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Parco acquatico inutilizzato, la proposta per portare ‘il mare a Rende’

Rende

Parco acquatico inutilizzato, la proposta per portare ‘il mare a Rende’

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Nessun imprenditore vuole prendersi carico dell’opera cui costi di attivazione ammontano ad almeno un milione di euro. L’idea è di farlo gestire come piazza Bilotti attraverso un partenariato pubblico-privato

 

 

RENDE (CS) – “La storia del parco acquatico di Rende – scrive il consigliere Carlo Petrassi passato dalle fila della maggioranza all’opposizione come capogruppo de La Terza Rende – rispecchia un po’ la storia di Rende degli ultimi 15 anni. Una città laboriosa e in espansione che all’inizio del XXI secolo guardava al futuro con entusiasmo e ottimismo tanto da ritenere realizzabili e sostenibili idee innovative e sotto certi aspetti anche rivoluzionarie come il parco acquatico (“u mare a Renne”). Purtroppo con il passare del tempo la città per chiare responsabilità politiche unite alle problematiche economiche ha finito per ripiegarsi su se stessa dando inizio a un periodo di decadenza a cui bisognerebbe porre fine al più presto. L’attuale amministrazione non solo non è riuscita ad invertire questa tendenza, ma dopo oltre 4 anni di governo della città continua a vivere alla giornata dimostrando di non avere un’idea chiara sul futuro di Rende sulle sue vocazioni e priorità.

 

 

La gestione del parco acquatico fatta da questa amministrazione rappresenta un esempio emblematico di questo atteggiamento. Questa maggioranza ha sempre considerato il parco acquatico come una “palla al piede” e non è mai riuscita a vederlo e pensarlo come una risorsa e un’opportunità. Le innumerevoli dichiarazioni pubbliche fatte dall’attuale Sindaco e dai suoi sul parco acquatico dimostrano una visione miope delle potenzialità di quest’opera. Essi invece diparco acquatico 6 fare gli interessi dei cittadini di Rende promuovendo un’opera che rappresenta un patrimonio di Rende e di tutta l’area urbana cosentina agiscono come quel proprietario di casa stupido che vorrebbe vendere la propria abitazione ma mette in guardia i possibili potenziali acquirenti che farebbero un pessimo affare ad acquistarla evidenziando le sole presunte caratteristiche negative.

 

 

La nuova proposta di deliberazione per l’affidamento del parco circolata l’altro giorno per pochi minuti in Commissione Bilancio, giusto il tempo per rubare ai consiglieri presenti un inconsapevole parere favorevole espresso a maggioranza, sembra introdurre solo due novità rispetto alla delibera consiliare approvata in precedenza e dalla quale è scaturito il bando per l’affidamento del parco acquatico poi andato deserto: l’allungamento temporale della concessione e l’introduzione della formula dell’avvalimento. Quest’ultima novità la consideriamo fortemente negativa perché lesiva dei requisiti di professionalità che dovrebbero essere alla base dell’affidamento di un’opera con queste caratteristiche. In sostanza così facendo potenzialmente si permetterà a qualunque imprenditore anche quello senza alcuna competenza ed esperienza in materia, di gestire un’opera altamente specifica costata ben 17 milioni di euro. Il rischio del fallimento della gestione aumenterebbe in modo esponenziale. Pertanto riteniamo che la strada indicata dalla maggioranza sia completamente sbagliata per ottenere un proficuo affidamento dell’opera. Pensiamo infatti che bisognerebbe realizzare un bando completamente diverso da quello prospettato, un bando che guardi esclusivamente a imprenditori di comprovata affidabilità ed esperienze in materia e che contenga al suo interno degli elementi che incentivino e rendano più sostenibile il loro eventuale investimento.

 

 

Uno dei probabili motivi che ha indotto gli imprenditori del settore a disertare il bando precedente è l’elevato costo di attivazione del parco acquatico, ci riferiamo in particolare ai costi che andrebbero sostenuti dal privato che si aggiudicherebbe la gestione per l’attivazione del ristorante, della technotown, per la fruibilità del giardino ecc., costi che secondo una stima finanziaria fatta dai tecnici del comune non sarebbero inferiori a 450.000 euro e che paradossalmente corrispondono più o meno alla cifra costata ai cittadini rendesi nell’ultimo anno e mezzo per la guardiania del parco e altri piccoli interventi al suo interno. Secondo altre stime le spese di attivazione del parco supererebbero addirittura il milione di euro. Alla stregua di quanto è successo a Cosenza per il parcheggio di piazza Bilotti, riteniamo che nella formulazione del nuovo bando si potrebbe legare la gestione privata del parco acquatico a qualche finanziamento che il Comune di Rende si impegnasse a reperire finalizzandolo specificatamente alla sua attivazione. Una sorta di partenariato pubblico-privato che andrebbe studiato nei minimi particolari insieme a consulenti e dirigenti capaci e lungimiranti”.

 

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