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Revocata la confisca dei beni per Patitucci, del valore di oltre 700 mila euro

Cosenza

Revocata la confisca dei beni per Patitucci, del valore di oltre 700 mila euro

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Revocate le misure di prevenzione applicate nel 2017 a Francesco Patitucci e Giuseppe De Cicco e la confisca dei beni per oltre 700 mila euro nei confronti di Rosanna Garofalo, moglie di Patitucci

 

COSENZA – La Corte d’Appello di Catanzaro, su ricorso presentato dal collegio difensivo ha revocato la sorveglianza speciale per Francesco Patitucci, detenuto per altri reati, fissata a quattro anni e ridotta la misura preventiva sempre della sorveglianza speciale, applicata a Giuseppe De Cicco da tre anni ad un anno. Francesco Patitucci e Giuseppe De Cicco sono difesi dagli avvocati Laura Gaetano e Luigi Gullo. La Corte d’Appello di Catanzaro ha rvocato anche la confisca dei beni di proprietà di Rosanna Garofalo, moglie di Francesco Patitucci. Rosanna Garofalo è difesa dagli avvocati Marcello Manna e Laura Gaetano.

 

I beni conficsati dalla guardia di Finanza per oltre 700 mila euro

“I beni furono confiscati a luglio del 2017 dalla Guardia di Finanza per oltre 700 mila euro – si apprese da un comunicato stampa della Guardia di Finanza –  al reggente della cosca Ruà-Lanzino, Francesco Patitucci, e a un suo parente, Giuseppe Di Cicco, della stessa cosca. La confisca avvenne su richiesta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro diretta dal procuratore capo Gratteri, a seguito di un’indagine svolta dalla Guardia di finanza di Cosenza e coordinata dal procuratore aggiunto Bombardieri. Nei confronti del Patitucci fu applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per la durata di quattro anni con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, mentre nei confronti del De Cicco la sorveglianza speciale per tre anni. Patitucci è attualmente detenuto per violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale e per violazione legge armi. È stato già condannato per il delitto di associazione mafiosa e reati connessi con sentenze di primo e secondo grado (divenuta irrevocabile nel 2015), per appartenenza alla cosca “Lanzino/Ruà” e riconosciuto quale “reggente” della consorteria, nonché per reati di estorsione e di usura aggravati. Peraltro il capo clan era già stato condannato per la partecipazione all’associazione mafiosa denominata “Pino-Sena”, con sentenza della Corte di Assise d’Appello di Catanzaro, divenuta irrevocabile nel 2000. De Cicco, invece, è legato da stretti rapporti di natura familiare con il reggente del clan ed è indicato nei provvedimenti dell’autorità giudiziaria come facente parte della cosca “Ruà-Lanzino”, prevalentemente con compiti di riscossione dei proventi dell’usura praticata dal clan.

La confisca fu eseguita dal lavoro svolto dai finanzieri calabresi del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Cosenza, diretta dalla Dda di Catanzaro, che svolsero accertamenti patrimoniali nei confronti dei proposti nonché dei loro prossimi congiunti. Accertamenti che, nel periodo 2002/2013, evidenziarono una netta sproporzione delle movimentazioni economico-finanziarie in uscita rispetto ai redditi dichiarati, nemmeno idonei a soddisfare anche le sole esigenze primarie di vita. Tra i beni sequestrati tre fabbricati turistico-residenziali in provincia di Cosenza, una società di capitale, con 10mila quote sociali, con relativo complesso aziendale operante nel settore delle costruzioni di edifici, un automezzo e rapporti bancari per un valore complessivo stimato pari a oltre 700mila euro”.

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