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Morì tra i pidocchi all’Ospedale di Cosenza, di putrefazione degli arti inferiori

Cosenza

Morì tra i pidocchi all’Ospedale di Cosenza, di putrefazione degli arti inferiori

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E’ quanto si evince da una delle cartelle cliniche della vittima che oggi viene descritto in una denuncia depositata alla Procura della Repubblica dal legale della famiglia, l’avvocato Massimiliano Coppa. Chiesta la riesumazione del corpo della 52enne

 

COSENZA – E’ stato depositato in Procura a Cosenza un voluminoso esposto denuncia carico di rabbia e di dolore dai familiari del medico RDR, deceduta il 2 luglio del 2017 tra dolori lancinanti, sofferenze atroci, per putrefazione degli arti inferiori in mezzo alla sporcizia ed ai pidocchi. Si, proprio ai pidocchi che hanno costretto gli operatori sanitari a tagliarle i capelli mortificando quel poco di dignità negli ultimi giorni della sua breve vita. Appare veramente impensabile ma purtroppo è vero che in un tempo come il 2017 possano verificarsi cose del genere con infezioni da pidocchi all’interno di un Ospedale come quello di Cosenza. E’ questa la macabra scoperta rinvenuta all’interno della cartella clinica dal legale della famiglia Avvocato Massimiliano Coppa – noto esperto in colpa medica – che ha affidato la valutazione del caso ad un pool di esperti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico Gemelli di Roma.

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L’avvocato penalista Massimiliano Coppa

Ed infatti dalla attenta analisi della cartella clinica della sfortunata dottoressa effettuata dall’Avvocato Massimiliano Coppa e dai suoi collaboratori Avvocato Paolo Coppa e Dott.ssa Mariaroberta D’Agostino è emerso documentalmente che la paziente nonostante rimase ricoverata in Ospedale per un mese, dopo pochi giorni dal suo ingresso in pronto soccorso contrasse la pediculosi e morì per una gravissima infezione non curata agli arti inferiori che condusse la stessa alla putrefazione dei tessuti. Pare una storia inverosimile ma è il contenuto della cartella acquisita dal legale della famiglia e consegnata ai Magistrati inquirenti della Procura di Cosenza ai quali è stato chiesto di fare luce su questa tragica storia che non potrà passare inosservata.

Al giorno d’oggi una vicenda del genere non può essere sottaciuta e merita di essere scrutinata in tutte le sue accezioni” hanno commentato i familiari precisando che “…se dovesse essere confermato in sede medico legale il contenuto della cartella clinica in nostro possesso, e che abbiamo chiesto di acquisire nelle forme di legge agli inquirenti, saremmo costretti ad ammettere che ancora oggi la asepsi di un reparto ospedaliero non rappresenta più la regola generale per la miglior adeguatezza delle cure dei pazienti, tenuto conto della più rigida tutela del Diritto alla Salute che il legislatore garantisce come costituzionalmente orientato…”.

Al momento, invece, nessun commento da parte dell’Avvocato Massimiliano Coppa. In realtà pare non risulti alcuna segnalazione secondo le modalità di notifica imposte in capo al personale medico per le malattie della Classe Quarta come la pediculosi, la cui segnalazione – anche del singolo caso – è obbligatoria per evitare focolai epidemici. Dagli atti ufficiali, infatti, ancora non risulta alcuna segnalazione né all’ingresso in ospedale e né tantomeno dopo la consulenza dermatologica meravigliando molto la permanenza della paziente all’interno del reparto per quasi un mese fino al suo decesso.

Tale circostanza impone una riflessione, prima ancora che sulla tempestività della diagnosi e del successivo trattamento sanitario, soprattutto circa la sufficienza e la idoneità delle condotte del personale, a vario titolo, prese in carico che si occupò della paziente oltre che dei vertici della struttura sanitaria per palese violazione della sicurezza delle cure, ponendosi  – in questo caso – un problema che si posiziona tra l’organizzazione del servizio sanitario ed il diritto alla salute. L’attività assistenziale  nell’obiettivo della tutela della salute  si impone essere prestata  in conformità a livelli essenziali  ed uniformi nel rispetto dei principi della dignità della persona e di tutti quegli adempimenti organizzativi diretti a garantire l’appropriatezza clinica dell’assistenza sanitaria oltre alla qualità delle prestazioni.

Fino a questo momento, secondo la versione della famiglia della dottoressa deceduta, tutto ciò non è stato applicato generando tutte le conseguenze accadute, circostanza questa che sarebbe confermabile anche con molte testimonianze già indicate agli inquirenti. Nella denuncia è stata anche richiesta la riesumazione del corpo appartenuto in vita al medico al fine di valutare ogni possibile indizio che possa condurre al raggiungimento della verità, auspicando anche ogni possibile accertamento mediante ad esempio il Nas sulla gravissima condizione igienica rappresentata nella denuncia.

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