Cosenza
Caso Ruffolo: chiesti i danni per 14 milioni di euro all’Annunziata

Cesare Ruffolo 79 anni perse la vita all’ospedale civile di Cosenza, il 4 luglio del 2013, dopo una trasfusione di sangue contaminata dal batterio letale serratia marcescens

I difensori di parte civile dopo la lettura sentenza, gli avvocati Massimiliano Coppa, Luigi Forciniti, Paolo Coppa e Marianna De Lia
COSENZA – Non sembra giungere ad una definizione la vicenda che ha coinvolto la famiglia cosentina nonostante la celebrazione di un lungo processo che ha preso il via dopo il decesso di Cesare Ruffolo nel quale hanno sfilato centinaia di testimoni e consulenti tecnici il Tribunale cittadino ha ritenuto colpevoli di omissioni di atti d’ufficio, somministrazione di medicinali imperfetti, lesioni, omicidio colposo e morte in conseguenza di altro reato doloso, per aver materializzato tutte le criticità, ben 65, da tempo manifestate dall’Audit della Regione Calabria e mai risolte per oltre due anni fino al decesso del paziente Ruffolo che sfortunatamente aveva fatto ricorso alle cure del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cosenza.
Nonostante l’inizio dell’azione esecutiva mediante il pignoramento sia presso il Cup e successivamente presso gli uffici della Direzione Generale, Amministrativa e Sanitaria dell’A.O. di Cosenza – dove sono stati sottoposti alla procedura espropriativa scrivanie, computer, fotocopiatrici, stampanti, poltrone, sedie, tavoli direzionali, quadri, per un importo a cinque zeri, proseguendo le operazioni di pignoramento già iniziate mesi addietro – ancora oggi nessuna ammissione di responsabilità da parte dei vertici dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza mediante il risarcimento del danno risulta ancora essere pervenuta alla Famiglia Ruffolo per il decesso del congiunto da ritenersi ingiusto.
In verità, per il tramite del proprio legale esterno nominato dall’Azienda Ospedaliera – seppur dotata di ufficio legale – che certamente avrà un ulteriore costo che graverà sulle casse aziendali, l’Ente pluripignorato si è limitato a contestare l’editto della sentenza nel punto dove è contenuta la provvisionale vergata e dal Tribunale Penale e pagata dopo molti mesi e resistenze offrendo – come tesi difensiva su cui è stata avanzata una proposta transattiva molto inferiore alle somme a cui l’Azienda Ospedaliera è stata condannata – l’assenza del termine “ciascuno degli eredi” seppur nella sentenza sopra detta tutti i beneficiari delle somme vengono nominativamente indicati dai Giudici penali.
Tale ulteriore condotta elusiva dell’Azienda Ospedaliera degli obblighi imposti a termine di legge ha indotto inevitabilmente a richiedere l’intero danno da risarcire ai 22 eredi che si sono costituiti nel giudizio civile e che genererà una richiesta di risarcimento del danno per un importo pari ad €.14.000.000,00 avuto riguardo della qualità del danno ingiustamente cagionato agli eredi. Nessun commento dai difensori della famiglia Ruffolo gli avvocati Massimiliano Coppa, Paolo Coppa, Luigi Forciniti, Marianna De Lia e Giuseppe Maiuri che hanno affidato il corposo atto introduttivo del giudizio civile di oltre sessanta pagine al Tribunale bruzio allegando tutti i documenti e le gravissime censure mosse dall’Istituto di Sanità, dal Ministero della Salute all’operato di medici e vertici dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza che, a vario titolo, si occuparono di Cesare Ruffolo che perse la vita in poche ore in un caldissimo giorno di luglio del 2013.
















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