in appello, tutto da rifare. Naturalmente bisogna attendere le motivazioni degli Ermellini per capire in che modo e per quali ragioni la sentenza rinvia a nuovo processo. Una cosa è certa, per sapere la fine di questa storia a distanza di 12 anni c’è bisogno di attendere ancora

 

Pubblicità .

Categorie

Social