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Encefalogramma piatto per gli ospedali di Cosenza e provincia

COSENZA – La sanità calabrese recita il “de profundis”. La politica di rientro, imposta dalla Regione Calabria per l’abbattimento dei costi delle strutture
ospedaliere locali, continua a mietere vittime celebrando, quasi quotidianamente, nuovi “funerali”. Dopo le polemiche per il rischio chiusura di alcuni reparti dell’Annunziata di Cosenza e l’incubo di oltre 1500, tra medici ed infermieri, assunti a tempo determinato di vedere i loro contratti scadere e non essere rinnovati (nei giorni scorsi il sindaco Mario Occhiuto, accompagnto in ospedale dall’assessore Carmine Vizza per un giro istituzionale tra i reparti, ha evidenziato che, in caso di chiusura dei reparti, sarebbe pronto ad emettere un’ordinanza urgente per farli riaprire, ndr), lo tsunami dei tagli s’abbatte come un uragano violentissimo sull’ospedale “Santa Barbara” di Rogliano, considerato uno dei luoghi simbolo, per storia, professionalità ospedaliere e qualità dei reparti, dell’assistenza sanitaria regionale. Le proposte di rilancio del nosocomio roglianese che, insieme a quello dell’Annunziata, garantisce posti letto e assistenza medica ad un notevole bacino d’utenza, rischia, anzi è certo, di rimanere un bel progetto solo cartaceo, senza alcuna possibilità di concretizzazione reale. Infatti, nei giorni scorsi, un atto firmato, dal direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, Paolo Gangemi, esposto come un bersaglio al “fuoco” delle polemiche di politici, istituzioni e cittadinanze, è stata disposta, e senza almeno per il momento, alcuna possibilità di revoca immediata, la definitiva chiusura del Punto di Primo Intervento del nosocomio del Savuto. L’atto aziendale, e non poteva essere diversamente, ha riacceso, anche se è il caso di dire che non si era mai spenta, la miccia delle polemiche che esplodono, come una potente deflgrazione, contro il sistema regionale calabrese. Il centrodestra e il governatore Scopelliti incassano le critiche e rilanciano i loro atti di responsabilità politica, facendo osservare che «il piano di rientro, imposto dal Governo nazionale per far riequilibrare i conti del sistema sanitario regionale, affossato e assaltato al cuore del suo bilancio da precedenti gestioni politiche “spendaccione e improduttive” (le critiche sono rivolte al centrosinistra, ndr), è l’unica strada per rimettere a posto i conti». Sarà anche vero, ma sicuramente non si fa “cassa” sulle spalle dell’utenza. Cancellando il Punto di Primo Intervento del Santa Barbara, così come chiudendo, per carenza di medici e infermieri, vari reparti dell’Annunziata, non si fa certo la politica degli interessi di bilancio, ma la politica di negare assitenza medica a chi ne ha bisogno. Da più parti rappresentanti politici, figure istituzionali e comunità, costituitisi in comitati spontanei e associazioni a difesa dei malati, con il sostegno incondizionato delle sigle sindacali, evidenziano come «la Giunta Scopelliti considera marginale ed irrilevante questa parte della Calabria ed i suoi abitanti». Tuttavia, per rinfrescare un pò la mente al governatore, le popolazioni del Savuto, hanno ricordato, attraverso lettere di protesta e manifesti, affissi un pò ovunque su tutto il vasto territorio a sud di Cosenza, che «lo scorso novembre il presidente Scopelliti, in una conferenza stampa svoltasi a Rogliano, aveva prefigurato per il S.Barbara uno scenario totalmente diverso che prevedeva un rafforzamento del presidio ospedaliero». Da novembre ad oggi, quella promessa è stata disattesa, tanto che il progetto ha, inspiegabilmente, cambiato percorso, imboccando lo svincolo del totale svilimento. «La chiusura del Ppi – dicono in coro gli attori principali della protesta – è solo l’ultima delle mortificazioni che i dipendenti dell’Ospedale ed i cittadini hanno dovuto subire: prima c’erano state le chiusure del Pronto Soccorso, della Chirurgia e della Farmacia. E’ questo che Scopelliti intende per rafforzamento? In proposito, cosa ne pensano i rappresentanti di “Rogliano nel cuore” ed i locali dirigenti del Pdl che in quella farsesca conferenza stampa erano in prima fila ad applaudire un presidente di regione che era venuto col chiaro intento di prenderci in giro? Saranno in grado, una buona volta, di esprimersi in maniera autonoma e di prendere finalmente posizione a favore dei loro concittadini, anziché continuare ad avallare acriticamente le decisioni del loro capo per lucrare piccole rendite politiche personali? Se non sbagliamo, a Rogliano ci sono alcune persone che fanno parte del Direttivo Regionale del PDL: perché non si dimettono da questo organo in aperto dissenso con la decisione di chiusura del PPI del S.Barbara? O forse dobbiamo concludere che anch’essi concordano con questo atto scellerato? Arriveranno queste risposte? Ne dubitiamo». Da Rogliano le polemiche, imboccano la strada per arrivare fino a Cetraro, dove l’ospedale tirrenico, ex gioiello d’avanguardia del territorio, oggi, dopo essere stato trafitto al cuore dal piano di rientro, è in crisi d’identità. Un malanno, apparentemente, senza cura. Ogni giorno, chi per esigenze d’assitenza medica, si rivolge al nosocomio tirrenico, deve fare i conti con un servizio d’accoglienza carente e con una gestione medica interna che lascia molto a desiderare. Lo stato di salute della struttura sanitaria pubblica lo si può raccontare attraverso la lunga giornata d’attesa di un giovane cosentino: affetto da problemi al cuore sin da piccolo, dopo innumerevoli viaggi a vuoto nell’ospedale tirrenico, s’è presentato per sottoporsi ad una visita, con tanto di prenotazione effettuata e orario stabilito. La prima sorpresa per il giovane e i suoi familiari, è stata quella di non trovare il cardiologo in servizio. Il ragazzo, s’era da tempo prenotato la visita di controllo in seguito all’insorgenza di alcuni dolori al petto, preoccupante campanello d’allarme per chi soffre già di uno scompenso cardiaco che, seppur risolto chirurgicamente, resta sempre un grande punto interrogativo. Bypassato questo primo intoppo burocratico e gestionale, il giovane è stato sottoposto ad una ecografia, effettuata da un’infermiera che, mentre eseguiva l’esame, era comodamente intenta a parlare al telefono e, secondo il racconto rammaricato del ragazzo, non era una telefonata di servizio. Ma l’aspetto più grave della visita è stato che il ragazzo, rialzatosi dal lettino, non ha avuto modo di conoscere l’esito di quell’esame. «Cosa ho, ha ripetuto insistentemente al medico?». Domanda rimasta senza risposta. O meglio la risposta è stata parziale. Facciamo le analisi del sangue e poi vedremo. «Come si può – commenta il ragazzo, tra incredulità e rabbia, rispondere ad un paziente in maniera così approssimativa e poco professionale? E se quel mio tracciato raccontasse una situazione di pericolo, chi me lo direbbe? Lo dovrei scoprire da solo, aspettando il peggio. Se questa è la sanità e il suo stato di salute, è meglio sperare di non cadere malati». Come dargli torto?



















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