Provincia
Il Maresciallo amico della ‘ndrina finisce in manette, tradito dal pentito

Carmine Greco maresciallo dell’Arma Forestale è accusato di associazione mafiosa e favoreggiamento. A mettergli le manette ai polsi la distrettuale di Catanzaro grazie alle dichiarazioni del pentito Oliverio
LONGOBUCCO (CS) – E’ stato consulente dal 2012 al 2014 dei ministri dell’Ambiente Clini e Galletti per quanto riguarda i parchi nazionali Carmine Greco, maresciallo dei carabinieri forestali di Cava di Melis finito in manette per associazione mafiosa e favoreggiamento. Nell’ordinanza si legge “curava gli interessi delle così dette imprese boschive, e quindi della compagine associativa di tipo ‘ndranghetistico”. Il suo arresto eseguito su provvedimento della Distrettuale al Catanzaro a firma di Nicola Gratteri, “un filone” dell’operazione Stige, è culminato all’alba di sabato mattina nella sua abitazione di Cava di Melis, sottoposta a perquisizione. E’ stato trasferito al carcere militare di Santa Maria Capua Vetere. Il maresciallo dell’Arma forestale fu uno dei protagonisti nell’inchiesta Calabria Verde perchè “individuò” una dirigente di Calabria Verde di Luzzi che portava in borsa 20 mila euro, tangente data da Antonio Spadafora. E fu il maresciallo a recuperare borsa e soldi. Sempre Greco ha partecipato nei giorni scorsi ad alcuni sequestri di terreni nell’inchiesta dell’alluvione di Corigliano Rossano che ha visto 195 indagati dalla Procura di Castrovillari
A metterlo nei guai il collaboratore di giustizia Francesco Oliverio, condannato nell’ambito del processo “Six Towns” a oltre 18 anni di carcere.
Dalle pagine dell’ordinanza si legge “Carmine Greco, 52 anni nativo di Bocchigliero (CS), difeso dall’avvocato Antonio Quintieri, è indagato per aver fatto parte, tra gli altri, con Nicolino Aracri Grande, Francesco Garofalo, Salvatore Combierati, Antonio Spadafora, Luigi Spadafora e con altri non identificati, di una associazione di tipo mafioso denominata ‘ndrangheta – operante nella regione Calabria, nel territorio nazionale ed estero costituita da molte decine di locali e ‘ndrine distaccate, tutte ricollegate tra loro e anche per quanto attiene alle province di Cosenza e Crotone dotate di organismi a cui sono demandate le decisioni più importanti nonchè il raccordo con gli omologhi organismi apicali di altre province – associazione che si avvale della forza dell’intimidazione del vincolo associativo – e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva. In particolare al ruolo dell’indagato per avere fatto aprte dell’articolazione territoriale, insistente nel comune di San Giovanni in Fiore e nelle aree montane silane delle province di Cosenza e Crotone, dell’associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico operante nel territorio ricadente nelle predette zone finalizzata, mediante la forza intimidatrice del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento ed omertà della cittadinanza al controllo del territorio sopra indicato ed alla commissione di una serie di delitti, tra cui estorsioni, omicidi, danneggiamenti detenzione e porto illegali di armi, traffico di sostanze stupefacenti nonchè all’acquisizione in modo diretto o indiretto della gestione o del controllo di attività economiche , all’ingerenza della vita politica locale ed al conseguimento di profitti e vantaggi ingiusti per se e per gli altri.
In particolare Greco Carmine, maresciallo dei carabinieri forestali, comandante della stazione di Cava di Melis, insistente nel comune di Longobucco (CS), legato agli imprenditori boschivi titolari dell’impresa “F.lli Spdafora Srl”, di San Giovanni in Fiore e società cooperativa Sociale “Kalasarna” con sede in Campana (CS) che beneficiavano per tutto l’altipiano silano della signoria sugli appalti, pubblici e privati, per il taglio boschivo, compiendo atti di concorrenza sleale mediante violenza, con l’impiego di metodo mafioso, al fine di annichilire ogni possibile concorrenza, curava gli interessi delle così dette imprese boschive, e quindi della compagine associativa di tipo ‘ndranghetistico, consentendo in maniera perdurante e sistematica che le suddette imprese potessero svolgere la loro attività senza dovere essere sottoposti a controlli intesi a verificare il rispetto delle autorizzazioni previste dalla vigente normativa regionale sulla cura e gestione del patrimonio boschivo, omettendo di intervenire laddove ci fossero segnalazioni, informando gli imprenditori di imminenti controlli da svolgersi, intervenendo per estromettere imprese concorrenti ovvero svolgendo personalmente indagini ove erano coinvolti gli stessi sodali adoperandosi, anche con metodiche tali, da inquinare le prove in corso di assunzione, per raggiungere risultati processuali volte a favorirli nonchè infine effettuando attività di mediazione tra alienanti aree boschive remunerative e gli Spadafora”




















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