Cosenza
Cosenza, presunto caso di malasanità. Aneurisma sarebbe stato scambiato per massa tumorale

La Procura di Cosenza è chiamata all’apertura di un’inchiesta a seguito del decesso all’ospedale dell’Annunziata di una donna di 75 anni e alla denuncia della figlia che chiede che vengano accertate eventuali responsabilità
COSENZA – Non c’è pace per la sanità cosentina, ancora una volta al centro delle cronache per un nuovo, presunto, caso di malasanità ovviamente da accertare. La vicenda riguarda una donna di 75 anni, deceduta sabato a seguito delle conseguenze, pare, di un’aneurisma all’aorta addominale. Almeno questo è il racconto della figlia che, dopo il dolore e la disperazione ha deciso di presentare denuncia per far luce sulla morte della madre.
L’aneurisma sarebbe stato ‘scambiato’ infatti, per una massa tumorale. La figlia della donna ha chiesto, con una denuncia, che vengano accertate eventuali responsabilità mediche sulla morte della madre il cui calvario è iniziato il 15 maggio scorso, quando la donna era arrivata al Pronto soccorso con forti dolori addominali e ricoverata in un primo momento per una infezione alle vie urinarie.
Dopo quattro giorno la donna sarebbe stata poi dimessa nonostante accusasse ancora forti dolori, che sono proseguiti fino a venerdì scorso quando ha iniziato anche a perdere sangue. Attivato il 118 la donna sarebbe stata nuovamente trasferita in ospedale. Secondo quando avrebbe dichiarato la figlia in denuncia, i medici le avrebbero riferito il sanguinamento di una massa tumorale al duodeno che aveva interessato il pancreas, scoperto grazie ad una endoscopia. La donna però, è deceduta sabato ma la causa potrebbe essere invece legata alle conseguenze di un’aneurisma dell’aorta addominale. La famiglia è rappresentata dai legali Cristian Cristiano, Francesco Santelli e Ugo Le Donne. Sequestrate le cartelle cliniche, il pm della Procura bruzia, Giuseppe Cozzolino, ha aperto un fasciolo d’indagine. Domani sarà disposta l’autopsia sul corpo della 75enne. Ancora non risultano medici che hanno interagito durante il ricovero, iscritti nel registro degli indagati.

















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